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	<title>ventotene Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>ventotene Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Isola di Santo Stefano: visione di un’Europa unita e il recupero dei detenuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2016 20:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Non solo a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Ventotene Santo Stefano è spesso visibile. Si trova sul lato Est dell’isola pontina, quello da cui si scorge l’imperiosa sagoma di Ischia. L’isolotto ha una forma circolare di quasi 500 metri di diametro e un’estensione terrena di circa 27 ettari. L’origine geologica di Santo Stefano è vulcanica e trovandosi nel cuore del Mar Tirreno [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da Ventotene <strong>Santo Stefano</strong> è spesso visibile. Si trova sul lato Est dell’isola pontina, quello da cui si scorge l’imperiosa sagoma di <strong>Ischia</strong>. L’isolotto ha una forma circolare di quasi 500 metri di diametro e un’estensione terrena di circa 27 ettari. L’origine geologica di Santo Stefano è <strong>vulcanica</strong> e trovandosi nel cuore del Mar Tirreno è di solito in balia dei <strong>venti</strong> che sferzano i quattro lati della sua costa. Per questo <strong>l’approdo è molto difficile</strong> e reso possibile solo in due punti. Nonostante tutto questa piccola isola, che appare come uno <strong>scoglio gigante in mezzo al mare</strong>, ha un’enorme ricchezza: una storia unica che ha determinato fenomeni importanti per il <strong>patrimonio culturale</strong> del nostro paese.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-19974" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/santo-stefano-3.jpg" alt="Isola di Santo Stefano: visione di un’Europa unita e il recupero dei detenuti" width="1280" height="960" /></p>
<h3><strong>Il carcere borbonico</strong></h3>
<p>Sulla <strong>cima</strong> di Santo Stefano vi è una struttura circolare che a guardarla da lontano incute diverse sensazioni. Se si consce la storia dell’isolotto, <strong>le emozioni sono contrastanti</strong>: timore, stupore, tristezza, riscatto. Si tratta di un edificio di origine borbonica costruito alla <strong>fine del ‘700</strong>. La struttura è un <strong>carcere</strong> che è stato in funzione fino al 1965. All’interno di queste mura sono vissute <strong>personalità politiche</strong> di un certo prestigio. La <strong>prigione</strong>, sorta per accogliere gli ergastolani, è stata nel periodo monarchico e fascista esempio di reclusione per i dissidenti politici. Durante l’inizio <strong>dell’era repubblicana</strong> è divenuto invece scenario di un esperimento sociale di grande rilievo. Tre epoche diverse che hanno generato un <strong>racconto più che affascinante</strong>.</p>
<p>L’architetto <strong>Francesco Carpi</strong> è stato incaricato nel 1795 dal re <strong>Ferdinando I di Borbone</strong>, di realizzare il carcere. La struttura ha accolto camorristi, uomini colpevoli di omicidio e nemici della corona. La prigione ha una <strong>forma circolare e panottica</strong>. Ispirato all’architettura del <strong>Teatro Regio San Carlo di Napoli</strong>, l’obiettivo del carcere era di rendere sorvegliabili i detenuti sempre e da un qualunque punto della struttura, senza che i prigionieri se ne rendessero conto. I <strong>piani</strong> della prigione sono due: quello a terra <strong>non prevede finestre</strong> o prese d’aria verso l’esterno, quelle al piano superiore sì ma a bocca di lupo, in modo tale da <strong>impedire ai prigionieri la vista del mare</strong>. In ogni cella hanno vissuto anche quattro, cinque detenuti in condizioni igieniche – sanitarie <strong>precarie</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-19975" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/isola_santo_stefano-2-2.jpg" alt="Isola di Santo Stefano: visione di un’Europa unita e il recupero dei detenuti" width="1000" height="500" /></p>
<h3><strong>Il periodo fascista</strong></h3>
