Tradizioni

Trento, durante Napoli-Chievo si è visto il potere degli ultras

Non possiamo fare nulla, non abbiamo avuto nessuna disposizione“, proprio queste parole ha pronunciato un agente di polizia che era presente allo stadio Briamasco di Trento. Nel frattempo un gruppo di ultras del Napoli ha acceso dei fumogeni, creando molti disagi alle numerose famiglie presenti sugli spalti. Alcune di esse sono state costrette a lasciare l’impianto tra le proteste dei genitori preoccupati per i propri bambini.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo a qualche attimo prima che la partita iniziasse. Mentre tanti tifosi hanno iniziato a fare il loro ingresso all’interno dello stadio ecco che da lontano si sono sentiti dei cori. Un gruppo di ultras è giunto all’ingresso Nord del Briamasco, quello che permette di entrare nei distinti. Dopo qualche minuto di permanenza fuori l’impianto ecco che all’improvviso si è scatenato il panico: prima le urla, poi i cancelli dello stadio sono stati forzati e gli steward sono stati spinti via con violenza. Ecco come questo gruppo di 30 – 40 ultras ha fatto il proprio ingresso in campo, tra lo stupore dei pochi agenti presenti all’interno del Briamasco.

Così gli altri poliziotti fuori lo stadio hanno indossato la divisa antisommossa e si sono lanciati all’inseguimento dei violenti. Nel frattempo gli addetti dell’impianto si sono tutti rifugiati nei botteghini per evitare di essere coinvolti nello scontro. A quel punto la sicurezza ha chiuso i cancelli impedendo l’ingresso a tutti gli altri tifosi in possesso di regolare biglietto. Una volta che le acque si sono calmate, il regolare flusso di persone ha ripreso a scorrere, permettendo a tutte gli altri di entrare allo stadio.

Una volta entrati vi sareste aspettati, come minimo, che quei 30 -40 malviventi fossero fermati, identificati e magari espulsi dallo stadio. Invece no, gli ultras hanno occupato illegalmente una parte dei distinti, hanno affisso un grande striscione che ha impedito ai regolari paganti di guardare la partita e non contenti, hanno dato fuoco a numerosi fumogeni affumicando letteralmente l’intero settore. Certo, provare a cacciare dallo stadio questi balordi avrebbe implicato un possibile scontro tra loro e le forze dell’ordine, cosa da evitare considerando che molte famiglie avevano già fatto il loro ingresso nel Briamasco. Ma almeno vietare che mettessero lo striscione e accendessero i fumogeni, sarebbe stato il minimo indispensabile che le forze di pubblica sicurezza avrebbero dovuto fare.

Invece niente, totale impunità e completa impotenza dei poliziotti lasciati inermi e in balia dei violenti. Gravi sono stati gli evidenti segnali di disorganizzazione che hanno caratterizzato la partita. Troppi pochi agenti per garantire la sicurezza di circa 4 – 5mila persone. E fortuna ha voluto che gli ultras del Verona non sono saliti a Trento perché impegnati ad assistere ad una partita dell’Hellas, altrimenti il capoluogo del Trentino sarebbe stato messo a ferro e fuoco.

Episodi vergognosi, quelli di Trento e Brescia, che rafforzano la convinzione sulla necessità di intervenire con nuove e più stringenti norme, allargando la portata del Daspo“, queste le dichiarazioni del Segretario della Commissione parlamentare antimafia Marco Di Lello rilasciate dopo la partita. Proprio giovedì scorso, presso il teatro di Dimaro, il Segretario e il Procuratore antimafia Giuseppe Borrelli, sono stati ospiti di un convegno organizzato dal Napoli Club Bologna e titolato: “Dalla tessera del tifoso al rapporto tra la criminalità organizzata e le curve“.

In questa occasione Di Lello ha parlato di nuove norme che presto saranno presentate in Parlamento per cercare di approvare entro l’estate una nuova legge contro i violenti negli stadi e per prevenire le infiltrazioni mafiose all’interno delle curve. Dopo due giorni 40 ultras hanno creato il panico e preso il controllo di uno stadio a discapito di tante famiglie che hanno pagato il biglietto e portato i propri figli a vedere la loro squadra del cuore. Di Lello e Borrelli erano in tribuna.

redazione

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