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	<title>Scienza - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>Scienza - Voce di Napoli</title>
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		<title>Campi Flegrei, l’INGV frena gli allarmismi: “Nessuna previsione di eruzioni imminenti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 15:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le polemiche e la preoccupazione attorno ai Campi Flegrei continuano ad alimentare il dibattito pubblico dopo la diffusione del controverso studio scientifico che ipotizzava una possibile fase critica del fenomeno del bradisismo tra il 2030 e il 2035. A intervenire ufficialmente nelle ultime ore è stato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che con una lunga nota ha [...]</p>
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<p>Le polemiche e la preoccupazione attorno ai <strong>Campi Flegrei</strong> continuano ad alimentare il dibattito pubblico dopo la diffusione del controverso studio scientifico che ipotizzava una possibile fase critica del fenomeno del <strong>bradisismo</strong> tra il 2030 e il 2035. A intervenire ufficialmente nelle ultime ore è stato l’<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</strong>, che con una lunga nota ha voluto chiarire il contenuto reale del documento, ridimensionando le interpretazioni più allarmistiche circolate sui media e sui social. Secondo l’istituto, il lavoro scientifico citato rappresenta esclusivamente uno studio preliminare, ancora in fase di revisione da parte della comunità scientifica internazionale, e non contiene alcuna previsione certa di terremoti o eruzioni imminenti nell’area vulcanica flegrea. L’INGV sottolinea come il paper pubblicato sulla piattaforma arXiv debba essere considerato un’ipotesi di ricerca finalizzata ad analizzare l’evoluzione della deformazione del suolo e non una sentenza sul futuro del territorio. Una precisazione ritenuta necessaria dopo che la diffusione delle anticipazioni aveva generato forte apprensione tra cittadini e residenti dell’area occidentale di Napoli, già provati da mesi di scosse sismiche e dal costante sollevamento del terreno. </p>



<p>Nel comunicato, l’INGV punta inoltre il dito contro alcune ricostruzioni giornalistiche considerate eccessivamente sensazionalistiche. Secondo i ricercatori, diversi articoli avrebbero attribuito allo studio dichiarazioni e significati che non sarebbero presenti nel testo originale, contribuendo a creare una rappresentazione distorta della reale situazione scientifica dei&nbsp;<strong>Campi Flegrei</strong>. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla questione del cosiddetto “forecasting criptato”, termine che aveva alimentato sospetti e timori tra la popolazione. L’istituto ha spiegato che si tratta semplicemente di una metodologia tecnica utilizzata nella ricerca internazionale per certificare temporalmente le analisi previsionali, garantendo la tracciabilità dei dati e la validazione scientifica degli studi. Nessuna “previsione segreta”, dunque, né scenari nascosti comunicati soltanto agli addetti ai lavori. Una precisazione importante per smorzare il clima di tensione che si era rapidamente diffuso soprattutto nelle comunità di Pozzuoli, Bacoli e dei quartieri occidentali di Napoli, dove il tema del rischio vulcanico resta estremamente sensibile.</p>



