Prima foto del buco nero, nel team internazionale anche la docente napoletana

È stata considerata una delle immagini del secolo la prima “fotografia” di un buco nero, diffusa ieri con una live dal team di Event Horizon Telescope. Il buco nero supermassiccio “fotografato” si trova al centro della galassia Messier 87, a 55 milioni di anni luce dalla Terra, e ha una massa pari a 6,5 miliardi di volte quella del sole.

Un buco nero nasce dal collasso del nucleo di una stella alla fine del suo ciclo vitale e spicca in particolare per il cosiddetto ‘orizzonte degli eventi’, il limite dello spaziotempo, oltre il quale né materia né radiazioni possono sfuggire. Fuori dall’orizzonte degli eventi c’è una regione in cui i fotoni seguono orbite instabili, e secondo la teoria della Relatività generale un buco nero immerso in questa zona luminosa crea una regione oscura simile a un’ombra: pertanto, dall’osservazione diretta di un buco nero, ci si aspetterebbe di vedere la sua ombra. Il fenomeno non era mai stato osservato prima.

Il progetto EHT è nato più di dieci anni fa ed è composto da un team internazionale di più di duecento ricercatori e da dieci radiotelescopi diffusi in Europa, Stati Uniti e Hawaii, America centrale e del Sud, Africa e Asia. I radiotelescopi sono perfettamente sincronizzati fra loro grazie all’aiuto di orologi atomici, e in modo tale costituiscono un unico enorme strumento di dimensioni globali e con sensibilità senza precedenti.

Nel team multiculturale dell’EHT figurano anche diversi scienziati italiani, ricercatori dell’ Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica): fra di essi spicca anche una docente della Federico II di Napoli, Mariafelicia De Laurentis, che ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell’esperimento. “Questo straordinario risultato non solo ci regala la prima immagine di un buco nero, ma ci fornisce anche una prova diretta della presenza di buchi neri supermassicci al centro delle galassie e del motore centrale dei nuclei galattici attivi” spiega De Laurentis, “dal punto di vista concettuale, il risultato rappresenterà uno strumento formidabile per studiare, confermare o escludere le varie teorie relativistiche della gravitazione formulate a partire dalla Relatività generale di Albert Einstein”.

Elisabetta Fasanaro

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