Scampia

Camorra, clan Lo Russo: arresti domiciliari per Linuccio ‘o cecato

Disposti gli arresti domiciliari per Pasquale Angellotti uno dei componenti del gruppo di fuoco del clan Lo Russo, i famigerati “Capitoni” di Miano che dagli anni ’90 fino al 2016 sono stati uno dei gruppi camorristici più potenti di Napoli, prima dei numerosi arresti e dell’inizio della collaborazione con la giustizia di personaggi apicali come i fratelli Salvatore, Mario e Carlo Lo Russo e Antonio Lo Russo (figlio di Salvatore).

Linuccio ‘o cecato, già scampato alla condanna a due ergastoli, uno per il duplice omicidio Manzo-D’Amico, noto come il delitto dell’ambulanza (avvenuto nel 2004), l’altro per aver partecipato all’agguato che ha causato la morte di Raffaele Calcagno (per conto del clan Birra–Iacomino durante la faida di Ercolano contro gli Ascione–Papale), deve difendersi dall’accusa di 416 bis (associazione mafiosa) e traffico di sostanze stupefacenti (articolo 74 del codice penale).

Pasquale Angellotti

Nonostante la Cassazione in passato abbia annullato la sentenza di condanna relativa all’aggravante del metodo mafioso (articolo 7), la Procura Generale ritenne che si poteva fare un definitivo provvisorio. Il penalista Raffaele Chiummariello, difensore di Angellotti, ha impugnato l’ordinanza che la Cassazione ha annullato senza rinvio e per Linuccio ‘o cecato sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Arrestato nel 2011, il suo coinvolgimento nei due agguati è stato raccontato agli inquirenti da alcuni collaboratori di giustizia. Insieme a Raffaele Perfetto Muss ‘e scign e Vincenzo Bonavolta alias Scenzore, il ‘killer dei 7 secondi’, ha composto il tris di fuoco del clan Lo Russo.

Per il delitto dell’ambulanza, quello in cui persero la vita due affiliati agli scissionisti del clan Stabile, la Cassazione lo scorso dicembre ha confermato la sentenza d’Appello che prevedeva il massimo della pena per Oscar Pecorelli ‘o malomm e 13 anni per Mariano Grimaldi.

D’Amico, guardaspalle di Manzo, fu ammazzato mentre scortava l’ambulanza in cui era presente il secondo che doveva essere ricoverato in una clinica privata. I killer non diedero scampo a entrambi. La ricostruzione di quanto avvenne quel giorno è stata descritta da Mariano Grimaldi che dopo il suo arresto nel 2009 iniziò la sua collaborazione con la giustizia. Le sue dichiarazioni hanno portato a processo anche Raffaele Perfetto (reo confesso in Appello, condannato a 20 anni di reclusione). Pasquale Angellotti (assolto) e Oscar Pecorelli (ergastolo in Appello).

redazione

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