<p>L’INGV ha infine ribadito che il monitoraggio dell’area flegrea prosegue senza interruzioni attraverso sistemi di sorveglianza multiparametrici attivi ventiquattr’ore su ventiquattro. Le reti di controllo osservano costantemente parametri fondamentali come la sismicità, le emissioni di gas, le deformazioni del suolo e l’attività geotermica, permettendo agli esperti di seguire in tempo reale ogni variazione del sistema vulcanico. Proprio per questo motivo l’istituto invita cittadini e organi di informazione a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali diffuse dall’INGV e dal&nbsp;<strong>Dipartimento della Protezione Civile</strong>, evitando interpretazioni autonome che potrebbero generare paure ingiustificate. Resta comunque alta l’attenzione scientifica sull’area dei Campi Flegrei, considerata una delle caldere vulcaniche più monitorate al mondo, in un contesto in cui il fenomeno del bradisismo continua a manifestarsi con intensità crescente ma senza segnali concreti, allo stato attuale, di un’eruzione imminente.</p>
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		<title>Campi Flegrei, il report degli scienziati: “Tra il 2030 e il 2035 la fase più critica”</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2026/05/23/campi-flegrei-il-report-degli-scienziati-tra-il-2030-e-il-2035-la-fase-piu-critica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:03:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cresce la preoccupazione attorno ai Campi Flegrei, l’area vulcanica che da mesi vive una recrudescenza del fenomeno del bradisismo con sciami sismici sempre più frequenti e un costante sollevamento del suolo. A riaccendere il dibattito scientifico è un nuovo studio anticipato dal Corriere della Sera, un documento che ipotizza uno scenario particolarmente delicato tra il 2030 e il [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cresce la preoccupazione attorno ai <strong>Campi Flegrei</strong>, l’area vulcanica che da mesi vive una recrudescenza del fenomeno del <strong>bradisismo</strong> con sciami sismici sempre più frequenti e un costante sollevamento del suolo. A riaccendere il dibattito scientifico è un nuovo studio anticipato dal Corriere della Sera, un documento che ipotizza uno scenario particolarmente delicato tra il 2030 e il 2035, periodo indicato come possibile punto di massima criticità se l’attuale evoluzione geologica dovesse proseguire senza cambiamenti. Il paper, dal titolo “L’accelerazione ai Campi Flegrei segnala una criticità-transizione entro il prossimo decennio”, non è ancora stato sottoposto a revisione scientifica, ma porta la firma di studiosi ed esperti internazionali impegnati da anni nell’analisi dei fenomeni vulcanici e sismici. </p>



<p>Tra gli autori figurano <strong>Davide Zaccagnino</strong>, ricercatore legato all’Institute of Risk Analysis Prediction and Management di Guangdong e all’<strong>INGV</strong>, il fisico <strong>Didier Sornette</strong>, noto per gli studi sui sistemi complessi, oltre ai ricercatori della <strong>Federico II</strong> Antonio Giovanni Iaccarino e Matteo Picozzi. Secondo le anticipazioni del quotidiano, il lavoro evidenzierebbe come le analisi indipendenti convergano verso una finestra temporale critica compresa tra il 2030 e il 2034, con il terreno che potrebbe sollevarsi fino a quattro metri rispetto ai livelli attuali. (<a>corriere.it</a>)</p>



<p>Il documento sottolinea come il fenomeno sarebbe alimentato da un progressivo accumulo di pressione dovuto ai fluidi e ai gas magmatici presenti nel sottosuolo. Gli esperti precisano che al momento non esistono evidenze di un’eruzione imminente, ma avvertono che il sistema vulcanico starebbe avvicinandosi a una “soglia meccanica critica” il cui esito rimane imprevedibile. Proprio per questo motivo i ricercatori starebbero sviluppando un innovativo sistema di previsione “crittografato”, destinato principalmente alla <strong>Protezione Civile</strong>, capace di fornire aggiornamenti continui sull’evoluzione del fenomeno senza generare inutili allarmismi nella popolazione. L’obiettivo sarebbe quello di garantire informazioni tempestive alle autorità competenti mantenendo però il massimo rigore scientifico nella diffusione dei dati. Il report descrive inoltre una sismicità concentrata in una fascia fragile situata tra i 2 e i 3 chilometri di profondità, sopra serbatoi magmatici poco profondi che interessano l’intera caldera flegrea. Una configurazione che, secondo gli studiosi, richiede un monitoraggio ad altissima risoluzione e costanti aggiornamenti previsionali. </p>



<p>Uno degli aspetti più significativi emersi dallo studio riguarda il presunto cambiamento nel comportamento delle rocce registrato dal 2022 in poi. Gli scienziati parlano infatti di una transizione “<strong>da elastica ad anelastica”, </strong>segnale che il sistema geologico starebbe entrando in una fase di danno irreversibile e tensione distribuita. In termini pratici, il sottosuolo dei Campi Flegrei potrebbe reagire in maniera sempre meno prevedibile agli stress interni generati dalla pressione magmatica. La stima geodetica più attendibile colloca il possibile cambio di regime nell’autunno del 2033, anche se gli stessi autori chiariscono che ciò non coincide necessariamente con un’eruzione vulcanica o con un evento catastrofico specifico. </p>



