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	<title>lievitati Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 Nov 2022 18:10:12 +0000</lastBuildDate>
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	<title>lievitati Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>La vera ricetta dei taralli n&#8217;zogna e pepe per uno &#8216;sfizio&#8217; tutto napoletano</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/13/la-vera-ricetta-dei-taralli-nzogna-pepe-uno-sfizio-napoletano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2017 14:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[lievitati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se siete napoletani e avete dovuto abbandonare la vostra terra o se, più semplicemente, volete provare il gusto dei tarallucci fatti con la sugna, il pepe e le mandorle, allora non perdetevi questa fantastica ricetta [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/13/la-vera-ricetta-dei-taralli-nzogna-pepe-uno-sfizio-napoletano/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La vera ricetta dei taralli n&#8217;zogna e pepe per uno &#8216;sfizio&#8217; tutto napoletano</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/13/la-vera-ricetta-dei-taralli-nzogna-pepe-uno-sfizio-napoletano/">La vera ricetta dei taralli n&#8217;zogna e pepe per uno &#8216;sfizio&#8217; tutto napoletano</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Capita sovente, almeno a <strong>Napoli</strong> che pochi ingredienti, per giunta &#8216;poveri&#8217;, diano vita ad una vera e propria favola del gusto. Ed è così che farina, sugna, pepe e mandorle si uniscano, di tanto in tanto, in matrimonio per generare una fiaba dal sapore decisamente partenopeo. E se è dalla bocca che parte tutto, allora non deve sorprendere nemmeno l&#8217;importanza che, nel corso del tempo, si è attribuita all&#8217;etimologia del termine &#8216;<em><strong>tarallo</strong></em>&#8216;. Le ipotesi sono numerose e soprattutto variegate sull&#8217;argomento. C’è chi sostiene che bisognerebbe far risalire il gustoso termine dal latino “<em><strong>torrère</strong></em>” (abbrustolire), e chi, invece dal francese “<em><strong>toral</strong></em>” (essiccatoio).</p>
<p>Altri, invece, preferiscono attribuire alla sua forma rotondeggiante l&#8217;origine etimologica del termine tanto da far derivare il tarallo dall’italico “<strong><em>tar</em></strong>” (avvolgere), o dal francese antico “<em><strong>danal</strong></em>”, (pain rond, pane rotondo). Esiste però una tesi che sembra sovrastare tutte le altre in termini di attendibilità secondo la quale il vocabolo tarallo discenderebbe piuttosto dal greco “<em><strong>daratos</strong></em>”, ovvero “<em><strong>sorta di pane</strong></em>”. Volendo abbandonare queste quisquilie di natura squisitamente intellettuale, potremmo affidarci, per comprendere appieno l&#8217;origine di questa delizia del palato, nelle mani di chi Napoli l&#8217;ha conosciuta e respirata davvero: <strong>Matilde Serao</strong>.</p>
<p>La scrittrice ha saputo narrare con dovizia di particolari il &#8216;<strong><em>Ventre di Napoli</em></strong>&#8216; soffermandosi in maniera particolare sui taralli e sui famosi <strong>fondaci</strong>. Questi ultimi altro non erano che quartieri molto poveri situati a ridosso del porto. In questi luoghi a farla da padrone erano soprattutto la fame e la miseria. Giorno dopo giorno si consumava sempre il medesimo copione a causa di un popolo denutrito e, di conseguenza, affamato. Questo fino al 1700, quando sul palcoscenico napoletano fece la sua comparsa per la prima volta il famoso &#8216;<em><strong>tarallo</strong></em>&#8216;. Nato dal genio dei fornai napoletani e dalla necessità dell&#8217;epoca di non sprecare nulla, nemmeno lo &#8220;sfrriddo&#8221; della lavorazione.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-54151 size-large alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-vera-ricetta-dei-taralli-n-zogna-e-pepe-per-uno-sfizio-tutto-napoletano-1024x633.jpg" width="640" height="396" /></p>
<p>Fu così quindi che dai ritagli di pasta del pane appena infornato prese vita il tarallo. A dare anima al <strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/03/18/tarallo-napoletano-leopoldo/">prodotto più classico dello street food napoletano</a></strong> furono non solo la farina ma anche la &#8220;<em><strong>nzogna</strong></em>&#8221; ( sugna ), e il pepe. Solo nel 1800 però il <strong>tarallo napoletano</strong> poté godere dell&#8217;aggiunta delle mandorle divenendo la delizia del palato che noi tutti, oggi, siamo abituati a conoscere. Da questo matrimonio gastronomico ci guadagnarono tutti, non solo i fornai ma anche e soprattutto il popolo che, con pochi soldi, poteva finalmente sfamarsi. La sugna e le mandorle apportavano, infatti, un grande valore calorico alla dieta quotidiana dei napoletani più poveri fatta di stenti e, talvolta, anche di nulla.</p>
