Quando c’è da stupire per il cattivo gusto mostrando il giornalismo più becero, Libero è sempre una garanzia. Peccato per il suo direttore Vittorio Feltri che indipendentemente da come la si possa pensare resta una delle firme più prestigiosi e pensanti del giornalismo italiano.
Tuttavia, Feltri è il direttore responsabile dei titoli del quotidiano da lui diretto e di conseguenza la pessima figura è riconducibile in modo esplicito a lui. Così, nel giorno in cui è stata pubblicata una notizia di un possibile allarme colera (poi rientrato) a Napoli, a causa di una madre e figlio bengalesi tornati malati dal Bangladesh (il neonato sta migliorando e la madre è stazionaria), il colera è diventato un’emergenza nazionale e motivo di campagna razzista.
Una discriminazione magicamente raddoppiata, dove da una parte si è tornato a insinuare che i napoletani fossero colerosi e dall’altra si è attaccato con spregiudicatezza un gruppo di persone straniere che sarebbero causa di malattie e carestie.
Ma la ciliegina sulla torta è un’altra. Feltri oggi è in città per presentare un suo libro all’università Suor Orsola Benincasa. Il direttore di Libero, guarda caso, ha scelto Napoli la città del colera e dalla forte comunità cingalese, per pubblicizzare un suo volume. Forse non era a conoscenza della prima pagina del quotidiano da lui diretto, forse è troppo impegnato a promuovere il suo libro (ah i soldini…), altrimenti siamo sicuri che questa dimostrazione di ipocrisia e incoerenza, Feltri, non l’avrebbe mai fatta.
O forse si?!
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