<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>statua Archivi - Voce di Napoli</title>
	<atom:link href="https://www.vocedinapoli.it/tag/statua/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vocedinapoli.it/tag/statua/</link>
	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 22 Nov 2022 12:07:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.2</generator>

<image>
	<url>https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/favicon-vocedinapoli-150x150.ico</url>
	<title>statua Archivi - Voce di Napoli</title>
	<link>https://www.vocedinapoli.it/tag/statua/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Coronavirus, “Gli occhi di San Gennaro” di Lello Esposito arriva all&#8217;ospedale Cotugno</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/</link>
					<comments>https://www.vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 17:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[cotugno]]></category>
		<category><![CDATA[gli occhi di san gennaro]]></category>
		<category><![CDATA[lello esposito]]></category>
		<category><![CDATA[statua]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Gli occhi di San Gennaro”, scultura in bronzo con base in acciaio corten realizzata dall’artista Lello Esposito, arriva all’Ospedale Cotugno. Il busto, alto 4 metri e mezzo e del peso di oltre 2 tonnellate, sarà prelevato dall’atelier del noto artista e sarà posizionato, domani, 16 Aprile, alle ore 12, nel piazzale del Cotugno, con il [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Coronavirus, “Gli occhi di San Gennaro” di Lello Esposito arriva all&#8217;ospedale Cotugno</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/">Coronavirus, “Gli occhi di San Gennaro” di Lello Esposito arriva all&#8217;ospedale Cotugno</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Gli occhi di San Gennaro”, scultura in bronzo con base in acciaio corten realizzata dall’artista Lello Esposito, arriva all’Ospedale Cotugno.</p>
<p>Il busto, alto 4 metri e mezzo e del peso di oltre 2 tonnellate, sarà prelevato dall’atelier del noto artista e sarà posizionato, domani, 16 Aprile, alle ore 12, nel piazzale del Cotugno, con il suo sguardo rivolto verso l’ospedale e l’ingresso del pronto soccorso. L’opera, per scelta dello stesso artista, resterà esposta fino a quando non sarà dimesso l’ultimo paziente affetto da Covid 19.</p>
<p>“Per noi napoletani, San Gennaro rappresenta un punto di riferimento per le calamità” dice Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. “Il gesto voluto dal maestro Esposito ha una forte valenza simbolica &#8211; prosegue &#8211; l’Ospedale Cotugno è il centro di riferimento per le malattie infettive di tutto il Sud Italia e, oggi, è stato convertito ad ospedale Covid, con circa 200 pazienti ricoverati. Ma la scultura gli Occhi di San Gennaro, rivolta verso gli ammalati, vuole essere uno sguardo rivolto verso tutto il personale delle strutture sanitarie impegnato in prima linea e verso tutti i pazienti colpiti da questa terribile malattia nella nostra regione”.<br />
“Voglio ringraziare il maestro Esposito che ha curato personalmente le fasi dell’allestimento e che, con questo meraviglioso gesto, ha voluto dimostrare la sua vicinanza a tutti noi” conclude.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-200561 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/gli-occhi-di-san-gennaro.jpg" alt="" width="650" height="433" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/">Coronavirus, “Gli occhi di San Gennaro” di Lello Esposito arriva all&#8217;ospedale Cotugno</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vocedinapoli.it/2020/04/15/coronavirusgli-occhi-di-san-gennaro-guardano-il-cotugno-esposta-la-statua-davanti-allospedale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Toro farnese, la scultura più grande dell&#8217;età antica mai ritrovata</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/</link>
