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Da “Paposcia” a “Mammone” il dialetto napoletano influenzato dall’arabo

Il dialetto napoletano ha avuto influenze anche dalla lingua araba. Quello che sembra essere un’idioma lontano anni luce dal gergo di Napoli, presente in realtà molte similitudini. Il napoletano, come è ormai noto, trae le sue origini dal ceppo delle lingue latine e quindi, di conseguenza dal francese e dallo spagnolo. Ma quello che non sono in molti a sapere è che la storica lingua ha moltissime parole analoghe a quelle arabe. Questo perché al tempo del Regno di Napoli, periodo enormemente florido dal punto di vista economico, avvenivano numerosissimi scambi commerciali con i paesi del Nord Africa e questi rapporti si evincono anche dall’etimologia e dal significato di molte parole.

Il dialetto napoletano potrebbe, quindi, tornare utile nei paesi di lingua araba. Una notizia che deriva da studi linguistici ed etimologici che hanno analizzato le similitudini tra la lingua napoletana e quella araba. Due idiomi che nessuno avrebbe mai pensato di accomunare e che invece, studiando le singole parole sono più simili di quanto si creda. Basta dare uno sguardo ad alcune di queste per rendersene conto.

  • La parola “Pasposcia”che nel dialetto napoletano indica sia una semplice pantofola che l’ernia scrotale, ha la sua derivazione dalla parola araba bābūğ” che indica la nota calzatura orientale con quella punta bizzarra;
  • La parola “Tamarro” deriva da quella araba  “al-tammār”, che tradotto significa “mercante di datteri” ma che in realtà nell’immaginario partenopeo rievoca l’idea di una persona zotica;
  • Il termine “Mammone” con cui le madri chiamavano il mostro che rapiva i bambini per spaventare i propri figli, deriverebbe da Maymūn”, nome con il quale si chiama un grande scimmione;
  • La parola “O farfariello”, che trae origini dal termine dantesco il farfariello con cui si indicava un demone, in arabo si dice “Farfar”, che significa demone;
  • Il nome “vaiassa” che designa una persona volgare, trae origini dalla parola araba “Bargash”, che era utilizzato per nominare una schiava straniera;
  • L’aggettivo “bazzariota” sinonimo di poca serietà è simile al nome del noto mercato orientale “bazaar”, in cui s’incontrano numerosi venditori ambulanti che nella credenza comune non sono persone affidabili.

Insomma il dialetto napoletano dimostra ancora una volta di essere una lingua che ha subito innumerevoli influenze di diverse culture, confermando l’enorme fascino che l’ha reso famoso in tutto il mondo.

Luigi Erbetta

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