Sono state tante le analisi fatte e che in queste ore si possono leggere sui giornali, sui social o ascoltare in tv. Ovviamente stiamo parlando della partita di Champions League tra il Napoli e il Milan giocata ieri sera allo stadio Diego Armando Maradona. Per i tifosi del Napoli e le loro aspettative europee è finita male: un match iniziato alla grande, con gli azzurri aggressivi e un super Meret, ma finito malissimo. Uno dei classici contropiedi dei rossoneri, già visti contro il Napoli, ha permesso a Giroud di segnare il gol che ha tagliato le gambe ai partenopei (con un fortissimo Leao al quale, però, è stato concesso quello che il Milan non ha concesso a Kvara).
Poi alcune discutibili decisioni arbitrali, come nella gara d’andata, il rigore fallito da Kvara e il gol – arrivato troppo tardi – di Osimhen. Nei complessivi 180 minuti il Milan ha probabilmente meritato la qualificazione. Sicuramente è passata alle semifinali la squadra che tra le due ha giocato peggio: catenaccio di qualità e ripartenze affidate agli ottimi Leao e Diaz. Pioli è stato bravo a imbrigliare gli avversari, Spalletti è stato forse meno pronto a reagire dal punto di vista tattico.
A San Siro se il Napoli avesse vinto, anche in 10, non avrebbe rubato nulla. Ma ieri gli azzurri, al netto del rigore non concesso a Lozano e di quello sbagliato da Kvara (tutti possono commettere errori, la differenza c’è nel quando lo viene commesso lo sbaglio), hanno fatto ben poco e forse non hanno retto psicologicamente. Ed è questo il punto: l’esperienza, la mentalità, la cazzimma. Tre qualità che in queste partite i ragazzi partenopei devono ancora acquisire. Ma è un’ovvietà: chi, a inizio stagione, si sarebbe aspettato tale annata da questa meravigliosa squadra? Quindi, nonostante l’amaro in bocca, bisogna accettare il verdetto del campo, abbandonare le recriminazioni e passare alla fase successiva: correggere gli errori, proseguire con la crescita del club e portare a casa lo scudetto.
In fondo, non è certo colpa del Milan se ad oggi il Napoli ha meno peso in Europa e nei salotti dell’Uefa. È un discorso di storia, di vittorie e di palmares. E non è neanche un discorso di rosa, basta vedere cosa i rossoneri stanno facendo in campionato ogni qual volta Pioli mette in atto il turnover. Quindi stop alle polemiche e continuiamo a sognare a testa alta. La squadra e la città non vedono l’ora di abbracciarsi per festeggiare la vittoria del campionato che manca da oltre 30 anni.
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