<p>Durante il ventennio del <strong>regime fascista</strong>, a Santo Stefano, sono stati inviati oltre che assassini ed ergastolani alcuni personaggi che hanno predicato contro la dittatura e il governo di <strong>Benito Mussolini</strong>. L’assetto del <strong>carcere è stato modificato</strong>: è stato eretto un piano in più, aumentato il numero delle celle, e costruito un muro circolare al centro del cortile che circonda la cappella. I detenuti rispetto al periodo borbonico vivevano singolarmente nelle celle ma in <strong>totale isolamento, continuo e costante</strong>. I prigionieri potevano lasciare la loro cella una volta al giorno ed era loro impedito di incontrare gli altri carcerati. Ma le sbarre e la <strong>privazione di libertà</strong> non hanno impedito al pensiero di alcuni uomini di svilupparsi e di superare quei confini che spesso hanno calpestato anche la <strong>dignità umana</strong> di quelle persone.</p>
<p>Nel carcere di Santo Stefano, hanno vissuto da detenuti politici personaggi come <strong>Sandro Pertini</strong>, <strong>Eugenio Colorni</strong>, <strong>Altiero Spinelli</strong> ed <strong>Ernesto Rossi</strong>. Il primo diventerà <strong>Presidente della Repubblica</strong>, gli altri tre hanno fatto nascere un <strong>ideale politico</strong> più attuale che mai. Se questa idea, o meglio <strong>visione</strong>, fosse stata realizzata, non assisteremmo alle tragedie che siamo costretti a guardare ogni giorno. Si tratta del <strong>Manifesto di Ventotene</strong> per un’Europa unita e federale: gli <strong>Stati Uniti d’Europa</strong>.</p>
<p>Immaginare che degli uomini rinchiusi tra quattro mura e in isolamento, abbiano avuto la <strong>forza</strong> e la <strong>speranza</strong> di pensare cose del genere, mette i brividi. Superare i <strong>nazionalismi</strong> che hanno provocato le <strong>due guerre più sanguinose della storia</strong>. Promuovere <strong>l’unione di ogni singolo stato</strong> e far nascere una nuova entità, garante di <strong>pace</strong> e <strong>ricchezza</strong>, in favore dei suoi popoli.</p>
<p>Ha affermato <strong>Spinelli</strong> nel 1943, libero <strong>dopo 16 anni di prigionia fascista</strong>:</p>
<p>“<em>&#8230;avevo scoperto l&#8217;abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l&#8217;ebbrezza della creazione </em>‪<em>‎</em><em>politica, il fremito dell&#8217;apparire delle cose impossibili&#8230;</em>”.</p>
<p>La crisi dell’<strong>Ucraina</strong> che ha portato un nuovo conflitto nel continente; i poco chiari rapporti diplomatici con la <strong>Russia</strong> di Vladimir Putin; il fenomeno drammatico dei <strong>migranti</strong>; l’emergere di nuovi <strong>nazionalismi</strong> radicati su basi razziste e xenofobe; la nascita di forti <strong>venti</strong> <strong>secessionisti</strong> che ricordano quelli della tragedia avvenuta nei Balcani; un <strong>Nord Africa</strong> e un <strong>Medio Oriente</strong> in fiamme; la deriva dittatoriale della <strong>Turchia</strong>; la <strong>crisi economica</strong> di alcuni paesi come la Grecia; l’uscita della <strong>Gran Bretagna</strong> dall’UE; gli <strong>attacchi terroristici</strong> nel cuore dell’Europa; lo scoppio delle emergenze sociali dovuta ad una <strong>cattiva integrazione</strong> dei musulmani nei nostri paesi; la <strong>Spagna</strong> che fatica a formare un governo. È questo lo scenario attuale dell’Europa. Un contesto che tradisce la speranza e la visione di Spinelli e Rossi. Una situazione causata dal <strong>malgoverno</strong> e dalla <strong>cecità politica</strong> dei vari amministratori che si sono succeduti all’interno dei principali parlamenti europei fino ad oggi. Una cecità che contrasta con la <strong>lungimiranza</strong> e gli <strong>ideali</strong> di queste persone, detenute e prigioniere in carcere, solo perché la pensavano diversamente rispetto ai regimi che hanno denunciato. Oggi l’Europa è solo un <strong>organo burocratico</strong> che si regge su un mercato ed una moneta unica, l’<strong>euro</strong>. È anche vero che i trattati che hanno realizzato tale unione sono stati regolarmente firmati dai paesi appartenenti all’UE. Sono necessari un atto di coraggio e un forte scatto in avanti che porti l’Europa ad una vera e propria <strong>unità politica</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-19976" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Ernesto-Rossi-con-Altiero-Spinelli-e-Luigi-Rinaudi.jpg" alt="Isola di Santo Stefano: visione di un’Europa unita e il recupero dei detenuti" width="1062" height="654" /></p>
<h3><strong>L’epoca repubblicana</strong></h3>
