Ritrovato dopo otto anni il cadavere di Antonino D’Andò, ucciso il 22 febbraio del 2011 nell’ambito di una epurazione interna al clan Amato-Pagano voluta dal reggente di allora, Mario Riccio, detto Mariano, genero del super boss Cesarino Pagano.
Dopo ore di scavi e di ricerche, coordinate dai sostituti procuratori Vincenza Marra e Maurizio De Marco (nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Giuseppe Borrelli), gli investigatori hanno rinvenuto i resti di D’Andò sotterrati in un fondo in via del Re, una zona di campagna del comune di Arzano, a nord di Napoli.
Un caso di lupara bianca risolto grazie alle recenti dichiarazioni degli stessi imputati che lo scorso 22 marzo, durante l’udienza davanti al gip, hanno confessato l’omicidio aggiungendo di poter indicare dove è stato seppellito il corpo di D’Andò.
Nel sopralluogo odierno Emanuele Baiano, 31 anni, Giousè Belgiorno, 30 anni, Mario Farraiuolo 29 anni e Ciro Scognamiglio, 30, hanno indicato agli investigatori dove avevano occultato il cadavere di D’Andò.
Lo stesso Mariano Riccio, accusato di essere il mandante, ha confessato l’omicidio. D’Andò era considerato un fedelissimo di Raffaele Amato. Venne attirato in trappola e convocato per una riunione in uno dei covi del clan per poi essere ucciso e seppellito.
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