					<comments>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 18:47:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[statua]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ripercorriamo insieme l'avvincente storia del Toro Farnese ed il motivo per cui la scultura più grande dell'età antica mai ritrovata è stata trasferita da Roma a Napoli [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Il Toro farnese, la scultura più grande dell&#8217;età antica mai ritrovata</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/">Il Toro farnese, la scultura più grande dell&#8217;età antica mai ritrovata</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se oggi possiamo ammirare il Toro Farnese nel <strong>Museo Archeologico Nazionale di Napoli</strong>, è “merito” dei Borbone, che hanno trasferito gli infiniti tesori della Collezione Farnese da Roma a Napoli. L’appropriazione, contestata ma nient’affatto indebita, avvenne ad opera di <strong>Ferdinando IV</strong>, il quale, figlio di <strong>Carlo III</strong>, a sua volta figlio di <strong>Filippo V</strong> di Spagna ed <strong>Elisabetta Farnese</strong> (ultima discendente dei Farnese), ereditò l’immenso patrimonio artistico in dote a sua nonna.</p>
<p>Con 24 tonnellate di marmo bianco, il <strong>Toro Farnese</strong> è la statua più grande pervenutaci dall&#8217;antichità. Si tratta di un gruppo statuario scolpito a tutto tondo, con delle eccezioni in bassorilievo, dislocate intorno ad una base corposa. La statua è alta quasi quattro metri, larga tre e lunga altrettanto. Misure mastodontiche che rendono la rappresentazione del <strong>Supplizio di Dirce</strong> (questo il nome ed il soggetto dell’opera) ancora più spettacolare.</p>
<h2><strong>IL MITO</strong></h2>
<p>Il supplizio di Dirce fa parte del mito di <strong>Antiope</strong>, narrato da <strong>Euripide</strong> nel 410 a.C. Antiope viene sedotta da <strong>Giove</strong>, come accadeva più o meno a tutte le belle ragazze del pianeta. La gravidanza che proviene da quell&#8217;incontro amoroso manda su tutte le furie il padre di Antiope, il quale, furioso per la vergogna procurata dalla figlia al suo buon nome, la caccia.</p>
<p>Antiope partorisce due gemelli, <strong>Anfione</strong> e <strong>Zeto</strong>. Questi vengono presi da un pastore, che li cresce come figli, mentre Antiope si rifugia presso <strong>Epopeo</strong>, re di <strong>Sicione</strong>. Il re <strong>Nitteo</strong>, che non aveva digerito né la gravidanza della figlia, né la sua fuga, supplica suo fratello <strong>Lico</strong>, re di <strong>Tebe</strong>, di riprendere Antiope e punirla per la sua “leggerezza di costumi”.</p>
<p>Lico non ci pensa due volte. Invade Sicione, uccide Epopeo, e prende Antiope come schiava. La moglie di Lico si accanisce su di lei in maniera particolare, perchè ne invidia la bellezza. Dopo circa 20 anni Giove si ricorda di Antiope, e notandone il disagio, la aiuta a fuggire. Antiope corre fino al <strong>Monte Citerone</strong>, dove fervono i preparativi per la <strong>festa di Dioniso</strong>.</p>
<p>Lì incontra due ragazzi, e li supplica di aiutarla, ma sopraggiunge in quel momento <strong>Dirce</strong>, che ordina loro di ucciderla. I due ragazzi erano in realtà Anfione e Zeto. Il pastore che li aveva cresciuti, costretto dal precipitare degli eventi, rivela loro la verità: Antiope è la loro madre. Inutile dirlo, Dirce fa una brutta fine. Viene legata ad un toro, che la trascina via fino alla morte.</p>
<h2><strong>LE ORIGINI DEL TORO FARNESE</strong></h2>
<p>Fin qui il mito. Ma questa statua, che lo rappresenta in cinque dei suoi personaggi (il toro, Dirce, Anfione, Zeto, e Antiope), ha una storia altrettanto antica. <strong>Plinio il Vecchio</strong> ci dice che la statua fu commissionata nel 160 a.C. a <strong>Pergamo</strong>, in due versioni: una destinata a rimanere a Pergamo, e l’altra per l’<strong>isola di Rodi</strong>. Quella di Rodi, creata da <strong>Apollonio</strong> e <strong>Taurisco</strong>, sarebbe stata rubata dai romani nel 39 a.C., e sistemata nell’<strong>Atrium Libertatis</strong>, a Roma.</p>
<p>Per un lungo periodo si ritenne il Toro Farnese fosse la statua di cui parlava Plinio. Ma molto più probabilmente si tratta di una copia romana del 210 d.C. circa, destinata ai <strong>bagni di Caracalla</strong>. Prova ne sarebbero dei personaggi “posticci” rispetto all&#8217;originale descritto da Plinio: una piccola Antiope con lancia, sullo sfondo del gruppo principale, il fanciullo con la corona di pino, e gli animali.</p>
<h2><strong>IL RITROVAMENTO DEL TORO FARNESE</strong></h2>
<p>Nel 1545-1546 viene ritrovata nelle <strong>Terme di Caracalla</strong> questa statua monumentale in pessime condizioni, insieme a decine d’altre di dimensioni poco inferiori. Ad ordinare gli scavi in quella zona era stato <strong>Papa Paolo III</strong>, discendente dei Farnese, il quale, incredulo, fa trasportare il tutto nel secondo cortile verso via Giulia, di <strong>Palazzo Farnese</strong>.</p>
