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	<title>giornata della memoria Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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		<title>Chi è Luciana Pacifici, è napoletana la più giovane vittima italiana deportata dai nazifascisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 11:48:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella Giornata della Memoria la città di Napoli ha ricordato la tragedia dell&#8217;Olocausto e i cittadini partenopei che ne furono vittime. Il sindaco, Gaetano Manfredi, con le più alte cariche cittadine, ha deposto una corona di fiori bianchi alla memoria di Luciana Pacifici, la più giovane vittima italiana del nazifascismo che a pochi mesi di [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <strong>Giornata della Memoria</strong> la città di <strong>Napoli</strong> ha ricordato la tragedia dell&#8217;<strong>Olocausto</strong> e i cittadini partenopei che ne furono vittime. Il sindaco, <strong>Gaetano Manfredi</strong>, con le più alte cariche cittadine, ha deposto una <strong>corona di fiori bianchi</strong> alla memoria di <strong>Luciana Pacifici</strong>, la <strong>più giovane vittima italiana del nazifascismo</strong> che a pochi mesi di vita fu <strong>deportata ad Auschwitz con la famiglia</strong>.</p>
<h2>Chi è Luciana Pacifici</h2>
<p>La cerimonia si è svolta nella <strong>piazzetta a lei intitolata nel 2015</strong> per volontà dell&#8217;amministrazione comunale <strong>De Magistris</strong> che decise di cambiare il toponimo. La piazza era precedentemente dedicata a <strong>Gaetano Azzariti</strong>, che fu presidente del <strong>Tribunale della Razza</strong>. &#8220;<em>Oggi è una giornata importante perchè la memoria è il più grande patrimonio per affrontare il futuro</em> &#8211; ha detto il sindaco <strong>Manfredi</strong> &#8211; <em>la stagione della Shoah è un monito da trasmettere ai giovani che spesso sono portati da cattivi maestri su strade sbagliate. Napoli è stata ed è grande simbolo della lotta all&#8217;antifascismo e ha sempre difeso i valori della democrazia e della libertà. La lotta per la democrazia è una battaglia e un impegno quotidiano che devono fare le istituzioni e i cittadini</em>&#8220;.</p>
<h2>Chi è Luciana Pacifici: la cerimonia</h2>
<p>Alla cerimonia tra gli altri ha partecipato anche la <strong>comunità ebraica napoletana</strong>. &#8220;<em>La memoria è importante per formare le giovani generazioni ed è un&#8217;arma che abbiamo per trasmettere gli orrori del passato e fare in modo che non si ripetano</em> &#8211; ha affermato la presidente della comunità ebraica cittadina, <strong>Lydia Schapirer</strong> &#8211; <em>l&#8217;antisemitismo dormiente oggi purtroppo sta risorgendo e la società civile deve avere il coraggio di dire basta</em>&#8220;.</p>
<p>A seguire il <strong>sindaco</strong> ha deposto un <strong>mazzo di fiori</strong> in <strong>piazza Bovio</strong> dove alcuni anni fa sono state sistemate delle <strong>pietre di inciampo</strong>. Le celebrazioni sono state un&#8217;occasione per pacificare i legami tra l&#8217;amministrazione comunale e la <strong>comunità ebraica</strong>. Rapporti che si erano interrotti per le posizioni della <strong>precedente amministrazione</strong>.</p>
<h3>Chi è Luciana Pacifici: la storia</h3>
<p>La piccola <strong>Luciana Pacifici</strong> è nata a <strong>Napoli</strong> il <strong>28 maggio del 1943</strong>. A <strong>settembre </strong>dello stesso anno il regime <strong>nazifascista</strong> avvierà la <strong>deportazione di massa</strong> degli <strong>ebrei</strong> dall&#8217;<strong>Italia</strong> ad <strong>Auschwitz</strong>.</p>