<p>Tuttavia, il quadro delineato conferma una crescente instabilità dell’area flegrea, <strong>già segnata negli ultimi mesi</strong> da terremoti avvertiti distintamente tra Pozzuoli, Bacoli e la zona occidentale di Napoli. Gli studiosi ricordano inoltre che i precedenti episodi di bradisismo mostrano come la caldera sia ormai entrata in una nuova fase di agitazione, caratterizzata da un livello di pericolosità superiore rispetto al passato, pur senza aver ancora raggiunto quella coordinazione meccanica tipica delle imminenti crisi eruttive. </p>
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		<item>
		<title>Nuova scoperta sul bradisismo dei Campi Flegrei: &#8220;Colate di fango bollente e detriti dirette verso la costa&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/09/12/nuova-scoperta-sul-bradisismo-dei-campi-flegrei-colate-di-fango-bollente-e-detriti-dirette-verso-la-costa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Coppola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 05:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova ricerca condotta da&#160;CNR&#160;e&#160;INGV, in collaborazione con la società&#160;Steam, rivela che il&#160;bradisismo&#160;dei Campi Flegrei non è direttamente causato dal movimento del magma. Lo studio, pubblicato sulla rivista&#160;Solid Earth, indica invece che il fenomeno è alimentato dal&#160;riscaldamento&#160;e dalla&#160;pressurizzazione&#160;di un&#160;acquifero intermedio, una sorta di serbatoio di&#160;fluidi termali&#160;situato a una profondità tra 2.7 e 4.0 chilometri. Questo [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2025/09/12/nuova-scoperta-sul-bradisismo-dei-campi-flegrei-colate-di-fango-bollente-e-detriti-dirette-verso-la-costa/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Nuova scoperta sul bradisismo dei Campi Flegrei: &#8220;Colate di fango bollente e detriti dirette verso la costa&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una nuova ricerca condotta da&nbsp;<strong>CNR</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>INGV</strong>, in collaborazione con la società&nbsp;<strong>Steam</strong>, rivela che il&nbsp;<strong>bradisismo</strong>&nbsp;dei Campi Flegrei non è direttamente causato dal movimento del magma. Lo studio, pubblicato sulla rivista&nbsp;<strong>Solid Earth</strong>, indica invece che il fenomeno è alimentato dal&nbsp;<strong>riscaldamento</strong>&nbsp;e dalla&nbsp;<strong>pressurizzazione</strong>&nbsp;di un&nbsp;<strong>acquifero intermedio</strong>, una sorta di serbatoio di&nbsp;<strong>fluidi termali</strong>&nbsp;situato a una profondità tra 2.7 e 4.0 chilometri. Questo processo, a sua volta controllato dal degassamento magmatico, sarebbe la causa principale dei&nbsp;<strong>terremoti</strong>&nbsp;e del&nbsp;<strong>sollevamento del suolo</strong>&nbsp;nell&#8217;area.</p>



<p>Gli scienziati avvertono che, finché questo&nbsp;<strong>acquifero</strong>&nbsp;rimarrà sotto pressione, potrebbero verificarsi&nbsp;<strong>esplosioni idrotermali o freatiche</strong>. Tali eventi, già accaduti in passato alla&nbsp;<strong>Solfatara</strong>, potrebbero innescare&nbsp;<strong>colate di fango bollente e detriti</strong>&nbsp;dirette verso la costa. La ricerca, che ha elaborato un modello concettuale del sistema della Solfatara, fornisce nuovi elementi cruciali per il&nbsp;<strong>monitoraggio</strong>&nbsp;e la comprensione degli scenari futuri.</p>



