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Racket, titolare bar costretto a pagare 70mila euro. Nuovo arresto per Walter Mallo

E’ stato costretto a vendersi l’auto e a chiedere alcuni prestiti per racimolare la corposa cifra di  70mila euro e assecondare la richiesta di Walter Mallo, aspirante boss del Rione Don Guanella a Miano, zona nord di Napoli, e protagonista fino all’inizio di maggio del 2016 (data del suo arresto) della guerra dichiarata al clan Lo Russo.

Sono tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Walter Mallo, 28 anni, Vincenzo Danise, 27 anni, e Domenico Cacciapuoti, 27 anni, nipote di Luigi Cacciapuoti, capo clan del cartello Ferrara-Cacciapuoti attivo nel comune napoletano di Villaricca. I primi due sono in carcere da un anno. Lo scorso 5 maggio 2016 le “mine vaganti” (così si autodefinì su Facebook) appartenenti al gruppo Mallo vennero arrestati dalla Squadra Mobile di Napoli per associazione di tipo mafioso e detenzione e porto illegale di armi, aggravate dall’aver agito per finalità mafiose.

I tre sono gravemente indiziati di estorsione aggravata ai danni di un bar presente proprio a Villaricca. Il provvedimento è stato eseguito dal Gico del Nucleo di Polizia tributaria di Napoli, al quale sono state delegate le indagini consistite principalmente in intercettazioni telefoniche e video. I tre indagati, secondo quanto emerso, si erano recati più volte al bar e nell’abitazione della vittima, richiedendo il pagamento di 70mila euro dietro pesanti minacce.

In un primo momento il titolare del bar ha tentato di far intervenire in suo favore alcuni “intermediari”, in grado di intercedere presso gli autori della richiesta estorsiva ma, fallito ogni tentativo di mediazione e pressato dalle insistenti minacce, ha pagato la somma di denaro richiesta, suddivisa in più tranche. La somma è stata poi equamente divisa tra i due gruppi criminali che avevano realizzato l’estorsione, cioè il gruppo facente capo a Walter Mallo e il clan Ferrara-Cacciapuoti, attivo nel territorio di Villaricca.

La vittima dell’estorsione, “evidentemente in stato di profonda intimidazione – scrive la Procura di Napoli -, non ha sporto alcuna denuncia e ha collaborato parzialmente con gli inquirenti solo a seguito dell’accertamento dei fatti mediante le intercettazioni telefoniche”.

Storia dei Lo Russo, da “padroni” di Napoli a pentiti di camorra

Ciro Cuozzo

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