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	<title>vino Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>vino Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>VitignoItalia a Napoli, degustazioni e workshop a Castel dell&#8217;Ovo dal 20 al 22 maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 12:12:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[castel dell'ovo]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[vitignoitalia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sta per terminare l’attesa per la XIV edizione di VitignoItalia, il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani in scena nell’incantevole scenario di Castel dell’Ovo, a Napoli, da domenica 20 a martedì 22 maggio. Tre giorni di manifestazione interamente dedicati al vino, con uno sguardo a 360° sul mondo produttivo e con il coinvolgimento [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sta per terminare l’attesa per la XIV edizione di <strong>VitignoItalia</strong>, il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani in scena nell’incantevole scenario di<strong> Castel dell’Ovo</strong>, a Napoli, da domenica 20 a martedì 22 maggio.</p>
<p>Tre giorni di manifestazione interamente dedicati al vino, con uno sguardo a 360° sul mondo produttivo e con il coinvolgimento diretto dei suoi protagonisti. Saranno<strong> circa 250 le aziende</strong> presenti per tutta la durata dell’evento, per un totale di <strong>2.000 etichette in assaggio</strong>; in programma inoltre un fitto calendario di incontri, ricco di spunti e tematiche stimolanti, con degustazioni guidate, presentazioni, workshop e seminari.</p>
<p>Di questo e molto altro si è parlato giovedì 17 maggio, a Napoli, nel corso della conferenza stampa di presentazione che si è svolta presso la sede della Regione Campania alla presenza del presidente<strong> Vincenzo De Luca</strong> insieme a <strong>Maurizio Teti</strong>, direttore di VitignoItalia, Antimo Caputo, imprenditore e membro della compagine societaria di VitignoItalia, Alessandro Scorsone, sommelier AIS, Giorgio Dell&#8217;Orefice, giornalista de Il Sole24Ore, e Luciano Pignataro, giornalista de Il Mattino.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-1-31.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-120140 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-1-31.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>“Ci sono i presupposti per fare un&#8217;ottima edizione anche quest&#8217;anno – ha sottolineato Teti &#8211; a cominciare da una nuova squadra con cui abbiamo creato un programma davvero interessante. Non da meno il lavoro svolto sul fronte dell&#8217;internazionalizzazione che ci ha permesso di portare nei vari anni 600 buyer non solo alla stessa manifestazione ma anche in giro per i territori &#8211; quest&#8217;anno ne porteremo 30 a Benevento e Caserta &#8211; per far loro toccare con mano il nostro sistema e le nostre produzioni, mettendo sul podio il vino campano”.</p>
<p>“Quelli campani stanno conoscendo un momento di grande boom sul fronte export, segnando un trend di gran lunga superiore alla media nazionale – ha dichiarato Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania &#8211; Abbiamo vini eccezionali, nei bianchi siamo tra le prime regioni e stanno emergendo rossi di eccellenza. Una carta che dobbiamo certamente implementare è quella dell&#8217;internazionalizzazione, non solo in mercati consolidati come Germania, Regno Unito e Svizzera, ma anche sui grandi mercati dell&#8217;Oriente, come la Cina, dove dobbiamo potenziare gli investimenti. Allo stesso tempo dobbiamo continuare sulla strada della valorizzazione del legame tra vino e gastronomia, certamente un binomio vincente, e turismo. Puntando nel complesso a questo insieme di elementi agevoleremo il processo di affermazione dei nostri territori. In questo senso Vitignoitalia rappresenta un volano importante e proprio per questo è per noi un piacere supportarne le iniziative”.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-3-17.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-120141 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-3-17.jpg" alt="" width="650" height="433" /></a></p>
