Cronaca

Sangue alla pompa di benzina: imprenditore ucciso, fermato titolare del negozio, ipotesi truffa

Una tranquilla mattinata lungo la trafficata Domiziana a Mondragone si è trasformata in una scena di violenza inaudita. Nella tarda mattinata di ieri, Luigi Magrino, un imprenditore quarantunenne originario di Cellole ma residente a Formia, è stato brutalmente assassinato all’interno di una stazione di servizio Eni. L’uomo, noto negli ambienti economici per i suoi diversificati interessi, tra cui una società di noleggio auto, e con precedenti segnalazioni alle forze dell’ordine, è stato raggiunto da un singolo colpo di pistola mentre si trovava a bordo del suo SUV, sotto gli occhi esterrefatti di automobilisti, passanti e del gestore dell’impianto. Nonostante l’immediato allarme e l’arrivo dei sanitari del 118, per Magrino non c’è stato nulla da fare, il decesso è stato constatato sul posto a causa delle gravi ferite riportate.

L’eco dello sparo ha immediatamente mobilitato i carabinieri del reparto territoriale di Mondragone, guidati dal tenente colonnello Antonio Bandelli, che hanno avviato serrate indagini per fare luce sull’accaduto. Le prime attività investigative hanno portato al fermo di un altro imprenditore locale, Giancarlo Pagliaro, titolare dello storico negozio di arredamenti “Franchino”, situato a poca distanza dalla stazione di servizio teatro dell’omicidio. Pagliaro è stato condotto in caserma e sottoposto a un lungo interrogatorio alla presenza del sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Stefania Pontillo, che coordina le indagini. Al vaglio degli inquirenti c’è la versione fornita dall’indagato, secondo cui avrebbe tentato di disarmare Magrino, la cui pistola avrebbe esploso il colpo fatale.

Mentre gli investigatori cercano di ricostruire con precisione la dinamica dell’omicidio, l’area della stazione di servizio è stata posta sotto sequestro per permettere i rilievi del reparto scientifico dei carabinieri. La salma di Luigi Magrino è stata trasferita all’istituto di medicina legale di Caserta per l’autopsia. Gli inquirenti stanno esplorando a 360 gradi la vita professionale e privata dei due imprenditori, con l’ipotesi di una violenta lite per motivi economici in primo piano. Si cerca di accertare se l’incontro al distributore sia stato casuale o premeditato, elementi che potrebbero emergere dall’analisi delle telecamere di sorveglianza e dalle testimonianze raccolte. Giancarlo Pagliaro, dopo l’interrogatorio, è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere con l’accusa di omicidio volontario, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

redazione

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