Vomero

L’origine di ‘nguacchiato, una delle parole più usate del dialetto napoletano

Il napoletano è un dialetto unico al mondo perchè al significato unisce anche un appropriato suono onomatopeico che completa ad hoc non solo il significato che si vuole intendere ma anche la sensazione che si sta provando in quel preciso momento. E termini come, ad esempio, ‘nguacchiato nascondono un duplice volto proprio come Pulcinellauna delle maschere più venerate a Napoli. Se questo vocabolo da un lato mostra di sé il lato peggiore stando appunto a significare una bruttura, lordura, o sudiciume che dir si voglia. Dall’altro lato, invece, evidenzia il lato scanzonato tipico della cultura partenopea.

L’origine del significato dell’inguacchio, infatti, sarebbe da far risalire a quegli sgorbi o macchie d’inchiostro che, nel lontano 1950, non era difficile rinvenire nei quaderni e nei libri delle elementari. Dal 1955 in poi, quando la biro mandò in pensione inchiostro e calamaio trascinò con sé anche questo vocabolo che venne purtroppo sostituito dallo spirinquacchio. Non si trattava come nel caso precedente di una macchia ‘artistica’ casuale quanto piuttosto di uno sgorbio d’inchiostro creato ad hoc per poter saggiare la capacità funzionale della penna di plastica.

Come abbiamo avuto modo di anticiparvi in precedenza la parola napoletana ‘nguacchio o ‘nquacchio nasconde anche un altro significato più scanzonato, meno legato cioè al senso pratico del termine stando appunto ad intendere una situazione intrigata, un pasticcio di difficile soluzione. E non solo. I napoletani, infatti, si sono spinti addirittura oltre attribuendo a questo vocabolo anche un’accezione meno elegante tesa alla descrizione di una problematica di natura sentimentale scaturita da un amore carnale, sbocciato tra una giovane nubile e un aitante giovanotto, conclusosi  poi con tanto di deflorazione e conseguente fecondazione.

Anche l’ungere o il condire esageratamente con sugo di pomodoro rientra tra i significati attribuibili a detto termine. Insomma i napoletani quando eleggono una parola come rappresentante d’eccezione del proprio dialetto hanno una spiegazione più che appropriata e quanto detto non fa altro che confermare una regola che, ad oggi, prevede davvero poche eccezioni.

redazione

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