<p><strong>Ecco dunque il programma delle varie iniziative che si svolgeranno durante la tre giorni di evento.</strong></p>
<p>Tasting guidati al via domenica 20 maggio, alle ore 15.30, con la verticale di Vigna Caracci, Falerno del Massico di Villa Matilde: un incontro, moderato da Francesco Continisio, che vedrà la partecipazione di Daniele Cernilli, Maria Ida e Salvatore Avallone, con l’assaggio delle annate 2006, 2008, 2012, 2014 e, in anteprima, 2015.<br />
Alle ore 17.00 il giornalista Luciano Pignataro e l’enologo Sebastiano Fortunato conducono Le regioni del Piedirosso, con focus sulle denominazioni Lacryma Christi del Vesuvio DOP Rosso (Casa Setaro Munazei 2017, Bosco de’ Medici 2016, Villa Dora Forgiato 2015) e Sannio DOP Piedirosso (Vinicola del Sannio 2017, Fattoria La Rivolta 2016, Mustilli 2016).<br />
Alle ore 18.30 il Consorzio di Tutela Vini Irpini, con l’intervento di Stefano di Marzo, Gerardo Perillo e Francesco Continisio, presenta I grandi vitigni dell’Irpinia: Fiano, Greco, Aglianico. In degustazione: Fiano di Avellino 2017 D&#8217;Antiche Terre, Fiano di Avellino 2016 Cantina Riccio, Greco di Tufo 2017 Fattoria De Lillo, Greco di Tufo 2015 Feudo di Castel Mozzo, Campi Taurasini 2015 Gerardo Perillo, Taurasi Cantina de Lisio.<br />
La giornata si chiude, alle ore 20.00, con un’altra ghiotta verticale che vede protagonista l’azienda Masciarelli e il suo Castello di Semivicoli Trebbiano d’Abruzzo delle annate 2006, 2008, 2011, 2013; intervengono Antonio Guerra e Francesco Continisio.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-2-18.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-120142 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-2-18.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p>Lunedì 21 maggio spazio alla storica azienda Allegrini,con ben due verticali, che vedranno entrambe la presenza di Marilisa Allegrini e Luciano Pignataro: si comincia alle ore 15.30 con Solosole “Il Vermentino di Bolgheri che non ti aspetti” &#8211; 2008, 2010, 2011, 2013, 2015, 2017; si prosegue alle ore 17.00 con Poja: 2000, 2004, 2006, 2008, 2011.<br />
Alle ore 19.00 va in scena La Campania del vino:i vini e gli spumanti premiati con i Tre Cornetti GOLD. L’Associazione Italiana Sommelier Campania e l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania presentano la sesta edizione della Guida – Catalogo delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania, con degustazione dei Tre Cornetti GOLD a cura di AIS Campania.</p>
<p>L’ultima giornata di eventi, martedì 22 maggio, si apre invece alle ore 15.30 con Le regioni degli altri, un approfondimento sulle denominazioni Lacryma Christi del Vesuvio DOP Bianco (Cantina del Vulcano 2017, Nocerino Vini 2017, Cantina del Vesuvio 2017) e Sannio DOP Coda di Volpe (La Guardiense Janare 2017, Vigne Sannite 2017, Lauranti 2016). Conducono Luciano Pignataro e l’enologo Marco Giulioli.<br />
Alle ore 17.00 è la volta delle delegazioni Fisar di Avellino, Caserta, Napoli e Salerno per l’incontro Biodiversità: gemme minori dell&#8217;ampelografia campana, mentre alle 19.00 torna La Campania del vino: i vini e gli spumanti premiati con i Tre Cornetti GOLD.</p>
<p>Sul fronte convegnistico, lunedì 21 maggio alle ore 12.00 va in scena un interessante incontro con Sergio Miele: INCACONSULT. Modalità di vendita del vino in Cina tramite il canale dell&#8217;E-Commerce, la cui realizzazione richiede come presupposto essenziale l&#8217;aggregazione di imprese, in modo da creare la massa critica necessaria in termini di fatturato e di capacità finanziarie, per realizzare un progetto di vendite elettroniche in Cina.<br />
Nel pomeriggio, alle 15.30 è in programma il seminario Regimi di qualità, Dop e Igp, la tutela delle produzioni e l’evocazione dei toponimi, aspetti sanzionatori, a cura dell’OTACL – Ordine dei tecnologi alimentari Campania e Lazio, con l’avvocato Francesco Aversano (per ragioni organizzative si prega di confermare la propria adesione via email a: segreteria@otacl.it).<br />
Martedì 22 alle ore 16.00, infine, si torna a parlare di Oriente con Le prospettive del vino italiano in Cina; partecipano la delegazione cinese del Fujian e Rossella Di Conno (Intrado Srl).</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-1-1-14.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-120143 size-new-custom-size" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/unnamed-1-1-14.jpg" alt="" width="650" height="903" /></a></p>
