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Antonio Lo Russo, scarcerato il boss pentito: è in una località protetta in attesa di giudizio

Arrestato a Nizza il 14 aprile del 2014 dopo quattro anni di latitanza, Antonio Lo Russo, boss pentito dei Capitoni di Miano, quartiere dell’area nord di Napoli,  è stato scarcerato e si trova adesso in una località protetta. Ha ricostruito diversi omicidi comandati da lui ma per il momento non è ancora stato giudicato.

La Procura di Napoli smentisce: “Antonio Lo Russo è in carcere, deve scontare 18 anni”

La notizia, che stupisce non poco, è riportato questa mattina in prima pagina dal quotidiano “Il Roma“. Tonino Lo Russo, che nel 2010 era presente anche a bordo campo durante le partite del Napoli, ha preso in mano le redini del clan dopo l’arresto, e il relativo pentimento, del padre Salvatore.

Proprio in quel periodo, nel 2011, decise di eliminare gli allora reggenti del clan dei Capitani appoggiati dallo zio Mario, fratello di Salvatore. Secondo la ricostruzione dei collaboratori di giustizia, fu lo stesso Mario a dire che il nipote Antonio non poteva continuare ad avere il comando del clan dopo la decisione del padre di passare dalla parte dello Stato. Tonino però decise di fare piazza pulita e mettere in chiaro chi comandava all’interno del potente clan di Miano. Questo il movente del duplice omicidio di Salvatore Scognamiglio e Salvatore Paolillo, freddati in appena 7 secondi dallo spietato Vincenzo Bonavolta, alias Cenzore. L’agguato, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, avvenne all’interno della sala scommesse Betting 2000 il 5 agosto del 2011.

IL FAVORE AGLI AMATO-PAGANO

Li ho fatti sciogliere nell’acido dai miei affiliati”. Con queste parole il pentito Antonio Lo Russo, ha ricostruito gli omicidi di due affiliati del clan degli Amato-Pagano, gli Scissionisti di Secondigliano che con i Lo Russo avevano stretto una forte alleanza.
Il duplice agguato avvenne il 26 luglio del 2007. A perdere la vita e a non essere mai più ritrovati, e pianti, dai propri familiari, furono i pregiudicati Massimo Frascogna e Lazzaro Ruggiero, entrambi di Mugnano di Napoli, roccaforte insieme a Melito del clan degli Amato-Pagano.

“Dalla Polonia – ha raccontato Lo Russo ai magistrati della DDA di Napoli – mandai una email e ordinai ai miei affiliati di dissotterrare i corpi e di scioglierli nell’acido per farli sparire definitivamente, avevo paura che qualcuno si pentisse e facesse ritrovare i cadaveri. La frase in codice, oggetto dell’email, era già stata decisa prima: troviamo la cugina Rosa, c’era scritto”. Sono queste le dichiarazioni di Antonio Lo Russo nel verbale dello scorso 28 dicembre scorso. “Organizzammo questo duplice omicidio, fatto in un biliardo di Miano, accanto al campo di calcetto. Io preparai la fossa dove sono stati seppelliti i due cadaveri, insieme con Raffaele Perfetto, Mario Dell’Aquila, Oscar Pecorelli – spiega il pentito nel verbale del 28 dicembre scorso ai pm della Dda di Napoli – Quando si è pentito mio padre Salvatore pensai che potesse pentirsi anche Pecorelli e cosi’ decisi di far spostare i cadaveri da dove erano stati seppelliti. I miei uomini, su mia disposizione recuperarono i corpi e li sciolsero nell’acido”.

redazione

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