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	<title>abc acqua bene comune Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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		<title>La crisi di &#8220;Abc&#8221; dimostra il fallimento delle partecipate e della gestione pubblica</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 21:36:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I vertici di <em><strong> ABC &#8211; Acqua Bene Comune</strong></em> si sono dimessi senza polemiche, rivendicando il lavoro svolto fino ad oggi e evidenziando la buona collaborazione avuta nel tempo con il Comune di Napoli. Dal canto suo il sindaco <strong>Luigi De Magistris</strong> ha ringraziato l&#8217;ormai ex Presidente <strong>Marina Paparo</strong> e i consiglieri <strong>Ornella Carbone</strong> e <strong>Marco Race</strong>. In effetti per questa singola vicenda non è scoppiata nessuna tragedia amministrativa, ma quello che è accaduto negli uffici di una delle partecipate più rappresentative del <strong>Comune di</strong> <strong>Napoli</strong> alimenta lo stesso alcune riflessioni.</p>
<p>Innanzitutto la questione dell&#8217;acqua pubblica è stato un cavallo di battaglia di questa amministrazione. Ad oggi, però, <em><strong>ABC</strong></em> ha alcuni problemi di natura non solo economica e che risalgono quasi ad un anno fa, quando è stato licenziato dal Sindaco il precedente Presidente <strong>Maurizio Montalto</strong>. In quel caso sul tavolo c&#8217;erano le seguenti questioni: l&#8217;integrazione dei lavoratori della partecipata <em>Net Service </em>e di quelli dello stabilimento di Ponticelli. Persone da assumere in altre forme per le quali non ci sarebbero i fondi necessari. Ma le risorse economiche mancherebbero anche per alcuni impianti di depurazione, le fognature e la manutenzione. E stiamo parlando di alcuni milioni di euro che mancano al bilancio di <em>ABC </em>e che dovrebbero essere messe in campo dal comune stesso.</p>
<p>Quindi i cittadini napoletani, forse, pagano poco per la bolletta dell&#8217;acqua ma il sistema di gestione pubblica di questo servizio inizia a manifestare in modo sempre più forte tutte le sue debolezze. Ma la vicenda <em><strong>ABC</strong></em>, che mi auguro si risolva al meglio, dimostra anche un&#8217;altro fattore che riguarda in generale il fenomeno delle partecipate. Queste ultime sono nate per arginare l&#8217;influenza dei privati all&#8217;interno della sfera pubblica. Ma nel caso del Comune di Napoli, l&#8217;unica partecipata che funziona e che rende anche economicamente è la <strong>Gesac</strong> dell&#8217;aeroporto di <strong>Capodichino</strong>, che tra l&#8217;altro è stata messa in vendita da questa amministrazione per sanare i vuoti di bilancio.</p>
<p>Infatti, soprattutto per quanto riguarda i trasporti, la gestione pubblica dei servizi a <strong>Napoli</strong> è fallimentare. Si può parlare di un vero e proprio collasso finanziario che ha determinato delle gravi inefficienze. Di questa situazione a pagarne le spese, sono ovviamente, i cittadini, soprattutto quelli che continuano a pagare le tasse e i biglietti per il trasporto pubblico (le cui tariffe sono state &#8220;giustamente&#8221; aumentate). Così, per riempire le casse comunali vuote e indebitate, il Comune nelle sue previsioni di bilancio ha praticamente autorizzato la svendita del suo patrimonio pubblico. Il tutto avviene con la scure della <strong>Corte dei Conti </strong>pronta ad abbattersi sull&#8217;attuale amministrazione che sembra aver dimenticato che i beni della città sono dei cittadini e il suo compito è solo di amministrarli al meglio.</p>
<p>Ed ecco che l&#8217;amministrazione del pubblico, quella che vuole lontani i privati da qualsiasi gestione, svende se stessa proprio all&#8217;odiato nemico. Ma non sarebbe stato meglio programmare una strategia finanziaria in partenership con i privati? Una realtà amministrativa come quella di <strong>Napoli</strong>, bisognosa di soldi e con la necessità di far funzionare se stessa, ha chiuso le porte a possibili investitori con la presunzione di riuscire a gestire da sola tutto quello che riguarda i servizi pubblici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, l&#8217;unico esperimento di una collaborazione tra pubblico e privato è quello dei restauri dei monumenti in cambio di pubblicità: oltre ad alcune vicissitudini giudiziarie che vedono coinvolta la società in questione, se riusciamo a vedere un monumento restaurato ogni 10 anni siamo più che fortunati. Lo stesso vale per l&#8217;apertura e chiusura dei cantieri in città, il tempismo è lo stesso, ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
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