<p>Lo studio si inserisce nel contesto dei recenti eventi sismici, come lo&nbsp;<strong>sciame sismico</strong>&nbsp;del&nbsp;<strong>31 agosto-1 settembre</strong>&nbsp;che ha registrato una scossa di magnitudo 4.0. Durante questo episodio, è stato osservato un temporaneo abbassamento del suolo di circa 2 cm, sebbene il trend sia poi tornato al&nbsp;<strong>sollevamento</strong>. Questa ricerca, frutto della collaborazione tra diversi istituti, aggiunge un tassello fondamentale alla complessa dinamica dei&nbsp;<strong>Campi Flegrei</strong>, affiancandosi ad altri studi che stanno utilizzando, ad esempio, l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>&nbsp;per approfondire la comprensione del fenomeno.</p>
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		<item>
		<title>Campi Ferrei, 84 terremoti fanno tremare la zona: &#8220;Continua il sollevamento del suolo&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/08/05/campi-ferrei-84-terremoti-fanno-tremare-la-zona-continua-il-sollevamento-del-suolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 13:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultima settimana di luglio 2025, dal 28 luglio al 3 agosto, la zona dei&#160;Campi Flegrei&#160;è stata interessata da un&#8217;attività sismica significativa, con la localizzazione di&#160;84 terremoti. Lo riporta l&#8217;Osservatorio Vesuviano dell&#8217;INGV. La magnitudo massima registrata è stata di 2.4. Il fenomeno del&#160;sollevamento del suolo&#160;continua a essere un elemento chiave, con un aumento medio mensile di [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell&#8217;ultima settimana di luglio 2025, dal 28 luglio al 3 agosto, la zona dei&nbsp;<strong>Campi Flegrei</strong>&nbsp;è stata interessata da un&#8217;attività sismica significativa, con la localizzazione di&nbsp;<strong>84 terremoti</strong>. Lo riporta l&#8217;Osservatorio Vesuviano dell&#8217;INGV. La magnitudo massima registrata è stata di 2.4.</p>



<p>Il fenomeno del&nbsp;<strong>sollevamento del suolo</strong>&nbsp;continua a essere un elemento chiave, con un aumento medio mensile di circa&nbsp;<strong>15 millimetri</strong>. L&#8217;Osservatorio ha inoltre confermato che i&nbsp;<strong>parametri geochimici</strong>&nbsp;monitorati non hanno subito variazioni significative rispetto alle tendenze già note di aumento dei flussi e di riscaldamento del sistema idrotermale.</p>



<p>I sensori installati in un&#8217;emissione fumarolica a&nbsp;<strong>Pisciarelli</strong>&nbsp;hanno rilevato una temperatura media di circa&nbsp;<strong>94°C</strong>, valore prossimo al punto di condensazione del fluido. Questo dato, insieme agli altri parametri, continua a essere monitorato attentamente dalle autorità competenti.</p>
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		<item>
		<title>Terremoto ai Campi Flegrei, l&#8217;INGV: &#8220;Ce ne saranno altri, il sollevamento del suolo continua&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/07/19/terremoto-ai-campi-flegrei-lingv-ce-ne-saranno-altri-il-sollevamento-del-suolo-continua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 05:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#160;evento sismico di magnitudo 4.0&#160;ha scosso la zona dei&#160;Campi Flegrei&#160;questa mattina alle 9:14, con epicentro in mare, nell&#8217;area di via Napoli, ad una profondità di circa 2.5 km. Mauro Di Vito, direttore dell&#8217;Osservatorio Vesuviano/INGV, ha sottolineato che l&#8217;evento si inserisce in un&#160;periodo di sollevamento continuo&#160;con caratteristiche costanti, concentrato nell&#8217;area di&#160;massimo sollevamento. Anche la&#160;deformazione del suolo&#160;e [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2025/07/19/terremoto-ai-campi-flegrei-lingv-ce-ne-saranno-altri-il-sollevamento-del-suolo-continua/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Terremoto ai Campi Flegrei, l&#8217;INGV: &#8220;Ce ne saranno altri, il sollevamento del suolo continua&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un&nbsp;<strong>evento sismico di magnitudo 4.0</strong>&nbsp;ha scosso la zona dei&nbsp;<strong>Campi Flegrei</strong>&nbsp;questa mattina alle 9:14, con epicentro in mare, nell&#8217;area di via Napoli, ad una profondità di circa 2.5 km. Mauro Di Vito, direttore dell&#8217;Osservatorio Vesuviano/INGV, ha sottolineato che l&#8217;evento si inserisce in un&nbsp;<strong>periodo di sollevamento continuo</strong>&nbsp;con caratteristiche costanti, concentrato nell&#8217;area di&nbsp;<strong>massimo sollevamento</strong>. Anche la&nbsp;<strong>deformazione del suolo</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>degassamento</strong>proseguono con&nbsp;<strong>velocità e caratteristiche simili</strong>&nbsp;ai mesi precedenti, evidenziando una coerenza della&nbsp;<strong>mappa di massima accelerazione al suolo</strong>&nbsp;con la localizzazione del sisma.</p>



