Tutti lo chiamavano Padre Angelo. Un nome che ha una doppia valenza per chi indossa l’abito da prete. Non solo per il riferimento ad una delle figure più importanti della religione ma per il comportamento avuto in vita. Le sue azion hanno sempre rispettato l’essere ‘angelo’. Un angelo di quartiere, vicino ai più deboli, alle famiglie ai bambini in difficoltà.
Napoli piange Don Angelo Berselli. Un uomo la cui esistenza è stata segnata da due aspetti: la missione cristiana e la malattia. La prima lo renderà immortale nei cuori e nelle menti dei fedeli che l’hanno conosciuto. La seconda ne ha causato la morte. Don Angelo si è spento a 60 anni in casa sua a via Domenico Fontana. Diventato sacerdote nel 1990, ha mosso i primi passi da prete al Vomero.
Poi per 15 anni è stato parroco ai quartieri Spagnoli, presso la chiesa di Sant’Anna di Palazzo, prima di andare a Forcella. Storica la sua frase provocatoria, rivolta alle istituzioni: “Quando mi chiamano parroco anticamorra, rispondo scherzando: ma quale anticamorra, io sono a favore della camorra, è l’unica cosa che funziona! Perché si prende cura di detenuti e famiglie in difficoltà“.
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