Soccavo

Liberato paralizza la città: concerto lampo, è ancora mistero sulla sua identità

Ventimila presenze hanno affollato il lungomare di Napoli, una fila lunghissima di giovanissimi si è schierata dalle prime ore del pomeriggio per accaparrarsi un posto in prima fila. Tutti i fan attendevano da tempo un evento simile, scorriamo tra la folla eccitata e sentiamo di ragazzi provenienti da ogni dove, Puglia, Calabria, Campania. Tutti in coda per passare i controlli e accedere all’area destinata a seimila persone fronte palco.

Poi arriva lui, in perfetto stile al calar del sole. Dal mare fa il suo ingresso con alcuni sosia, tutti ovviamente incappucciati. Le telecamere e la stampa non possono avvicinare il palco, la sua identità deve restare un mistero. L’accesso è gratuito e la folla non si conta. Sale sul palco ed esclama “Comme cazz’ siete belli!” poi parte con il suo brano ‘9 Maggio’, non a caso la data del concerto partenopeo è stata proprio questa. Poi continua con altri brani e il pubblico si infiamma, tutti con le mani alzate e con gli smartphone a vista per riprendere Liberato. Tanto fumo e l’alone di mistero continua, i giovani cantano, impazziscono dalla strada, dagli scogli, alcuni addirittura dalle barche noleggiate per osservare meglio.

Tre ingressi super sorvegliati, un dispiegamento delle forze dell’ordine che conta oltre 200 persone tra polizia, carabinieri e guardia di finanza. L’esibizione è durata circa un’ora e mezza, tra i brani anche un omaggio a Pino DanieleQuann chiove’. Poi, tra il fumo e le grida, Liberato è fuggito via mare. Un concerto che ha letteralmente paralizzato Napoli, la rappresentazione di un fenomeno che va ben oltre la sfera musicale. Liberato rappresenta una generazione, le sue canzoni, i testi, la segretezza della sua identità. Un piano di marketing ben riuscito? Certamente. Eppure in tanti si identificano in quel ragazzo con il cappuccio, una porta verso l’ignoto.

Camminando tra la folla però in molti abbandonano il campo in netto anticipo, chiacchieriamo, la delusione è palese. La musica non si sente, l’acustica non è delle migliori. La gente è ovunque e qualcuno che ha i figli piccoli decide di andare via per tutelarli, una grande macchina con una scarsa organizzazione, strade paralizzate, residenti infuriati e tanto traffico. Qualcuno resta con l’amaro in bocca e la sua identità continua ad essere un mistero.

Valentina Giungati

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