<p>Nonostante il terremoto sia stato&nbsp;<strong>avvertito distintamente</strong>&nbsp;anche a&nbsp;<strong>distanze significative</strong>, comprese le aree del Vesuviano,&nbsp;<strong>non sono state registrate segnalazioni di danni</strong>. Di Vito ha confermato di aver partecipato a riunioni iniziali dove non sono pervenute comunicazioni di danneggiamenti. L&#8217;INGV sta attualmente raccogliendo e analizzando tutti i&nbsp;<strong>parametri registrati dalla rete di monitoraggio</strong>&nbsp;per fornire eventuali&nbsp;<strong>aggiornamenti</strong>&nbsp;futuri sulla situazione.</p>



<p>Francesca Bianco, direttrice del dipartimento Vulcani dell&#8217;INGV, ha ribadito ai microfoni dell&#8217;Agi che l&#8217;evento sismico odierno rappresenta un&#8217;ulteriore&nbsp;<strong>manifestazione dell&#8217;intensificarsi della crisi bradisismica</strong>. Il&nbsp;<strong>motore</strong>&nbsp;di tale fenomeno continua ad essere l&#8217;<strong>accumulo di sforzo sulla crosta terrestre</strong>, causato dal&nbsp;<strong>sollevamento ininterrotto</strong>&nbsp;dell&#8217;area, un processo che prosegue incessantemente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2025/07/19/terremoto-ai-campi-flegrei-lingv-ce-ne-saranno-altri-il-sollevamento-del-suolo-continua/">Terremoto ai Campi Flegrei, l&#8217;INGV: &#8220;Ce ne saranno altri, il sollevamento del suolo continua&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<item>
		<title>Campi Flegrei, Astroni e apertura bocche eruttive: la situazione</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/07/02/campi-flegrei-astroni-e-apertura-bocche-eruttive-la-situazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 17:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La situazione dei Campi Flegrei è stata definita un&#8217;&#8220;emergenza nazionale&#8221; dal presidente dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Fabio Florindo. Durante la sua audizione odierna davanti alla commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, Florindo ha ribadito l&#8217;esistenza di &#8220;scenari di pericolosità e la probabilità di apertura di bocche eruttive&#8221; nell&#8217;area flegrea. Florindo [...]</p>
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<p>La situazione dei <strong>Campi Flegrei</strong> è stata definita un&#8217;<strong>&#8220;emergenza nazionale&#8221;</strong> dal presidente dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), <strong>Fabio Florindo</strong>. Durante la sua audizione odierna davanti alla commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, Florindo ha ribadito l&#8217;esistenza di &#8220;scenari di pericolosità e la probabilità di apertura di bocche eruttive&#8221; nell&#8217;area flegrea.</p>



<p>Florindo ha presentato alla commissione alcune <strong>mappe</strong> che, seppur elaborate con due diversi sistemi, convergono nel delineare il medesimo scenario di rischio. L&#8217;area ritenuta <strong>&#8220;più critica e preoccupante&#8221;</strong> e da tenere costantemente sotto osservazione è quella di <strong>Astroni-Agnano</strong>. Qui, ha spiegato il presidente dell&#8217;INGV, c&#8217;è una <strong>probabilità del 40-50%</strong> che si verifichi l&#8217;apertura di nuove bocche eruttive con conseguente emissione di <strong>flussi piroclastici</strong>.</p>



