“Caso Verdoliva”: altro flop giudiziario?

Come volevasi dimostrare l’enorme clamore che ha suscitato l’arresto del dirigente dell’ospedale Cardarelli Ciro Verdoliva è stato già ridimensionato. L’inchiesta condotta dai Pm Henry John Woodcook , Celeste Carrano e Francesco Raffaele ha l’obiettivo di svelare una fitta rete caratterizzata dai reati di corruzione, abuso d’ufficio e frode. Nelle indagini è stato coinvolto anche Verdoliva, arrestato in via cautelare lo scorso 8 novembre.

La notizia, come spesso capita per questa tipologia di casi, è rimbalzata sulle prime pagine di tutti i giornali con tanto di foto dei protagonisti. Tra questi figura anche l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, ormai onnipresente in quelle che sono le vicende giudiziarie più delicate del nostro paese. Questa volta, bisogna riconoscerlo, la gogna mediatica e giustizialista si è rivelata più soft rispetto a fatti accaduti in passato.

Determinante è stato il profilo di Verdoliva riconosciuto dai colleghi e dal Presidente della regione Vincenzo De Luca, come persona onesta e professionista impeccabile. Il giorno dopo il suo arresto è scattata una manifestazione di solidarietà fuori l’ospedale promossa dai medici, i dirigenti e gli infermieri del Cardarelli. L’obiettivo? Chiedere un procedimento giudiziario rapido che potesse chiarire al più presto la posizione di Verdoliva.

Oggi il manager si è visto revocare gli arresti domiciliari dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Mario Morra. Da oggi Verdoliva è un uomo libero a tutti gli effetti, in attesa che l’indagine e la conseguente inchiesta volgano al termine ed arrivino prima a processo e poi a sentenza. La misura cautelare nei confronti del manager del Cardarelli, che ora potrà tornare a svolgere regolarmente il suo lavoro, è durata 16 giorni. Per due settimane della sua vita Verdoliva è stato agli arresti.

A firmare il provvedimento d’arresto è stato lo stesso Giudice Morra che poi, basandosi sugli elementi forniti dagli avvocati difensori di Verdoliva, ha ribaltato la precedente decisione. Quest’ultima aveva fatto riferimento alle tesi sostenute dai magistrati titolari dell’inchiesta. Cosa sia cambiato in 16 giorni io non lo so, quello che risulta evidente è sempre la stessa questione: l’invio di avvisi di garanzia a raffica e l’abuso della carcerazione preventiva come misura cautelare (in questo caso ai domiciliari), con conseguente gogna mediatica.

Anche con Ciro Verdoliva si è corso il rischio di assistere al solito Italian Style relativo alle grandi inchieste giudiziarie: il processo e la sentenza di colpevolezza di un imputato avvengono nel momento in cui quest’ultimo è arrestato e sbattuto in prima pagina. Ecco, è in questo modo che viene spesso soddisfatto il sentimento manettaro e forcaiolo (in pratica giustizialista) di cui è forte rappresentante parte dell’opinione pubblica, giornalistica, politica e giudiziaria italiana.

“Peccato” che l’articolo 27 della Costituzione afferma che un indagato (oltre ad avere diritto ad un processo rapido e giusto) è innocente fino al terzo grado di giudizio. E il paradosso italiano vuole che a dimenticarsi di questo bel principio siano spesso, proprio quelli che la carta costituzionale l’hanno difesa fino allo stremo, anche quando qualche riforma sarebbe stata invece necessaria. Ma si sa, è proprio per questo che l’Italia è conosciuta anche come il Belpaese.

redazione

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