<p>Dopo il regime fascista, il carcere di Santo Stefano è rimasto luogo di detenzione per ergastolani e quindi per coloro ritenuti colpevoli dei <strong>crimini più efferati</strong>. Le <strong>condizioni umane dei prigionieri erano tragiche</strong>, considerando anche che sull’isola ancora non c’erano l’acqua e la luce elettrica. Tuttavia la situazione cambia nel 1952, quando arriva come Direttore della casa circondariale il Dottor <strong>Eugenio Perucatti</strong>. Quest’ultimo è stato un grande esperto di diritto che prima di essere destinato a Santo Stefano ha diretto diversi istituti minorili. Perucatti rivoluziona il carcere. Dall’assunto che l’ergastolo è una <strong>pena ingiusta</strong>, che rappresenta una <strong>pena di morte mascherata</strong>, poiché toglie al prigioniero qualsiasi speranza di poter “tornare a vivere”, il nuovo direttore trasforma Santo Stefano in una vera e propria comunità di lavoro. Lo scopo di Perucatti è di rispettare il comandamento previsto dall’<strong>articolo 27 della nostra Costituzione</strong>:</p>
<p>“<em>La responsabilità penale è personale.</em></p>
<p><em>L&#8217;<strong>imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva</strong>.</em></p>
<p><strong><em>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato</em></strong><em> [cfr. art. 13 c. 4].</em></p>
<p><em>Non è ammessa la pena di morte</em>”.</p>
<p>Nel rispetto di questo articolo, scritto dai padri costituenti al termine del secondo conflitto mondiale, <strong>Perucatti avvia il suo esperimento sociale</strong> basato su queste sue affermazioni:</p>
<p>“<em>Stare dalla parte dei detenuti non vuol dire difenderne la scelta criminale – personalmente l’ho sempre biasimata – bensì sostenere il diritto alle loro anime di purificarsi, con equa espiazione, riconciliandosi con la società. Per questo il carcere e i suoi bravi operatori non possono mai fare a meno del grande senso di umanità che deve permeare ogni loro azione</em>”.</p>
<p>Ecco che a Santo Stefano è costruita una <strong>cisterna per l’acqua</strong>, sono installati dei <strong>generatori di corrente </strong>e costruito un <strong>sistema fognario</strong>. Ai lavori pensano i detenuti cui è cambiata la vita. È <strong>eliminato l’isolamento</strong> e alle guardie è vietato di portare armi a vista. <strong>Detenuti e sorveglianti iniziano a “mescolarsi”</strong> senza che accadano imprevisti. Perucatti fa costruire delle botteghe cui <strong>iniziano a lavorare i prigionieri</strong>. In questo modo chi non aveva neanche la benché minima speranza di redenzione o di poter immaginare se stesso come un essere umano, <strong>inizia a risorgere attraverso il lavoro e la socialità</strong>. Ovviamente i rapporti istituzionali e gli equilibri tra i ruoli non sono confusi all’interno di questo <strong>regime carcerario più liberale</strong>. Il direttore aveva il massimo rispetto da parte sia delle guardie sia dai detenuti e la sua <strong>capacità di mantenere l’ordine era impeccabile</strong>. Il cambiamento avviene grazie al rispetto di un dettaglio fondamentale: la <strong>dignità umana</strong>. L’esperimento dura otto anni, fino al 1960, anno in cui, durante il governo democristiano (e repressivo) di <strong>Fernando Tambroni</strong>, Perucatti è stato trasferito in Puglia in un carcere minorile. Probabilmente i suoi metodi riformisti non andavano bene per un <strong>governo post fascista e affamato di consensi</strong>.</p>
<h3><strong>Il carcere oggi e l’eredità radicale</strong></h3>
<p>Oggi le cose non sono cambiate. Il <strong>sistema carcerario italiano versa in condizioni penose</strong>. L’umanità per i detenuti tende a scomparire e la loro dignità e’ calpestata. La stessa sorte tocca alle <strong>guardie penitenziarie</strong> che condividono, in altro ruolo, la stessa pena. Continuano innumerevoli i <strong>casi di omicidi</strong> sia tra i carcerati sia tra le guardie. Nel frattempo il paese continua a non avere il <strong>reato di tortura</strong> e non ha ancora <strong>abolito l’ergastolo</strong>. La cosa assurda è che <strong>il lavoro svolto da persone come Perucatti</strong> o dai vari operatori sociali che si attivano nell’ambiente carcerario, è percepito come <strong>straordinario</strong>. È difficile far comprendere, invece, come dovrebbe essere nell’ordine delle cose <strong>puntare al rispetto della dignità umana e al recupero dei cittadini detenuti</strong>. Del resto lo prevede la <strong>Costituzione</strong>. Siamo di fronte ad uno <em>Stato che tradisce se stesso e infrange le proprie regole fondanti</em>. Uno <strong>Stato che non riesce a badare a quegli esseri umani a lui affidati in custodia, perché hanno infranto la legge e che quindi hanno bisogno di riabilitarsi per potersi reinserire in società</strong>.</p>