<p>Fu circondato da questa atmosfera che nacque la famosa figura &#8220;<strong><em>tarallaro</em></strong>&#8221; che, oggi, potremmo definire come un profeta a tutti gli effetti. Il venditore ambulante, infatti, girava per i vicoli e le strade di <strong>Napoli</strong> con<em> </em>una grande &#8220;sporta&#8221; rigorosamente nascosta da una coperta per tenere in caldo e preservare così la fragranza dei taralli e, al grido di “<em>Taralle, taralle cavere!</em>”, regalava speranze e nutrimento per pochi spiccioli. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e questo &#8216;sfizio&#8217; partenopeo nato per soddisfare le esigenze di tutta una popolazione, col tempo, si è tramutato, per così dire, in un bene di prima necessità da consumarsi rigorosamente a <strong>Mergellina</strong>, nei chioschetti dislocati sul lungomare, accompagnandoli con una bella birra ghiacciata, mentre il Vesuvio ci fa l&#8217;occhiolino durante la nostra perfetta passeggiata.</p>
<h2><strong>INGREDIENTI </strong></h2>
<p>30 grammi di lievito di birra o 12 grammi di lievito disidratato<br />
100 grammi di farina<br />
poca acqua tiepida<br />
500 grammi di farina<br />
200 grammi strutto<br />
acqua<br />
2 cucchiaini di sale<br />
2 cucchiaini di pepe nero<br />
200 grammi di mandorle non spellate</p>
<h2><strong>PROCEDIMENTO</strong></h2>
<ul>
<li>Iniziate col sciogliere il lievito nell&#8217;acqua tiepida.</li>
<li>A questo punto dovete scegliere se procedere con una planetaria o se, invece, preferite impastare a mano. I passaggi da seguire non subiranno grossi capovolgimenti di fronte. A questo punto non vi resta che prendere il mezzo chilogrammo di farina, unirvi il lievito, l&#8217;acqua a tiepida, fino a quando risulterà essere necessaria, ed impastare per ottenere un panetto dalla consistenza morbida ed umida.</li>
<li>Arrivati a questo punto non dovrete far altro che coprirlo lasciandolo lievitare per circa un&#8217;ora.</li>
<li>Intanto potete procedere con la sabbiatura dell&#8217;impasto. In pratica dovete prendere la restante farina e unirla al sale, al pepe, e allo strutto. Quindi prelevate 80 grammi di mandorle, tostatele in forno a 180° per pochi minuti ed, infine, tritatele grossolanamente.</li>
<li>Trascorsa l&#8217;ora di lievitazione, se il panetto avrà raddoppiato il suo volume, potete aggiungervi l&#8217;impasto sabbiato ed acqua così da ottenerne uno dalla consistenza morbida. Fate bene attenzione a non lavorare troppo il panetto se volete dei taralli friabili e soprattutto croccanti.</li>
<li>Ora dovete passare alla formatura vera e propria. Prendete dell&#8217;impasto, formatevi dei rotolini che devono avere uno spessore di circa 1 centimetro e una lunghezza di circa 20 centimetri. Intrecciatene due e chiudeteli a mo di ciambella.</li>
<li>A questo punto non vi resta che decorare i taralli con le mandorle intere. Il segreto è spingerle bene all&#8217;interno dell&#8217;impasto intingendole nell&#8217;acqua per facilitarne l&#8217;adesione.</li>
<li>Siete giunti alla seconda lievitazione. Lasciate riposare i vostri capolavori per almeno altre due ore facendo ben attenzione a coprirli con un canovaccio.</li>
<li>Preriscaldate il forno a 180° e inseritevi all&#8217;interno i vostri taralli fino a quando non saranno dorati. Impiegheranno all&#8217;incirca dai 45 minuti all&#8217;ora).</li>
<li>Serviteli ovviamente caldi per gustarne appieno la fragranza e, soprattutto, buon appetito!</li>
</ul>
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		<title>La &#8216;pagnotta di Santa Chiara&#8217;, un&#8217;antica ricetta napoletana ormai dimenticata</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/10/la-pagnotta-santa-chiara-unantica-ricetta-napoletana-ormai-dimenticata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2017 15:57:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[lievitati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa ricetta racconta di un'antica pietanza napoletana che ormai non si prepara più e, fidatevi, se vi dico che si tratta di una grave perdita per la cultura enogastronomica partenopea [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/10/la-pagnotta-santa-chiara-unantica-ricetta-napoletana-ormai-dimenticata/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La &#8216;pagnotta di Santa Chiara&#8217;, un&#8217;antica ricetta napoletana ormai dimenticata</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molto tempo fa, a Napoli, l&#8217;<strong>11 agosto</strong>, giornata in cui si celebra <strong>Santa Chiara</strong>, era usanza preparare una vera delizia del palato. Sfortunatamente, col trascorrere del tempo, questa ricetta è caduta nell&#8217;oblio e, oggi giorno, è davvero difficile trovare una friggitoria napoletana in grado di prepararla. E&#8217; proprio per tale motivo che ho deciso di diffondere questa antica tradizione nella speranza, cioè, che gli amanti della buona tavola decidano di rinnovarla e di non perdere un pezzetto di storia gastronomica che racconta di <strong>Napoli</strong> e del suo splendente passato.