<p>Prosegue inoltre il felice connubio tra VitignoItalia e il Festival della Filosofia in Magna Grecia. In primo piano dunque, martedì 22 dalle ore 16.30 alle 17.30, Gocce Filosofiche, piccoli monologhi itineranti filosofico-teatrali dedicati al vino, a cui seguiranno altri due appuntamenti: una degustazione a cura di Annalisa Di Nuzzo ed Enrico Ariemma, arricchita da un dialogo filosofico attorno al mondo di Bacco (dalle 17.30 alle 18.00), e un intrattenimento dionisiaco esperienziale sul tema “Quando assaggi il vino chi sei?” con Salvatore Ferrara (dalle 18.00 alle 19.00).</p>
<p>A fornire i calici più adeguati per la degustazione ci penserà il partner tecnico Vdg Glass.</p>
<p>Main sponsor dell’evento saranno Pastificio Di Martino, Caraiba, Caputo, Fiart Rent, Solania.</p>
<p>VitignoItalia si svolge con il patrocinio del Comune di Napoli, MIPAAF, ISMEA e in collaborazione con la Regione Campania, Unioncamere Campania e Italian Trade Agency (ITA).</p>
<p><strong>VITIGNOITALIA, XIV Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani</strong><br />
<strong>Castel dell’Ovo</strong>, via Eldorado 3, Napoli<br />
Domenica 20, lunedì 21 e martedì 22 maggio 2018<br />
Dalle ore 15.00 alle ore 22.00<br />
Prezzi: domenica € 30, lunedì e martedì € 25 (prevendita on-line domenica € 25, lunedì e martedì € 20)<br />
www.vitignoitalia.it – Tel 081/4104533; segreteria@vitignoitalia.eu</p>
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		<title>La lista dei vini rossi della Campania, un&#8217;eccellenza tutta italiana</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2016/12/16/la-lista-dei-vini-rossi-della-campania-uneccellenza-tutta-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Coppola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 10:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vini rossi campani sono un'eccellenza tutta italiana e raccontano l'antica storia del Sud conservata nei grappoli dei vitigni rossi più famosi [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>vino</strong> ha da sempre accompagnato l&#8217;essere umano durante la sua storia evolutiva. Già a partire dal 1700 a.C. si hanno le prime testimonianze sulla coltivazione della vite. E&#8217; però solo con la civiltà egizia che la produzione di vino diventa una vera e propria pratica abitudinaria. A questo punto è d&#8217;obbligo domandarsi quale sia <strong>la differenza tra vini bianchi e vini rossi</strong>! Senza affrontare l&#8217;argomento partendo dalla preistoria posso dirti che il colore dipende esclusivamente dal tipo di lavorazione a cui si sottopone l&#8217;uva.</p>
<p>Il <strong>vino bianco</strong> viene, ad esempio, ottenuto dalla spremitura dell&#8217;uva senza buccia e deve il suo colorito paglierino all&#8217;assenza delle vinacce durante la vinificazione. Discorso a parte merita, invece, il <strong>vino rosso</strong> che si ottiene utilizzando nella lavorazione uva fresca con la sua buccia colorata. L&#8217;intensità del suo colore dipenderà però dal tempo di macerazione delle vinacce e del mosto messi insieme. Leggenda vuole che, inoltre, il vino rosso faccia bene al cuore e allunghi la vita, ecco perchè anche in Campania non riescono proprio a rinunciarci.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-40209 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-lista-dei-vini-rossi-della-campania-uneccellenza-tutta-italiana.jpg" width="640" height="160" /></p>
<h2><strong>VINI ROSSI</strong></h2>
<h3><strong>Taurasi</strong></h3>
<p>Si tratta di un vino difficile ottenuto da un&#8217;uva difficile da curare in vigna, eppure, ciononostante, il Taurasi possiede il dono dell&#8217;immortalità. Non a caso si tratta del vino rosso più celebre e rappresentativo della Regione Campania. Dunque si tratta di una bevanda per soli amatori, capaci di apprezzarne la nota amara finale.</p>
<h3><strong>Aglianico del Taburno</strong></h3>
<p>L&#8217;Aglianico è fondamentalmente prodotto in tre zone: Taurasi, Vulture e Taburno. Anche se coltivato in un clima più caldo e meno umido, le difficoltà incontrate in vigna per la sua manutenzione sono le stesse del Taurasi: bisogna attendere un po&#8217; di tempo prima di strapparlo e soprattutto non è facilmente abbinabile in cucina.</p>