<p>La <strong>politica</strong> è muta e sorda a tutto ciò. C’è però un’eccezione, una goccia di <strong>speranza</strong> in un mare d’indifferenza: il <strong>Partito Radicale</strong>. <strong>Marco Pannella</strong> da sempre lotta per i <strong>diritti dei detenuti</strong> e per l’<strong>amnistia</strong> che ha lo scopo di <em>far rientrare la Repubblica Italiana in uno stato di legalità facendola uscire dal suo attuale status criminale</em> (senza contare i benefici sociali ed economici portati da una seria <strong>riforma della giustizia</strong>). Non solo. <strong>La storia di Santo Stefano è il simbolo perfetto delle lotte radicali</strong>. Se la battaglia per una <strong>giustizia giusta</strong> e l’abolizione dell’ergastolo (semplicemente rispettando il dettato costituzionale) si riflettono nel lavoro svolto da Eugenio Perucatti, la dimensione politica transnazionale del partito è rappresentata dall’<strong>eredità lasciata ai radicali da Altiero Spinelli</strong>:</p>
<p>Le affermazioni di Spinelli durante il <strong>Congresso del Partito Radicale del 1985</strong> (un anno prima della sua morte):<br />
“…<strong><em>la campagna per la Federazione Europea è culturalmente radicata, e impiantata nel modo di pensare Radicale</em></strong><em>. E non è un caso che <strong>Ernesto Rossi</strong>, che è forse il più importante dei vostri insegnanti è stato anche tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo. <strong>Prendete questa campagna, e diffondetela in tutta Europa! Portate in esso il vostro fervore e il vostro grano di follia</strong></em>”.</p>
<p>Il rapporto tra <strong>Spinelli e Pannella</strong> è sempre stato forte, <strong>umano oltre che politico</strong>. Entrambi hanno dimostrato che oggi più che mai c’è bisogno di <strong>azioni radicali</strong>, basate su <strong>visioni politiche</strong>, oltretutto realizzabili. Ecco una simpatica testimonianza che conferma la stima e il rispetto tra i due: Pannella ha <strong>ceduto il suo tempo</strong>, proprio a Spinelli, per consentirgli di intervenire durante una <strong>seduta del Parlamento Europeo</strong> agli inizi degli anni ‘80. A Spinelli sono dedicate un’ala dell’edificio che ospita il parlamento Europeo di <strong>Bruxelles</strong> e l’aula magna della facoltà di <strong>scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli</strong>. Infine, sarà un caso o una coincidenza ma il prossimo congresso del Partito Radicale (il 40 straordinario e il primo senza Pannella) è basato sul tema: “<em>Da Ventotene a Rebibbia</em>” (la sede è proprio il carcere romano).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-19978" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Pannella-H2-scaled.jpg" alt="Isola di Santo Stefano: visione di un’Europa unita e il recupero dei detenuti" width="3072" height="2304" /></p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p><strong>Santo Stefano</strong> è un isolotto non molto grande, famoso per il suo <strong>carcere</strong>. La sua visita è stata un’<strong>esperienza</strong> <strong>preziosa</strong>. <em>Scoprire che quattro mura progettate per far soffrire le persone rinchiuse al suo interno, sono state focolaio di tante illustri iniziative, conferisce</em> <strong>speranza</strong> e <strong>fiducia</strong>. La storia di Santo Stefano va narrata nelle scuole come un <strong>orgoglio e un vanto per l’Italia</strong>. Il racconto di un luogo così piccolo quanto affascinante, consente ancora di <em>credere nelle idee e nelle azioni dell’uomo</em>. Il 22 agosto quando <strong>Matteo Renzi</strong>,<strong> Angela Merkel </strong>e<strong> François Hollande</strong> arriveranno a Ventotene per un summit speciale per l’<strong>Europa</strong>, <em>provino ad annusare l’aria di Santo Stefano. Provino ad ascoltare le voci dei dissidenti politici e dei detenuti rinchiusi per anni in quelle celle. Provino a osare e ad avere coraggio, così come l’hanno avuto Perucatti, Rossi, Spinelli e Pannella</em>. Solo così, solo in questo modo, si può sperare in un’<strong>Europa forte</strong>, <strong>unita </strong>e<strong> giusta</strong>, capace di <strong>affrontare le sfide decisive</strong> che caratterizzano il nostro tempo.</p>
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