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	<title>antonio aida Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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		<title>Ha un male alla gola ma aspetta ancora la Tac, la storia di Antonio abbandonato in una cella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 17:16:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catapultato in un carcere di un&#8217;altra regione e in attesa di una tac che dovrebbe accertare lo stadio di un linfonodo alla gola diagnosticatogli a settembre. È questa l&#8217;estrema sintesi della drammatica storia di Antonio A., 45enne detenuto napoletano. La sua odissea ha avuto inizio esattamente un anno fa, quando Antonio ha dovuto subire un delicato [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catapultato in un carcere di un&#8217;altra regione e in attesa di una tac che dovrebbe accertare lo stadio di un linfonodo alla gola diagnosticatogli a settembre. È questa l&#8217;estrema sintesi della drammatica storia di <strong>Antonio A.</strong>, 45enne detenuto napoletano.</p>
<p>La sua odissea ha avuto inizio esattamente un anno fa, quando <strong>Antonio</strong> ha dovuto subire un delicato intervento alla colonna vertebrale. Era il <strong>novembre del 2018</strong> e l&#8217;operazione, effettuata presso il <strong>Centro Neuromed </strong>di <strong>Pozzilli</strong> (in provincia di <strong>Isernia</strong>), è stata molto complessa perché focalizzata sul suo midollo osseo. Già ad <strong>ottobre</strong>, come scritto sulla denuncia inviata in <strong>Procura</strong> dall&#8217;avvocato <strong>Carlo Fabbozzo</strong> (legale difensore di <strong>Antonio</strong>), &#8220;<em>il giudice del Tribunale di Napoli dott. Battinieri si auspicava che questi esami venissero fatti in tempi brevi</em>&#8220;.</p>
<p>A <strong>gennaio del 2019</strong> <strong>Antonio </strong>è stato arrestato e secondo quanto riportato dai referti medici, avrebbe dovuto scontare la sua pena seguendo un percorso sanitario e terapeutico stabilito. Ma <strong>Antonio</strong> era detenuto nel centro clinico del <strong>carcere di Secondigliano</strong> e dentro un cella certi diritti non contano.</p>
<p>Così, il 45enne, è rimasto in attesa all&#8217;interno del Centro sanitario facente parte del penitenziario. Ma le sventure non sono certo finite. La salute di <strong>Antonio</strong> ha continuato a peggiorare. Ha iniziato a fargli male la gola, parte del corpo dove aveva già subito tre interventi per i quali l&#8217;otorinolaringoiatra di famiglia aveva consigliato una visita ed esami specifici.</p>
<p>È emerso, dopo un controllo presso l&#8217;<strong>Ospedale del Mare</strong>, che <strong>Antonio</strong> ha un linfonodo alla gola. Questo ha preoccupato i medici che gli hanno diagnosticato una tac e una biopsia. La richiesta è stata fatta il <strong>24 settembre</strong> scorso. Due giorni dopo, il <strong>26 settembre</strong>, Antonio è stato trasferito presso il carcere di <strong>Caltanissetta</strong>, in <strong>Sicilia</strong>.</p>
<p>Le due patologie e la mancanza della moglie e dei 5 figli, hanno causato il peggioramento della salute di <strong>Antonio</strong>. Quest&#8217;ultimo, secondo pareri clinici &#8211; potrebbe rischiare &#8211;  l&#8217;aggravarsi del linfonodo. Per questo la moglie, <strong>Maria A. </strong>&#8211; con il supporto dell&#8217;avvocato <strong>Fabbozzo</strong> &#8211; ha fatto richiesta all&#8217;autorità giudiziaria per consentire al marito di iniziare le terapie e sostenere i dovuti accertamenti.</p>
<p>Il medico del penitenziario napoletano aveva sottoscritto già un referto dove è stata indicata ufficialmente la necessità di sottoporre <strong>Antonio</strong> alle verifiche sanitarie richieste. Ma ancora oggi, &#8220;<em>dal Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria </em>(<strong>DAP</strong>, ndr)<em> e dai vertici del carcere di <strong>Caltanissetta</strong> non è arrivato alcun segnale</em>&#8220;, ci ha detto il legale.</p>
<p>Di conseguenza <strong>Antonio</strong> ha iniziato la sua protesta nonviolenta, in perfetto stile <em>pannelliano</em>: prima si sarebbe seduto davanti la propria cella rifiutandosi di entrare e in seguito ha iniziato lo sciopero della fame e della seta. &#8220;<em><strong>Antonio</strong> mia ha raccontato</em> &#8211; ha detto <strong>Fabbozzo</strong> &#8211; <em>di aver subito presunte violenze, maltrattamenti e minacce da alcuni agenti della <strong>Polizia Penitenziaria</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Il 45enne sarebbe stato messo in isolamento e la situazione sarebbe andata avanti se avesse raccontato a qualcuno le presunte vessazioni subite. Per questo <strong>Antonio</strong> ha scritto una denuncia che il suo avvocato ha regolarmente presentato presso gli uffici delle <strong>Procura</strong>.</p>
<p>Ad oggi, senza considerare le presunte violenze che <strong>Antonio</strong> avrebbe subito e che saranno verificate dall&#8217;autorità giudiziaria, ci troviamo di fronte ad un caso di palese disumanità: impedire da due mesi ad un detenuto di sostenere esami e terapie che gli consentirebbero di curarsi. Il 45enne, invece, è stato abbandonato in una cella e conosciamo bene il degrado nel quale sono lasciate le carceri italiane.</p>
<p>La moglie <strong>Maria</strong> ha paura che <strong>Antonio </strong>possa morire tra le mura di un penitenziario. Ha paura, da madre, che i propri figli non possano vedere più il papà. Sfiancata dalle trasferte, molto costose, per andare a trovare Antonio, <strong>Maria</strong> ha lanciato un appello affinché al marito sia garantito il diritto alla salute, anche se detenuto: &#8220;<em>Mio marito rischia di morire, chiedo solo che sia curato. La malattia non centra nulla con il fatto che Antonio è detenuto e che deve scontare la sua pena</em>&#8220;.</p>
<p>Una richiesta legittima e garantita dalla <strong>Costituzione Italiana</strong> che inoltre, all&#8217;<strong>articolo 27</strong> afferma: &#8220;<em>La responsabilità penale è personale. L&#8217;imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato</em>&#8220;. Sarebbe un peccato se <strong>Antonio</strong> diventasse uno dei tanti &#8220;<em>Ultimi</em>&#8221; dimenticati dallo Stato e dalla società.</p>
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