<h3><strong>Aglianico del Cilento</strong></h3>
<p>L&#8217;uva aglianica fu introdotta in Italia dai Greci. Non sorprende quindi che il suo nome originale fosse &#8220;Uva Ellenica”. Durante il Regno di Napoli gli Aragonesi però ne trasformarono la denominazione battezzandola “Uva Aglianica” per via della loro pronuncia della doppia “l” in “gl”.</p>
<h3><strong>Piedirosso</strong></h3>
<p>Si tratta del vino napoletano per eccellenza perchè la zona dove si esprime meglio sono i Campi Flegrei, come la Falanghina. Viene chiamato &#8220;<em><strong>Per &#8216;e Palumm</strong></em>&#8221; perchè il suo grappolo privato degli acini assomiglia ai piedi di un piccione.</p>
<h3><strong>Lacryma Christi rosso</strong></h3>
<p>E&#8217; un vino ottenuto dal blend del Piedirosso con l&#8221;Aglianico, entrambi coltivati alle pendici del Vesuvio. Il nome &#8220;Lacryma Christi&#8221; pare sia stato attribuito a questi vini da alcuni monaci della cui preparazione custodivano i segreti.</p>
<h3><strong>Gragnano</strong></h3>
<p>E&#8217; conosciuto anche come il vino della pizza o quello della salsiccia e dei friarielli! Fu coltivato per la prima volta alle pendici del Vesuvio dopo la sua eruzione del 75. Il successo del Gragnano però si può far risalire a una datazione precisa: l&#8217;avvento sul trono napoletano di Gioacchino di Murat.</p>
<h3><strong>Solopaca</strong></h3>
<p>E&#8217; il vino più venduto nei supermercati della Campania e la sua storia si perde nella notte dei tempi. Leggenda narra che Orazio ne apprezzasse l&#8217;intenso aroma, che Gioacchino Murat lo paragonasse spesso a suo cugino Napoleone, e che Ferdinando II di Borbone, il re Burlone, così avesse esclamato: &#8220;<em>A faccia do’ c……. Solopaca co’ sto’ vino è cchiù ricco ‘e Napule!</em>&#8221;</p>
<h3><strong>Pallagrello Nero</strong></h3>
<p>Questo vitigno è originario del casertano. Presenta acini sferici e grappoli piccoli. Detta conformazione gli è valsa il nome di piccola palla, altrimenti detto nel dialetto locale “<em>U Pallarel</em>”. L&#8217;uva fu portata in Italia dai coloni greci, successivamente se ne occuparono i romani che la battezzarono con il nome di “<em>Pilleolata</em>”.</p>
<h3><strong>Casavecchia</strong></h3>
<p>L&#8217;uva casavecchia fu chiamata così perchè i tralci tagliati per effettuare l&#8217;innesto su un&#8217;altra pianta furono trovati all&#8217;interno in un vecchio casolare abbandonato di campagna, a Pontelatone. Almeno questo è quello che leggenda comanda. Si tratta di un vitigno molto antico e misterioso.</p>
<h3><strong>Falerno Rosso</strong></h3>
<p>Era il vino più apprezzato nell&#8217;antica Roma tanto che il suo prezzo poteva equivalare a quello di uno schiavo. Molti furono gli illustri estimatori di questo vino rosso. Impossibile non citare, ad esempio, Plinio, Marziale, Orazio e Cicerone. Della gloria passata purtroppo è rimasto ben poco&#8230;</p>
<h3><strong>Barbera del Sannio</strong></h3>
<p>Nonostante il nome possa tradire un&#8217;origine piemontese, questo vitigno somiglia davvero poco all&#8217;uva piemontese, in come ha solo il nome. La sua storia si perde nella notte dei tempi ma risulta essere indissolubilmente legata al nome di Michele Pacelli che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si cimentò in detta coltivazione.</p>
<h3><strong>Tintore</strong></h3>
<p>E&#8217; il vino rosso tipico della Costiera Amalfitana. Spesse volte confuso con l&#8217;Aglianico se ne differenzia per le maggiori difficoltà di manutenzione del vitigno: basse rese per ettaro, vendemmia tardiva, ed elevata acidità. Ciononostante è molto apprezzato soprattutto se abbinato a pietanze ben strutturate.</p>
<h3><strong>Montevetrano, Terra di Lavoro, Sabbie di Sopra il Bosco</strong></h3>