<p>La prima testimonianza scritta di questo ritrovamento risale al 1566. Si tratta di un antico inventario nel quale il complesso scultoreo prende il nome di “Il monte co’l toro con quattro figure grandi”, da cui deriverà uno dei nomi attribuitigli in seguito, “<em><strong>La montagna di marmo</strong></em>”. La genericità della definizione la dice lunga sull&#8217;ardua identificazione del mito di riferimento.</p>
<p>Si formularono inizialmente diverse ipotesi, rivelatesi successivamente errate. Si pensò infatti al mito delle <strong>Fatiche di Ercole</strong>, e precisamente quella del <strong>Toro Cretese</strong>. Si pensò anche quel toro potesse essere il famoso <strong>Toro di Maratona</strong>, che <strong>Medea</strong> aveva chiesto a <strong>Teseo</strong> di catturare, nel tentativo di sbarazzarsi di un pretendente al trono.</p>
<h2><strong>RESTAURO DEL TORO FARNESE</strong></h2>
<p>A sbrogliare la vicenda ci pensarono <strong>Guglielmo della Porta</strong>, e il suo allievo <strong>Giovanni Battista dei Bianchi</strong>, che formularono l’ipotesi esatta: si trattava del Supplizio di Dirce. Una volta individuato il soggetto dell’opera, i due poterono procedere ad un mirabile restauro. Siamo intorno al 1570. E’ passato un trentennio dall&#8217;incredibile scoperta.</p>
<p>Testimonianza di questo restauro storico è un’incisione del 1579 di<strong> Roberto da Borgo</strong> di Sansepolcro, il quale individua in G. B. Bianchi il restauratore (dato che si ritrova nell&#8217;archivio di Palazzo Farnese del 1767). Ma c’è chi ritiene più verisimile l’ipotesi che il restauratore fosse G. B. Casignola, o G. B. della Porta, o ancora G. B. Biondi. Senza dubbio, un G. B.</p>
<h2><strong>IL TORO FARNESE PASSA AI BORBONI</strong></h2>
<p>Il clamore che la statua fu in grado di sollevare, una volta riportata all&#8217;antico splendore, fu vasto. Se ne parlava in ogni regno, la si riproduceva con ogni materiale (bronzo e porcellana su tutti). <strong>Luigi XIV, il Re Sole</strong>, Borbone e sovrano di Francia, tentò addirittura di acquistarlo, ricevendo un no secco da parte dei Farnese, proprietari.</p>
<p>Andò meglio a Ferdinando IV, un altro Borbone, che, nipote di Filippo V ed Elisabetta Farnese, acquisì legalmente l’intera collezione di proprietà della nonna, decidendo nel 1786 di portare parte di quel tesoro a <strong>Napoli</strong>, contravvenendo alle volontà di Papa Paolo III, il quale aveva il disposto due secoli addietro che quel patrimonio artistico rimanesse a Roma.</p>
<p>Ferdinando ordinò il Toro Farnese fosse collocato nel “<strong>Real Passeggio di Chiaia</strong>”, l’attuale villa vicino al lungomare. Ma quella scelta suscitò forti polemiche negli addetti ai lavori, che sapevano l’aria salmastra non avrebbe certo giovato alla statua in marmo. Fu così che Ferdinando tornò sui propri passi, e dispose che il Toro Farnese fosse trasferito nel <strong>Museo Nazionale</strong>, dov&#8217;è ora.</p>
<h2><strong>LA FONTANA</strong></h2>
<p>Ed infine, una curiosità fondamentale. <strong>Michelangelo</strong>, osservando il Toro Farnese, propose di portarlo davanti a Palazzo Farnese, in <strong>Campo dei Fiori</strong>, per farne una fontana. Quando si dice “l’occhio allenato dell’artista”. Michelangelo ci vide giusto. Il Toro Farnese nacque proprio come fontana, e l’incredibile scoperta è recentissima.</p>
<p>Nel 1984, nell&#8217;ambito di ulteriori lavori di restauro, fu scoperto ai piedi del toro un condotto che parte dal basso e giunge fino all&#8217;estremità alta della scultura. Un condotto che non poteva essere adibito che al passaggio dell’acqua di un’<strong>ipotetica fontana</strong>. E si spiegano così anche quegli animali che sembrano allungarsi verso il basso per abbeverarsi.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/toro-farnese.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-139831 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/toro-farnese.jpg" alt="" width="650" height="651" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/">Il Toro farnese, la scultura più grande dell&#8217;età antica mai ritrovata</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/toro-farnese-la-scultura-piu-grande-delleta-antica-mai-ritrovata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