<p><strong>Elda Procaccia</strong> e <strong>Loris Pacifici</strong>, rispettivamente la mamma e il papà di <strong>Luciana</strong>, si trasferirono dal capoluogo campano a <strong>Livorno &#8211;</strong> in Toscana &#8211; per poi andare a vivere in <strong>provincia di Viareggio</strong>.  Secondo quanto raccolto dal <strong>Centro di Documentazione Ebraica</strong>, l&#8217;intera famigli <strong>Pacifici</strong> fu arrestata il <strong>6 dicembre</strong> <strong>del 1943</strong>.</p>
<p>La neonata <strong>Luciana</strong> insieme ai suoi genitori fu trasportata a <strong>Cerasomma</strong> e <strong>detenuta</strong> nel <strong>campo Bagni di Lucca</strong>. In seguito, come riportato da <em>UniversoMamma</em>,  la famiglia <strong>Pacifici</strong> fu trasferita a <strong>Milano</strong>.</p>
<h3>Chi è Luciana Pacifici: l&#8217;arrivo ad Auschwitz</h3>
<p>Fu proprio dalla città lombarda che <strong>Luciana</strong> insieme a mamma <strong>Elda</strong> e papà <strong>Loris</strong>, fu fatta partire con il <strong>Convoglio n.6</strong> per i <strong>campi di concentramento e sterminio</strong>. Era il <strong>30 gennaio del 1944</strong>.</p>
<p>Il treno arrivò in <strong>Polonia</strong> il <strong>6 febbraio</strong>. Proprio questa sarebbe la data che coinciderebbe con il giorno del loro <strong>decesso</strong>. Ma è molto probabile che la piccola <strong>Luciana</strong> abbia perso la vita a causa delle temperature e della mancanza di cibo e acqua, prima dell&#8217;arrivo ad <strong>Auschwitz</strong>. La madre, invece, è morta il <strong>30 novembre 1944</strong>.</p>
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		<title>I giovani non devono dimenticare… Una farfalla gialla sul filo spinato e una ragazza con il cappotto rosso. Ma il 15 % degli italiani nega che l’Olocausto sia mai esisistito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Januaria Piromallo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 16:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non potevi accasciarti sennò ti uccidevano. Si andava avanti, una gamba dopo l’altra, era la forza della vita”. E ancora: “Senza sesso, senza mutande, senza mestruazioni, senza seno: così si toglie la dignità a una donna”. Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della Shoah, ha ricordato la marcia della morte, quel cammino dell’orrore, al [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/02/01/i-giovani-non-devono-dimenticare-una-farfalla-gialla-sul-filo-spinato-e-una-ragazza-con-il-cappotto-rosso-ma-il-15-degli-italiani-nega-che-lolocausto-sia-mai-esisistito/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from I giovani non devono dimenticare… Una farfalla gialla sul filo spinato e una ragazza con il cappotto rosso. Ma il 15 % degli italiani nega che l’Olocausto sia mai esisistito</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Non potevi accasciarti sennò ti uccidevano. Si andava avanti, una gamba dopo l’altra, era la forza della vita”. E ancora: “Senza sesso, senza mutande, senza mestruazioni, senza seno: così si toglie la dignità a una donna”. Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della Shoah, ha ricordato la marcia della morte, quel cammino dell’orrore, al Parlamento Europeo per commemorare la Giornata della Memoria, funestata da inquietanti episodi di antisemitismo anche in Italia. Il suo sguardo è lucido, le parole strazianti. L’inferno non si scorda facilmente e lei, magra, scheletrita, si aggrappa a un ricordo, quello di una bambina di cui ha dimenticato il nome che aveva disegnato una farfalla gialla sul filo spinato.</p>