<p>Il Montevetrano è stato il primo rosso campano ad aver ricevuto punteggi alti da Robert Parker facendo nascere il mito di questo vitigno voluto fortemente dalla fotografa Silvia Imparato e dall&#8217;enologo Riccardo Cotarella, lo stesso che ha reso Terra di Lavoro un capolavoro assoluto. Cosa dire poi del vitigno situato nell&#8217;Alto casertano, Sabbie di Sopra il Bosco? Un blend perfetto con casavecchia, aglianico e pallagrello nero.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La lista dei vini bianchi campani, il fiore all&#8217;occhiello della nostra Regione</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2016/12/15/la-lista-dei-vini-bianchi-campani-fiore-allocchiello-della-nostra-regione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Coppola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 11:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fiore all'occhiello della Regione Campania in fatto di viticoltura sono i bianchi che, grazie all'intervento delle escursioni termiche e del Vesuvio, sono di qualità superiore [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2016/12/15/la-lista-dei-vini-bianchi-campani-fiore-allocchiello-della-nostra-regione/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La lista dei vini bianchi campani, il fiore all&#8217;occhiello della nostra Regione</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il segreto dei <strong>vini campani</strong>? Non ne esiste solo uno. Se ne possono contare, infatti, almeno due: il freddo e il Vesuvio. Ecco spiegato il motivo che si nasconde la ricchezza campana dei <strong>vitigni autoctoni</strong>. Una ricchezza che fa superare alla nostra Regione, in fatto di varietà, sia la Francia che i Paesi del Nuovo Mondo messi insieme. Un vero e proprio primato di cui andare fieri! In pochi però conoscono la realtà vinicola della Campania ed è un vero peccato vista la pensate eredità che si trascina dietro.</p>
<p>Le continue eruzioni del Vesuvio, col tempo, hanno permesso di sviluppare una viticoltura di qualità superiore per non parlare poi del freddo con le sue tipiche escursioni termiche caratteristico di alcune zone della Campania come, ad esempio, l&#8217;Irpinia, il Sannio, e l&#8217;Alto casertano. E&#8217; proprio in questa zona, guarda caso, che si concentra l&#8217;80 % della <strong>produzione vinicola campana</strong> anche se il primato vero e proprio spetta, di diritto, a Benevento. Complessivamente la Regione Campania è &#8220;bianchista&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-40049 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/panorama-viti-vesuvio.jpg" width="500" height="150" /></p>
<h2><strong>VINI BIANCHI</strong></h2>
<h3><strong>Fiano di Avellino</strong></h3>
<p>Può essere sicuramente considerato uno dei migliori vini bianchi italiani. Non sorprende quindi che fosse già apprezzato a partire dal Medioevo.  Nel XIII secolo lo beveva Federico II di Svevia e anche Carlo d&#8217;Angiò ne apprezzava, a quanto pare, le doti organolettiche tanto da far impiantare nella propria vigna ben 16.000 viti di Fiano.</p>
<h3><strong>Fiano del Sannio</strong></h3>
<p>Rintracciare la radice storica del Fiano in Campania è impresa, a dir poco, ardua. Ci viene tuttavia in soccorso l&#8217;etimologia del termine “Fiano”  che sembrerebbe derivare dalle antiche uve “apiane” o, tutt&#8217;al più, dalla regione greca “Apia” o “Peloponneso”.</p>
<h3><strong>Fiano del Cilento</strong></h3>
<p>Nell&#8217;antichità il Cilento ospitava il suo clone: la Santa Sofia. Il fiano, invece, ha fatto la sua prima apparizione sul territorio negli anni Novanta. Il clima più caldo gli ha fatto acquistare qualità organolettiche differenti (note fruttate, tendenzialmente dolci e non minerali ) rispetto a quello irpino.</p>
<h3><strong>Greco di Tufo</strong></h3>
<p>Questo &#8220;rosso&#8221; travestito da bianco ha origini antichissime. Molto probabilmente fu innestato nel I secolo a.C., in Irpinia, sebbene la sua provenienza geografica sia da far risalire alla regione greca della Tessaglia. In un affresco di Pompei è stata trovata la seguente dicitura su questo vino che potremo definire, a tutti gli effetti, operaio: “<em>Sei veramente gelida, Bice, se ieri sera nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti</em>”.</p>
<h3><strong>Greco del Sannio</strong></h3>
<p>E&#8217; completamente differente dal suo omologo irpino e, in ordine di importanza, viene dopo la Falanghina e il Fiano. Le sue qualità organolettiche lo rendono unico nel suo genere: al palato si distingue, infatti, soprattutto per le sue note fruttate meno per la vena acida che, sebbene presente, risulta essere poco esuberante.</p>
