Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 indagati ritenuti responsabili di concorso in omicidio, aggravato da finalità mafiose. L’indagine, iniziata nel 2015, si è avvalsa delle testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui: Nicola Panaro, Giuseppe Misso e Cipriano D’Alessandro. Anche grazie alle loro dichiarazioni è stato possibile individuare i responsabili di un omicidio avvenuto il 21 ottobre del 1992: l’uccisione dell’imprenditore Vincenzo Feola.
Dopo 25 anni si è fatta chiarezza sull’assassinio di Feola, un noto imprenditore campano, titolare dell’azienda “Appia Calcestruzzi”, operante nella produzione di cemento e altri materiali edili. Secondo quanto emerso dall’indagine, quel delitto fu deciso dagli allora capi del clan dei casalesi: Francesco Bidognetti, conosciuto con il nome di “Cicciotto e’ mezzanotte”, Francesco Schiavone, “Ciccariello“, Nicola Panaro, oggi collaboratore di giustizia, Michele Iovine, deceduto, Andrea Cusano e Ettore De Angelis. E, tra loro, nei confronti di 4 è stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare in carcere: Bidognetti, Schiavone, Cusano, De Angelis.
L’indagine ha chiarito il movente di quel delitto, già all’epoca considerato un agguato di matrice camorristica. Feola fu ammazzato perché non volle aderire al Consorzio CEDIC Calcestruzzo, un’organizzazione che gestiva in modo monopolistico gli appalti per la fornitura del cemento in provincia di Caserta. Era un Consorzio creato da Antonio Bardellino e raggruppava tutti gli imprenditori del casertano. Feola chiese di uscire dal sopracitato gruppo poiché non voleva più rispettare le condizioni economiche dettate dal clan, una percentuale di 2.000 di lire per ogni metro cubo di materiale distribuito.
Nonostante fosse chiaro che si trattasse di un’esecuzione camorristica, per molti anni non si è riuscito a risalire ai responsabili, furono aperte e chiuse diverse indagine, finché oggi non è stata fatta finalmente chiarezza. Feola fu ucciso perché credeva di poter determinare lui il prezzo del calcestruzzo sul mercato, opponendosi alla volontà del clan, che aveva il pieno controllo del settore. Non voleva più pagare la percentuale che gli altri imprenditori, invece, versavano all’organizzazione criminale, era convinto di poterlo fare, perché appoggiato dal clan dei Belforte. Evidentemente si sbagliava poiché i ras dei Casalesi ordinarono la sua esecuzione e soltanto oggi, dopo diverse indagini e testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia, è stato possibile riaprire il caso e individuare finalmente i responsabili di quel delitto.
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