Dopo l’esordio dello scorso 28 settembre, è in programma questa sera, alle 23.15 su Rai3 “Il Prezzo“, un viaggio in tre puntate di Francesca Fagnani e Daniele Autieri nelle organizzazioni criminali di stampo mafioso, attraverso gli occhi e le testimonianze di donne e ragazzi che ne fanno o ne hanno fatto parte a vario titolo.
Nella prima puntata, dal titolo “Storie di donne”, si è dato spazio alle “quote” rosa della criminalità organizzata. Nella seconda puntata,”Storie di Ragazzi’, Francesca Fagnani incontra i giovanissimi: i minorenni delle ‘paranze’ che sgomitano per accreditarsi con i clan e chi per 15 anni è stato il braccio destro di un boss, e ha perso la propria giovinezza gestendo alcune delle più ricche piazze di spaccio d’Italia.
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Il viaggio inizia al centro Napoli, dove la devianza giovanile è un’emergenza che rimane circoscritta alle cronache locali, senza riuscire a diventare una questione nazionale. Omicidi, accoltellamenti, spaccio, rapine, attitudine alla violenza gratuita: è il linguaggio delle giovani generazioni criminali che stanno riscrivendo le regole della camorra. A undici anni i primi furti, a quattordici le prime rapine, a sedici anni sanno sparare.
Il racconto si snoda nei luoghi più caldi della città: dalle periferie abbandonate come Miano, dove un duo di rapper raccoglie consensi raccontando la guerra combattuta sulle strade, agli ospedali del Centro dove vengono portate le vittime degli agguati e dove si riversa la rabbia dei familiari.
Alle spalle, l’assenza dello stato e delle istituzioni, come ha denunciato anche il Consiglio Superiore della Magistratura che l’11 settembre scorso si è riunito in via eccezionale proprio a Napoli. Dalla risoluzione conclusiva del Csm emerge un quadro desolante della devianza giovanile in città: un assistente sociale ogni 5.600 abitanti e molti quartieri in cui appena il 36% degli studenti supera il secondo anno della scuola superiore.
Sono quindi i ragazzi, giovanissimi, a raccontare le loro vite ricostruendo i passaggi di una carriera criminale che prevede solo due finali: il carcere o la morte. Almeno fino a quando la cultura, la scuola e una maggiore integrazione sociale non li condurranno verso la consapevolezza che una vita diversa esiste.
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