<p>Anche Nicoletta Sipos, scrttrice e saggista, ha voluto unire la sua voce a quella della Segre per sostenere che la memoria è il vaccino contro l’indifferenza, è l’antidoto contro l’intolleranza. “Venti di guerra ci sono anche adesso. Il potere è un’arma pericolosissima”, lo ha ricordato lo psichiatra Vittorino Andreoli ad Andrea Purgatori nel corso della puntata di Atlantide sulla 7 dedicata a “Anatomia di un dittatore”, a proposito del risorto pericolo neonazista e neofascista. Lo ha vissuto sulla sua pelle, ancora una volta, la Segre, quando lo scorso novembre al Senato fu votata la commissione antisemitismo e antirazzismo ( di cui lei era la degna firmataria) e ci furono in aula ben 98 astenuti. L’onta si commenta da sola. Mentre al Parlamento Europeo si sono alzati tutti in piedi per applaudire commossi la “nonna” della Shoah.</p>
<p>Tra la montagna di libri scritti sul tema della memoria ( a me, non solo a me, tanto caro), una lettura potente è il romanzo della Sipos “La ragazza col cappotto rosso” ( Piemme), uscito in questi giorni, un tassello da aggiungere alla memoria collettiva. La sua chiave narrativa è quella di immergersi in un sottomarino per fare la traversata nell’oceano delle mostruosità dei “volenterosi carnefici di Hitler” per dirla con il saggista Daniel Goldhagen. Nicoletta riemerge solo quando ha messo a posto i tasselli di questo intricato memoir. “Sono un’assassina”. Leggi questo incipit e il libro non lo molli più. E’ scritto nero su bianco nella lettera che Nives, la protagonista, ritrova in una scatola di latta impolverata e dimenticata chissà da quanto tempo. La missiva indirizzata alla madre Sara la riporta alla sua gioventù, lei, italiana, cattolica, giovane sposa di un medico ebreo ungherese si trasferisce con lui a Budapest durante gli anni bui della persecuzione.</p>
<p>Conosce Bekka, ungherese di buona famiglia ebrea, uno straordinario talento artistico le aveva permesso di studiare all’Accademia della Belle Arti di Budapest benché fosse donna ed ebrea, categoria sgradita al regime. Finita in una retata Bekka è caricata su un treno diretto ad Auschwitz. Una tappa provvisoria al campo di smistamento di Oradea che da programma avrebbe dovuto portare alla morte tutti i 4.000 passeggeri del treno. Di quel gruppo si salvano solo in quattro. Tra questi Brekka ma la caccia agli ebrei ungheresi diventa sempre più spietata. Ne esce un grande mosaico dell’Europa della persecuzione durante gli ultimi mesi di guerra, in cui tornano i temi della fuga e dell’esilio prima dal Reich e poi dal comunismo. È il destino di chi porta sulla coscienza l’incubo di tante vite spezzate. Eppure, rischiando appena un poco, avrei forse potuto salvare qualcuno. Invece ho pensato solo a salvare me stessa. E sono diventata complice di uno sterminio. Sono un’assassina…, così scrive Bekka a Sara mentre sprofonda nel suo abisso del senso di colpa del sopravissuto.</p>
<p>E a me vengono i brividi a leggere l&#8217;ultimo rapporto Eurispes 2020: il 15,6% degli italiani nega che l’Olocausto sia mai avvenuto. Al quale aggiungere un altro un 16,1 % che ammette sì la Shoah ma non è stato un fenomeno così rilevante. Come dire che i sopravissuti con la complicità delle forze alleate avessero loro montato una perversa macchina di propaganda di vittimismo. Amcora più inquietante che il 37, 2% sostienga che gli episodi attuali di antisemitismo non siano altro che bravate. La ragazza col cappotto rosso è carta viva che parla, fondamentale per il futuro quando non ci saranno più testimoni diretti a raccontare l’orrore della Shoah.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-189430 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2020-02-06-alle-18.10.28.png" alt="I giovani non devono dimenticare… Una farfalla gialla sul filo spinato e una ragazza con il cappotto rosso. Ma il 15 % degli italiani nega che l’Olocausto sia mai esisistito" width="515" height="411" /></p>
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