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	<title>primo paino Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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		<title>La mostra di Mohamed Keita a Napoli, KENE/Spazio al MANN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Siciliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 12:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra nasce da un particolare viaggio umano ed artistico: il fotografo ventiseienne Mohamed Keita proviene dalla Costa d&#8217;Avorio ed arriva nel 2010 a Roma, come rifugiato politico. L’incontro con la fotografia rappresenta una svolta, divenendo presto una professione, che Keita decide di condividere con gli altri: l’arte si configura, infatti, come strumento di ricerca urbana e mezzo [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/10/13/la-mostra-di-mohamed-keita-a-napoli-kene-spazio-al-mann/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La mostra di Mohamed Keita a Napoli, KENE/Spazio al MANN</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra nasce da un particolare viaggio umano ed artistico: il fotografo ventiseienne <strong>Mohamed Keita</strong> proviene dalla <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong> ed arriva nel 2010 a <strong>Roma</strong>, come rifugiato politico. L’incontro con la fotografia rappresenta una svolta, divenendo presto una professione, che <strong>Keita</strong> decide di condividere con gli altri: l’arte si configura, infatti, come strumento di ricerca urbana e mezzo di trasformazione sociale.</p>
<h2>La mostra di Mohamed Keita a Napoli</h2>
<p>Nasce così <strong>KENE</strong> (in Mandingo significa Spazio), un vero e proprio progetto di vita e conoscenza, che riporta <strong>Keita</strong> a <strong>Bamako</strong> (<strong>Mali</strong>), con l’obiettivo di creare uno spazio dove i ragazzi possano imparare la fotografia: da qui i presupposti per valorizzare nuove forme di apprendimento e crescita culturale.</p>
<p>L&#8217;originale progetto espositivo, ideato da <strong>Mohamed Keita</strong>, promosso da <strong>Fondazione Pianoterra Onlus </strong>e curato da <strong>Sara Alberani</strong>, unisce diverse città italiane: <em><strong>KENE/Spazio</strong></em> giunge a <strong>Napoli</strong> dopo la tappa presso il <strong>Centro per l’arte contemporanea &#8220;Luigi Pecci&#8221;</strong> di Prato; il “<em>tour</em>” dell&#8217;esposizione proseguirà, poi, a Roma e Milano. <strong>KENE</strong> ha vinto la sezione italiana del contest fotografico “<em>Focus Philantropy</em>”, promosso in Italia da Assifero e Acri e coordinato a livello europeo dalla rete <strong>DAFNE.</strong></p>
<h3>Il progetto KENE/Spazio</h3>
<p>Il Museo Archeologico di Napoli apre le porte all&#8217;Africa <strong>dal 22 ottobre al 30 novembre</strong>. Il racconto di <strong>KENE</strong><i> </i>comprende cinque fotografie di <strong>Keita</strong> e circa 50 immagini realizzate dai suoi giovani studenti in<strong> Mali</strong>.  È questo il cuore tematico di <i><strong>KENE/Spazio</strong>: </i>un viaggio fotografico in <strong>Mali</strong> attraverso gli occhi di chi lo vive tutti i giorni.</p>
<p>Con i suoi progetti fotografici <strong>Mohamed Keita</strong> ha ormai acquisito una notorietà internazionale: infatti, i suoi scatti sono stati esposti nell’ambito della XIV edizione di <strong>FotoGrafia</strong> festival internazionale di Roma, a Londra, all’Istituto Italiano di Cultura e presso Palazzo Querini, nella mostra Rothko in Lampedusa.</p>
<p><strong>Kene/Spazio</strong> è un progetto unico nel suo genere: un viaggio di ritorno con l’obiettivo di trasmettere ad altri ragazzi la passione per la fotografia e dare loro una chance di riscatto, una possibilità di promozione sociale. Un vero e proprio inno alla fotografia e al suo potere rigenerante.</p>
<h3>Mohamed Keita, da giovane rifugiato a fotografo</h3>
<h3>La storia</h3>
<p>A 14 anni, senza i genitori, <strong>Mohamed Keita</strong> scappa dalla Costa d’Avorio in guerra. Percorre migliaia di chilometri a piedi attraverso il deserto africano, per tre anni: il Mali, l’Algeria, la Libia ed ha a che fare con i trafficanti di esseri umani. Arriva a Malta su un barcone, come quelli stipati di persone disperate di cui leggiamo ogni giorno nella cronaca, come quelli che non sempre ce la fanno e riempiono il Mediterraneo di vite umane che non si è riusciti a salvare.</p>
<p>Lì si nasconde in un traghetto per la Sicilia e riesce a raggiungere Roma. La Stazione Termini è la prima casa di Mohamed in Italia, dove trascorre un periodo di tre mesi in strada, una condizione che gli insegna come comportarsi e quali difficoltà affrontano le persone che vivono come lui, anche italiane.</p>
<p>Poi l’incontro con gli operatori di Civico Zero, che si occupano di fornire supporto e protezione ai minori stranieri. Nei laboratori del Centro prende per la prima volta in mano una macchina fotografica, una semplice usa e getta, e <strong>scopre la sua passione per la fotografia</strong>.</p>
<p>Oggi i suoi scatti, insieme a quelli di altri ragazzi, sono raccolti in una mostra collettiva itinerante — <strong>R² Roma vista con gli occhi dei Rifugiati</strong> — organizzata grazie all’<em>Associazione SOUK</em>&#8211; <em>Space Of Universal Knowledg</em>e, impegnata a creare eventi in cui far incontrare e dialogare culture diverse.</p>
<p><strong>Mohamed</strong> è una ragazzo che vive la città di Roma di giorno e di notte, la percorre in lungo e in largo e soprattutto, racconta per immagini le vite degli altri, con quella sensibilità unica che viene dall&#8217;essere uno degli altri, in questo caso un privilegio per narrare da dentro, da una posizione di intimità.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-222339 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/keita.png" alt="" width="573" height="298" /></p>
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