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La denuncia del padre di Nicola Marra: “Quella mattina ho visto ragazzi vomitare. Era una mattanza”

E’ passato poco più di una settimana dal ritrovamento di Nicola Marra, il giovane napoletano di 21 anni scomparso dopo una serata in discoteca a Positano e ritrovato senza vita in una vallata. Resta ancora da chiarire per quale motivo Nico, come lo chiamavano gli amici, si fosse allontanato solo percorrendo un percorso tanto insidioso.

Intanto, il padre Antonio Marra, mentre prova a capacitarsi dell’immensa tragedia che ha colpito la sua famiglia, riflette e lancia un appello a tutti i genitori che in questo giorno gli hanno telefonato addolorati per quanto accaduto, ma con la consapevolezza che sarebbe potuto capitare a tutti loro, come si legge dal suo profilo Facebook:
Mi hanno contattato tanti genitori che certo non soffrono quanto sto soffrendo io, ma vivono nella paura, ogni volta sempre la stessa paura. Io non lo so che cosa si può fare per mettere fine a tutto questo. Vorrei pensarci ma è troppo presto, non riesco ad avere le idee chiare, devo ancora elaborare la mia tragedia, devo ancora fare i conti con il mio lutto. Però la morte di Nico deve rappresentare un punto di svolta, almeno deve servire a questo, deve essere un monito affinché non ci siano più altre famiglie distrutte come è capitato alla mia. Anche se, purtroppo, un altro caso c’è già stato“.

Quando all’alba della domenica di Pasqua suo figlio non gli rispondeva al cellulare, Antonio Marra si è catapultato a Positano a cercarlo e ha incontrato tanti giovani che erano ancora per strada su di giri:
Non sono stati estratti a sorte come è toccato a mio figlio, ma poteva succedere a ognuno di loro. Li ho visti accasciati sulle panchine, a terra. Li ho visti sorreggersi l’un l’altro e cadere, li ho visti aggrapparsi, li ho visti vomitare. Non era il ritorno da una discoteca, era una mattanza. Ma che mondo è questo se per passare una serata ci si riduce così?“.

L’ATTACCO DEL CUGINO AI FUNERALI DI NICOLA 

Poi ha spiegato che suo figlio era un ragazzo normale, durante la settimana studiava, viaggiava e faceva sport, non beveva:
È questo che mi tormenta. Nico a casa non beveva, Nico studiava, faceva sport, viaggiava, aveva gli amici, la fidanzata. E sicuramente sono così anche quei ragazzi che ho visto mentre lo cercavo. Non sono ragazzi difficili, sono ragazzi normali per sei giorni alla settimana, e poi in una sola notte ribaltano tutto. Dedicano se stessi solo allo sballo, bevono come fossero uomini persi. Non so cosa cerchino, non riesco a capirlo e invece vorrei tanto esserne capace. Un padre può essere preoccupato se suo figlio si ammala, se non va bene a scuola, ma non può avere il terrore che suo figlio vada a ballare, non può passare quelle notti nell’angoscia di non vederlo più tornare. Non ha senso tutto questo”.
E anche dopo pochi giorni dalla morte del figlio aveva trovato la forza di invitare tutti i giovani a non confondere lo sballo con la vita.

redazione

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