<p>Nel corso dell&#8217;audizione, Florindo ha ripercorso la storia vulcanica della regione, ricordando che tra i vulcani quiescienti presenti in Italia figurano il <strong>Vesuvio</strong>, la cui ultima eruzione risale al 1944, e i <strong>Campi Flegrei</strong>, che hanno registrato l&#8217;ultima eruzione nel lontano 1538. Le sue parole sottolineano l&#8217;importanza cruciale del monitoraggio costante e della preparazione per un&#8217;area a così alto rischio vulcanico.</p>
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		<title>Campi flegrei, l&#8217;INGV: &#8220;I terremoti aumentano in frequenza e magnitudo. Il rischio di un eruzione imminente non c&#8217;è&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/07/01/campi-flegrei-lingv-i-terremoti-aumentano-in-frequenza-e-magnitudo-il-rischio-di-un-eruzione-imminente-non-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 10:57:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Campi Flegrei continuano a mostrare segnali di attività crescente. Mauro Antonio Di Vito, direttore dell&#8217;Osservatorio Vesuviano, ha confermato &#8220;un aumento della frequenza e della magnitudo dei terremoti e un aumento del degassamento&#8221;. L&#8217;annuncio è stato fatto durante un punto stampa dell&#8217;INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) a seguito della scossa di magnitudo 4.6 [...]</p>
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<p>I <strong>Campi Flegrei</strong> continuano a mostrare segnali di attività crescente. Mauro Antonio Di Vito, direttore dell&#8217;<strong>Osservatorio Vesuviano</strong>, ha confermato &#8220;un aumento della frequenza e della magnitudo dei terremoti e un aumento del degassamento&#8221;. L&#8217;annuncio è stato fatto durante un punto stampa dell&#8217;<strong>INGV</strong> (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) a seguito della <strong>scossa di magnitudo 4.6</strong> avvertita a Napoli nella tarda mattinata di oggi, 30 giugno. Di Vito ha evidenziato come dal 2005 ad oggi le emissioni di anidride carbonica siano arrivate a <strong>5.000 tonnellate al giorno</strong>, un valore altissimo e in progressivo aumento, indicando che &#8220;c&#8217;è un sistema profondo che si sta scaldando e pressurizzando e che è il motore di questo processo&#8221;.</p>



<p>La <strong>deformazione crostale</strong> dell&#8217;area, monitorata dalla rete GNSS, &#8220;continua con lo stesso andamento da aprile, con una velocità che registra il massimo valore al rione Terra&#8221;. I valori massimi dello scuotimento del suolo generato dal sisma sono stati registrati dalle stazioni accelerometriche di rione Terra, Bacoli e Monte Procida, confermando una maggiore intensità in queste zone.</p>



<p>Nonostante l&#8217;intensificazione della dinamica bradisismica, <strong>Francesca Bianco</strong>, direttrice del dipartimento vulcani dell&#8217;INGV, ha rassicurato riguardo a un <strong>rischio di eruzione imminente</strong>, affermando che &#8220;assolutamente non c&#8217;è&#8221;. La direttrice ha spiegato a Rainews24 che non sono presenti elementi ad alta densità e risoluzione che possano far pensare a una risalita magmatica nei primi chilometri della crosta. Ha ribadito: &#8220;non abbiamo movimenti di magma nei primi 4 chilometri della crosta&#8221;, evidenziando come &#8220;il vero cambiamento l&#8217;abbiamo cominciato a osservare intorno al 2022. Abbiamo osservato un incremento di tutti i parametri anomali, cioè le deformazioni che continuano e la sismicità aumenta&#8221;. La scossa odierna, secondo l&#8217;INGV, sarebbe stata in parte attenuata dalla presenza del mare.</p>
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		<title>Campi Flegrei: attività sismica e sollevamento del suolo continuano</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/05/20/campi-flegrei-attivita-sismica-e-sollevamento-del-suolo-continuano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 16:07:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella settimana compresa tra il&#160;12 e il 18 maggio, l&#8217;area dei&#160;Campi Flegrei&#160;è stata interessata da una significativa attività sismica, con la localizzazione di&#160;151 terremoti. La maggior parte di questi eventi tellurici ha registrato una&#160;magnitudo molto bassa. L&#8217;Osservatorio Vesuviano&#160;ha comunicato, tramite una nota ufficiale, che il fenomeno del&#160;sollevamento del suolo&#160;continua a manifestarsi con un ritmo costante. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nella settimana compresa tra il&nbsp;<strong>12 e il 18 maggio</strong>, l&#8217;area dei&nbsp;<strong>Campi Flegrei</strong>&nbsp;è stata interessata da una significativa attività sismica, con la localizzazione di&nbsp;<strong>151 terremoti</strong>. La maggior parte di questi eventi tellurici ha registrato una&nbsp;<strong>magnitudo molto bassa</strong>. L&#8217;<strong>Osservatorio Vesuviano</strong>&nbsp;ha comunicato, tramite una nota ufficiale, che il fenomeno del&nbsp;<strong>sollevamento del suolo</strong>&nbsp;continua a manifestarsi con un ritmo costante.</p>



