Tutti contro tutti. Tifosi contro società e giocatori. Tifosi contro tifosi e mondo dei media spaccato tra “aziendalisti” e “papponisti”. Le fratture sociali e calcistiche della città di Napoli sono più gravi che mai e questo non è un bene.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la maglia di Callejon respinta dagli ultrà. Un gesto ripugnante ma non diretto al giocatore in se. Le proteste del tifo organizzato contro la SSC Napoli vanno avanti da tempo.
Ormai tra le curve e il presidente Aurelio De Laurentiis il rapporto è rotto. Ma non è con i dispetti che il patron azzurro potrà risanare la ferita. Infatti, la decisione di impostare prezzi alti in vista della prossima sfida casalinga del Napoli non farà altro che penalizzare tutti i tifosi partenopei.
Magari anche quelle famiglie che vogliono solo portare in quel “cesso” di San Paolo i propri bambini. Ma ormai il clima a Napoli è avvelenato. Da una parte un club che sembra aver ingaggiato un tecnico come Carlo Ancelotti per fare da specchio delle allodole rispetto ai propri deficit (strutture sportive, settore giovanile, figure professionali di alto profilo).
Dall’altra una parte di tifoserie sempre più autoreferenziale e chiusa all’interno dei propri dogmi e codici. Nel mezzo i media che ci sguazzano e tutti gli altri tifosi. Questi ultimi non sono altro che vittime di un gioco al massacro che fa solo male al Napoli.
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