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-53863 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-pagnotta-di-santa-chiara-un-antica-ricetta-napoletana-ormai-dimenticata.jpg" width="500" height="325" /></p>
<p>La &#8220;<em><strong>pagnotta di S. Chiara</strong></em>&#8221; altro non è che una sorta di fagottino preparato a partire da ingredienti semplici come la farina, le patate schiacciate, il lievito, lo strutto e il pepe. Il tutto viene poi rigorosamente impastato a mano e la farcitura è, a dir poco, da leccarsi i baffi: pomodorini e filetti di alici, cotti con origano e prezzemolo. La cottura, contrariamente a quanto a prima vista potrebbe apparire, è affidata al forno e non si tratta assolutamente di una frittura che, seppur saporita, non si sposa bene con questa prelibatezza tutta partenopea.</p>
<h2><strong>INGREDIENTI</strong></h2>
<h3><strong>PER L&#8217;IMPASTO</strong></h3>
<p>1 chilogrammo di farina W 170<br />
1/2 litro di acqua<br />
10 grammi di lievito di birra<br />
350 grammi di patate lessate e poi schiacciate<br />
20 grammi di sale<br />
50 grammi di Strutto<br />
pepe</p>
<h3><strong>PER LA FARCITURA</strong></h3>
<p>800 grammi di pomodori San Marzano dop pelati<br />
400 grammi di alici<br />
Aglio<br />
Origano<br />
Prezzemolo<br />
Olio evo</p>
<h2><strong>PREPARAZIONE</strong></h2>
<ul>
<li><strong>Per l&#8217;impasto</strong>: il primo compito che dovete svolgere è quello di lessare le patate, schiacciarle ed infine farle raffreddare. A questo punto siete pronti per preparare l&#8217;impasto vero e proprio. Potete scegliere di impastare a mano o di farvi aiutare da una planetaria. I passaggi ovviamente non cambiano e sono i seguenti.</li>
<li>Prima di tutto sciogliete il lievito in un po&#8217; di acqua, quindi aggiungetevi metà farina e le patate schiacciate. Impastate per un po&#8217; fino a quando cioè tutti gli ingredienti non si saranno ben amalgamati. A questo punto non vi resta che inserire la restante farina, il sale e continuare ad impastare. Quando la consistenza della pagnotta vi sembrerà omogenea, non dovete fare altro che aggiungervi anche lo strutto e il pepe. E&#8217; in questo preciso istante che siete tenuti ad impastare manualmente la pagnotta fino a quando non apparirà ai vostri occhi lucida e, soprattutto, compatta.</li>
<li>A questo punto non vi resta che adagiarla in un contenitore e lasciarla lievitare.</li>
<li><strong>Per la farcitura</strong>: Non dovete fare altro che versare l&#8217;olio evo in una padella insieme all&#8217;aglio per farlo imbiondire. Quindi togliete l&#8217;ingrediente che non incontra sempre il gradimento di tutti e versate nel tegame i pomodori pelati, l&#8217;origano e fate addensare la salsa un po&#8217; il tutto. Saranno sufficienti all&#8217;incirca 8 &#8211; 10 minuti. Trascorso questo tempo, prendete le alici, che avrete pulito in precedenza, e portatele a cottura insieme agli altri ingredienti. Quindi aggiungete il prezzemolo tritato finemente.</li>
<li><strong>Per la formatura</strong>: quando l&#8217;impasto sarà raddoppiato di volume, formate dei panetti di 200 grammi ciascuno e lasciateli riposare per almeno altri 30 minuti. Quindi stendeteli con il matterello fino a quando non avrete ottenuto dei dischi dal diametro di 20 &#8211; 22 centimetri. Farciteli con la salsa che avete preparato in precedenza e chiudeteli a mo di fagottino.</li>
<li><strong>Per la cottura</strong>: cuoceteli nel forno statico a una temperatura di circa 200° per una ventina di minuti. Vi verranno meglio se avrete una pietra refrattaria. Se poi potete godere dei vantaggi del possedere un forno a legna, inserite le pagnotte al suo interno per 20-25 minuti ad una temperatura di 200°-220°. Non ve ne pentirete assolutamente.</li>
<li>Dopo averle cotte e prima di servirle spennellatele con il sughetto di pomodori e alici.</li>
<li>Buon appetito!</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/10/la-pagnotta-santa-chiara-unantica-ricetta-napoletana-ormai-dimenticata/">La &#8216;pagnotta di Santa Chiara&#8217;, un&#8217;antica ricetta napoletana ormai dimenticata</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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