<p>Secondo i dati forniti dall&#8217;istituto di ricerca, a partire dagli inizi di aprile si è osservato un&nbsp;<strong>sollevamento medio mensile di circa 15 millimetri</strong>. Il&nbsp;<strong>sollevamento totale</strong>&nbsp;registrato presso la stazione di rilevamento del&nbsp;<strong>Rione Terra</strong>&nbsp;ammonta a circa&nbsp;<strong>27.5 centimetri</strong>&nbsp;a partire dal gennaio 2024, evidenziando una tendenza in atto da diversi mesi.</p>



<p>L&#8217;<strong>Ingv</strong>&nbsp;di Napoli ha inoltre precisato che, nella settimana di riferimento, non sono state rilevate&nbsp;<strong>variazioni significative nei parametri geochimici</strong>&nbsp;monitorati. Tuttavia, si conferma il trend di&nbsp;<strong>aumento dei flussi</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>riscaldamento del sistema idrotermale</strong>&nbsp;già osservato precedentemente. In particolare, il sensore di temperatura posizionato in un&#8217;emissione fumarolica nei pressi della fumarola principale dei&nbsp;<strong>Pisciarelli</strong>&nbsp;ha mostrato un&nbsp;<strong>valore medio di circa 97 °C</strong>&nbsp;nell&#8217;ultima settimana.</p>
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		<title>Nuovo studio sui Campi Flegrei: uno strato fragile nella crosta terrestre motore di terremoti e sollevamento</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/05/06/nuovo-studio-sui-campi-flegrei-uno-strato-fragile-nella-crosta-terrestre-motore-di-terremoti-e-sollevamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 11:19:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio condotto dall&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha gettato luce sui meccanismi profondi che innescano l&#8217;inquietante attività sismica e la deformazione del suolo nella caldera dei Campi Flegrei, una delle zone vulcaniche più dinamiche d&#8217;Europa. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica AGU Advances, ha identificato una zona sorprendentemente fragile all&#8217;interno [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un nuovo studio condotto <strong>dall&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</strong> ha gettato luce sui meccanismi profondi che innescano l&#8217;inquietante attività sismica e la deformazione del suolo nella caldera dei Campi Flegrei, una delle zone vulcaniche più dinamiche d&#8217;Europa. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica AGU Advances, ha identificato una zona sorprendentemente fragile all&#8217;interno della crosta terrestre, situata a una profondità compresa tra i 3 e i 4 chilometri sotto l&#8217;area flegrea.</p>



<p>Attraverso un&#8217;analisi approfondita di campioni rocciosi estratti da un pozzo geotermico di circa 3 km e l&#8217;utilizzo di avanzate tecniche di laboratorio e immagini tridimensionali ad alta risoluzione del sottosuolo, i ricercatori hanno potuto &#8220;vedere&#8221; cosa accade nelle viscere del vulcano. Questa indagine, parte del progetto LOVE CF finanziato dall&#8217;INGV e frutto della collaborazione con l&#8217;Università di Grenoble Alpes e l&#8217;Università di Bologna, ha rivelato un&#8217;importante transizione geologica a una profondità di 2.5-2.7 km. In questa zona, gli strati crostali mostrano un significativo indebolimento, diventando più porosi e permeabili del previsto. Questa caratteristica favorisce l&#8217;accumulo di fluidi magmatici provenienti dalle profondità.</p>



<p>Come spiega <strong>Lucia Pappalardo</strong>, ricercatrice INGV e coautrice dello studio, questi fluidi magmatici intrappolati esercitano una pressione crescente, gonfiando il sottosuolo e innescando sia il sollevamento del terreno che l&#8217;attività sismica periodica che preoccupa l&#8217;area. Gianmarco Buono, altro ricercatore INGV coinvolto nello studio, sottolinea come questo strato indebolito non solo agisca da &#8220;trappola&#8221; per i fluidi profondi, ma potrebbe anche influenzare la futura risalita del magma. In caso di piccoli volumi di magma, questo tenderebbe a deviare e arrestarsi in prossimità del contatto tra il substrato rigido sottostante e i tufi sovrastanti, raffreddandosi prima di eruttare (un fenomeno definito &#8220;eruzione abortita&#8221;). Tuttavia, un accumulo più rapido di magma potrebbe impedirne il raffreddamento, permettendogli di superare questa &#8220;zona di stasi&#8221; a 3-4 km di profondità e risalire verso la superficie, come osservato nell&#8217;eruzione del 1538 che diede origine al Monte Nuovo.</p>



