Saviano, “il guru“, sta diventando un’icona del cat-fight all’italiana, un’imponente presenza social che neanche Selvaggia Lucarelli e Matteo Salvini. Da De Magistris alla Meloni, lo scrittore ne ha per tutti e non si risparmia mai. Dispiace dirlo perché le premesse erano buone (e il contributo intellettuale di Saviano è a prescindere meritevole di considerazione), ma ormai sembra che seguirlo stia diventando perlopiù un esercizio ozioso: più mainstrem di una canzone di Calcutta, più retorico di un programma (strappalacrime) del sabato sera…
Da quanto emerge sui social network, c’è una parte di Napoli che vede in Saviano un freddo business man, uno che vuole volgarizzare il marchio Napoli con la medesima rettitudine di un telepredicatore caduto in rovina.
Quando si parla di “volgarizzazione del marchio“, ci si riferisce a un concetto mutuato dal diritto commerciale. La volgarizzazione, di fatto, anche se nasce come uno spontaneo fenomeno linguistico, serve a corroborare il monopolio di un’azienda verso un determinato bene. Esempio pratico: dici Yakuzi pensando a una vasca idromassaggio, e invece parli semplicemente di un brand. Sui social (e più in generale in città) circola l’idea che Saviano voglia “dolosamente” preservare un preciso modo di intendere Napoli agli occhi di chi non conosce Napoli.
Nel suo scontro più recente, quello con il vulcanico De Magistris, al di là del torto o della ragione (e ben oltre la causticità dei toni usati dal Sindaco), la differenza tra i due poli, percependo gli umori della città, si snoda su un concetto ben preciso: sembra che Saviano parli per “brandizzare” (che parola orribile) la sua Napoli. Cerca, cioè, di fare un’opera di “crio-conservazione mediatica” del suo modo di concepire Napoli, fatto perlopiù di Camorra e malaffare – non comprendendo (o volutamente ignorando) – che solo i morti si ibernano. I fatti, però, dicono che, malgrado i complessi DRAMMI della quotidianità napoletana, quell’idea di Napoli di cui è stato per anni il portavoce, sta progressivamente lasciando il posto a una nuova e del tutto innovativa visione della cosa pubblica…
Forse RS ignora questo tentativo di “rinascimento” (o più semplicemente di risanamento) perché così facendo, il suo ruolo viene a mancare e come diceva Il Casanova che potremmo definire non a torto “un uomo d’amore” (prendendo in prestito le parole di un napoletano doc), “è più facile estirpare un vizio che una vanità…”
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