Tradizioni

Campionato o coppa (e senza strutture)? Il dilemma che “imprigiona” il Napoli e i suoi tifosi: ci vuole una road map azzurra

Passato e futuro che si intrecciano continuamente quando si parla di calcio Napoli. “Dove stavamo 15 anni fa?“, “Ma quando vinceremo finalmente qualcosa?“. Due domande che in realtà sono diventate dottrine: una sostenuta dagli “aziendalisti“, l’altra dai “papponisti“. Inutile spiegare le definizioni delle due filosofie, rispettivamente a favore e contro del presidente Aurelio De Laurentiis.

Tuttavia, quello che è davvero grave, è stata una sorta di divisione creatasi all’interno della tifoseria azzurra. I due schieramenti sono più distanti che mai, aspetto che ha inquinato non poco il dibattito sul Napoli nel “calderone” rappresentato dall’opinione pubblica. Per questo molti demeriti vanno alla categoria di cui faccio parte, quella dei giornalisti. Molti colleghi, infatti, invece di comportarsi da professionisti, fanno spesso i tifosi con lo scopo di tirare acqua al proprio mulino.

Eppure, le divisioni non potranno mai essere proficue per la società azzurra. Solo uniti si vince ma per farlo è anche giusto analizzare i fatti oggettivi accaduti negli ultimi anni e che hanno avuto come protagonista il club guidato da De Laurentiis. Non ci sono dubbi che la SSC Napoli sia una realtà imprenditoriale sana che rappresenta una sorta di eccellenza nel Mezzogiorno d’Italia. Allo stesso tempo bisogna riconoscere ad ADL che con pochi investimenti è riuscito a portare il Napoli dal fallimento alla Champions League.

Su queste affermazioni credo che nessun tifoso o opinionista possa porre obiezioni. Ma poi? Una volta raggiunto questo livello, quale potrebbe essere lo step successivo per il club azzurro? E qui entra in gioco l’intera discussione, con la quale ho iniziato l’articolo. Chiedere al presidente De Laurentiis, il motivo per il quale non ha investito come si deve in strutture sportive (stadio e centro di allenamento) e nel settore giovanile, è forse peccato?

Oppure, chiedergli perché non ha adeguato i profili professionali della sua società agli standard dei top club europei, sarebbe un’eresia? È evidente che al Napoli mancano ancora figure importanti che siano in grado di fare da filtro tra club e media, o che siano capaci di organizzare un’efficace comunicazione esterna. È vero che la squadra azzurra è entrata nel calcio che conta e in un paio di occasioni ha rischiato di vincere lo scudetto, ma ora che si fa? Qual è la visione che ADL ha del Napoli? Cosa potrebbe dare di nuovo entusiasmo alla piazza partenopea?

L’unica risposta possibile ha il nome e cognome dell’attuale allenatore: Carlo Ancelotti. Il tecnico sa che qui non potrà mai avere a disposizione grandi top player a meno di clamorose cessioni che possano far fruttare alle finanze azzurre importanti plusvalenze. E visto che “Re Carlo” conosce bene il detto: “In panchina puoi avere il Padre Eterno ma in campo ci vanno i giocatori“, quale potrebbe essere la sua strategia di lungo termine per rendere il Napoli una squadra ed una società vincente?

Considerato che ad oggi siamo ancora senza stadio, senza centro sportivo, senza la famosa “scugnizzeria” (spesso annunciata ma mai realizzata). Visto che il Napoli è costretto anche in questa stagione a scegliere su quale competizione puntare, perché non ha un organico in grado di affrontare sia il campionato che le coppe, è necessario che ADLAncelotti comunichino la loro road map per il club azzurro e ai suoi tifosi.

Il primo anno è stato quello della transizione, il secondo sarà quello della stabilizzazione, il terzo sarà quello buono per vincere? A quel punto saremo già nel 2021, dopo 17 anni di gestione De Laurentiis. Siamo sicuri che sarà ancora lui il patron? Tutto potrà succedere ma in attesa delle dovute risposte, ci sarebbe un’Europa League da conquistare. Un ottimo tassello per ADL Ancelotti da cui partire. Un’ottima base per il futuro di un club unito alla sua tifoseria e cioè alla sua città.

redazione

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