<h3><strong>Falanghina del Sannio</strong></h3>
<p>L&#8217;origine etimologica del termine sarebbe da far derivare dalle &#8220;falange&#8221; i pali che, sin dall&#8217;antichità, venivano usati per sostenerne le viti. Le testimonianze scritte collocano la sua presenza nel Sannio solo a partire da metà Ottocento, gli esperti però sono convinti di poterlo collocare temporalmente sul territorio intorno al I secolo a.C. Negli anni Settenta era la base per la distillazione del cognac in Italia.</p>
<h3><strong>Falanghina dei Campi Flegrei</strong></h3>
<p>E&#8217; il vino bianco di Napoli per eccellenza. Viene coltivato all&#8217;interno dell&#8217;area urbana partenopea. Nello specifico sulla collina dei Camaldoli e sugli Astroni fino a toccare l&#8217;area di Pozzuoli. Molto probabilmente fu importato a Cuma dai coloni greci e qui è rimasto fino ai giorni nostri.</p>
<h3><strong>Coda di Volpe</strong></h3>
<p>Chiamato anche &#8220;caprettone&#8221;, in passato veniva adoperato come uva da taglio soprattutto per il Fiano e il Greco. In questo modo veniva risolto uno dei peggiori difetti dei vitigni autoctoni campani: l&#8217;acidità dovuta al terreno vulcanico. In Campania è abbastanza apprezzato, fuori dalla Regione viene considerato ancora un vitigno antico e, soprattutto, misterioso.</p>
<h3><strong>Asprinio</strong></h3>
<p>Il grande bianco casertano è ormai in via di estinzione. Non è facile risalire con certezza alle sue origini storiche. Alcune fonti lo legherebbero temporalmente agli Angioini del Regno di Napoli del XIII secolo. Sarebbe stato lo stesso Roberto d’Angiò a favorirne la diffusione quando chiese al cantiniere della Casa Reale, Louis Pierrefeu, di piantare un vigneto per produrre uno spumante. L&#8217;uomo scelse l&#8217;Asprinio.</p>
<h3><strong>Pallagrello bianco</strong></h3>
<p>Si tratta di un vitigno che fu molto caro ai Borboni tanto da spingerli a inserirlo nella &#8220;Vigna del Ventaglio&#8221; dove erano sistemate le qualità più pregiate. Col tempo ha rischiato di essere dimenticato perchè confuso spesso con la &#8220;Coda di Volpe&#8221;. La sua coltivazione è stata ripresa solo alla fine degli anni Novanta.</p>
<h3><strong>Biancolella d&#8217;Ischia</strong></h3>
<p>Si tratta di un vitigno molto antico, molto probabilmente originario della Corsica, dove è ancora oggi coltivato come Petite Blanche. Viene citato per al prima volta verso la fine dell&#8217;Ottocento dal Di Rovasenda.</p>
<h3><strong>Forastera d&#8217;Ischia</strong></h3>
<p>Nonostante il nome indichi altro, questo vino bianco era presente sull&#8217;Isola Verde a partire dall&#8217;Ottocento. Tradizione vuole fosse consumato sempre miscelato con il Biancolella. E&#8217; da poco che è stato possibile assaporarne le note fresche, sapide ed agrumate.</p>
<h3><strong>Lacryma Christi bianco</strong></h3>
<p>L&#8217;evocativo nome sembrerebbe essere legato ad antiche leggende. La più diffusa è quella secondo la quale Lucifero si portò all&#8217;Inferno un pezzo di Paradiso. Quando Gesù vi riconobbe il Golfo di Napoli, pianse e dalle sue lacrime nacquero i vigneti del Lacryma Christi.</p>
<h3><strong>Catalesca</strong></h3>
<p>Siamo ancora sul Vesuvio e questa volta parliamo di un&#8217;uva trapiantata a Napoli ad opera degli spagnoli. All&#8217;inizio veniva consumata esclusivamente come uva da tavola. Solo quando alcune aziende ricevettero l&#8217;autorizzazione a trasformarla in vino che fu possibile assaggiare questo vino bianco agrumato.</p>
<h3><strong>Falerno Bianco</strong></h3>
<p>Innumerevoli poeti e scrittori latini hanno decantato ed esaltato le sue qualità organolettiche di questo vino bianco. Silvio Italico è convinto dell&#8217;origine divina del Falerno. Pare, infatti, si trattasse di un dono del dio Bacco che volle premiare con le sue viti lussureggianti l’ospitalità e la generosità di Farlerno, un vecchio contadino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/12/15/la-lista-dei-vini-bianchi-campani-fiore-allocchiello-della-nostra-regione/">La lista dei vini bianchi campani, il fiore all&#8217;occhiello della nostra Regione</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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