Un detenuto ha dato fuoco al materasso presente nella sua cella del carcere di Poggioreale, costringendo gli agenti della polizia penitenziaria ad evacuare oltre 60 persone. Momenti di paura si sono vissuti venerdì mattina nel padiglione Milano, quello riservato ai detenuti affetti da disturbi di natura psichiatrica, del penitenziario napoletano.
Protagonista un detenuto marocchino. Secondo la denuncia di Leo Beneduci, segretario regionale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), il fumo ha invaso il secondo e terzo piano del padiglione Milano, rendendo necessario evacuare gli altri detenuti presenti.
“L’episodio è avvenuto – spiega Beneduci – al terzo piano del reparto Milano, dove sono allocati detenuti allontanati da altri settori ai sensi dell’Articolo 32 dell’ordinamento penitenziario e spesso si tratta di detenuti che manifestano disturbi di natura psichiatrica”.
“In questi ultimi giorni – prosegue Beneduci – proprio dal reparto Milano sono pervenuti segnali di forte insofferenza da parte dei reclusi, tant’è che appena il giorno precedente un altro ristretto aveva divelto il termosifone della cella iniziando a sbatterlo sulle inferriate”. Il sindacalista aggiunge: “È preoccupante il fatto che a seguito dell’incendio del materasso sarebbero state disponibili per tre piani solo due maschere antigas di cui il personale presente purtroppo non conosceva l’utilizzo”.
“Al di là dei motivi delle irrequietezze e delle proteste dei detenuti – sottolinea il leader dell’Osapp – che sarebbero da ultimo causate da un cambio di orario nei colloqui coi familiari, la situazione del carcere di Poggioreale sta diventando incandescente ed è l’ottimo personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella struttura a pagarne le più dirette conseguenze”.
“Peraltro – conclude Beneduci – preoccupa il fatto che istituti penitenziari quali quello di Napoli Poggioreale, di regola non investiti da particolari eventi critici riguardo l’ordine e la sicurezza interni malgrado l’altissimo sovraffollamento, inizino a manifestare anch’essi quei segnali tipici della disgregazione e della disorganizzazione propri del sistema penitenziario italiano, in concomitanza da un lato, con la crescente presenza di detenuti affetti da disturbi di natura psichica (che in carcere non avrebbero dovuto esserci vista la legge di chiusura degli OPG) e d’altro canto in ragione di una progressiva carenza negli organici del personale di Polizia Penitenziaria che per errori del passato governo e dell’ancora attuale amministrazione investe ogni settore e servizio nelle carceri del paese”.
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