<p>Nonostante queste importanti scoperte, i ricercatori precisano che lo studio non ha un impatto diretto sulle previsioni a breve termine. Tuttavia, come sottolinea<strong> Mauro Antonio Di Vito, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano (INGV-OV), </strong>questa ricerca rappresenta un tassello cruciale per comprendere il comportamento complesso del vulcano e migliorare la capacità di monitoraggio. Solo una conoscenza sempre più dettagliata del sistema vulcanico e delle sue dinamiche profonde potrà permettere di anticipare segnali critici e mitigare i rischi per la popolazione. La scoperta di questo strato fragile conferma l&#8217;importanza di proseguire con studi approfonditi e un monitoraggio continuo e multidisciplinare dei Campi Flegrei.</p>
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		<title>Campi Flegrei, Mario Tozzi: &#8220;Rischiamo una distruzione totale. L&#8217;eruzione ci sarà&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2025/03/15/campi-flegrei-mario-tozzi-rischiamo-una-distruzione-totale-leruzione-ci-sara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 15:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mario Tozzi, primo ricercatore del Cnr, geologo, divulgatore in tv con Sapiens, è stato intervistato da Valentina Panetta su Il Messaggero, in merito alle conseguenze dell&#8217;eruzione dei Campi Flegrei. &#8220;Le potenzialità distruttive &#8211; secondo Tozzi &#8211; potrebbero superare di gran lunga quelle di Pompei, dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Se prendiamo come riferimento un&#8217;eruzione [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Mario Tozzi</strong>, primo ricercatore del Cnr, geologo, divulgatore in tv con <em>Sapiens</em>, è stato intervistato da Valentina Panetta su I<em>l Messaggero</em>, in merito alle conseguenze dell&#8217;eruzione dei Campi Flegrei.</p>



<p>&#8220;<strong>Le potenzialità distruttive &#8211; secondo Tozzi &#8211; potrebbero superare di gran lunga quelle di Pompei,</strong> dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Se prendiamo come riferimento un&#8217;eruzione di medio bassa intensità beh, sì potrebbe somigliare a quella di Pompei, ma i Campi Flegrei sono stati in grado di fare eruzioni ben più devastanti e quindi in quel caso non basta il riferimento a Pompei, potrebbero essere molto più distruttive. Nel caso di un&#8217;eruzione veramente catastrofica ci possono essere distruzioni anche a livello di tutta la Campania centrale&#8221;.<br> </p>



<p>&#8220;Gli abitanti non si rendono proprio conto di vivere in un posto pericoloso, sennò non ci sarebbero andati a vivere. Prima di comprare una casa, forse, due domande bisognerebbe farsele. Ci sono due livelli di rischio. Uno è quello per il bradisismo, quindi un rischio sismico, ma che difficilmente supera la magnitudo 5. Con una magnitudo 4,4, non dovrebbe succedere niente, ma proprio niente. Capisco che c&#8217;è gente che sta lì da tanto tempo, perchè<strong> quello che si dovrebbe fare piano piano è pensare di andare a vivere altrove.</strong> Perchè l&#8217;eruzione non sarà oggi, gli esperti stanno escludendo la possibilità che si tratti di fenomeni prodromici a un&#8217;eruzione adesso, ma prima o poi ci sarà. Quindi in quel caso che facciamo?»</p>



<p>Quel tipo di eruzione <strong>scatena delle nubi ardenti</strong>, più correttamente le dovremmo chiamare colate piroclastiche, cioè flussi di una specie di aerosol di polveri, ceneri, lapilli e vapore acqueo e quant&#8217;altro. A temperature elevatissime, 200, 300, 400 gradi che scendono lungo i pendii a velocità di 200 km/h, 250 km/h. Dunque, si tratta di una specie di colata, però quasi impalpabile di ceneri roventi<strong>. Come un aerosol, appunto, che investe ogni cosa, brucia i polmoni </strong>di chi la respira. Non dobbiamo pensare a una colata di lava, sono eruzioni esplosive. Una nube ardente che scivola lungo i pendii in pochissimo tempo, raggiunge posti anche molto lontani. Significa distruzione totale&#8221;.</p>
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