Cultura

Jan Fabre, il Maradona dell’arte contemporanea, fa doppio omaggio al culto di San Gennaro

Tu vo’ fa il napoletano. Con Napoli ha un rapporto viscerale, ha chiamato Gennaro un paffutello di 14 mesi, e a settembre si sposerà nel Duomo di Napoli. Jan Fabre, fenomenale artista fiammingo e drammaturgo ha realizzato due installazioni permanenti: una nella Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, a Napoli. Si tratta di Per Eusebia e Il numero 85 (con ali d’angelo) grazie alla donazione dell’artista stesso insieme a Gianfranco D’Amato, Vincenzo Liverino e alla galleria di Laura Trisorio.

L’altra nel Duomo di Napoli, nella Cappella dedicata al Santo Patrono della città, in mezzo a statue di santi e ai quattro quintali d’argento dei cosiddetti Splendori della Cappella del Tesoro di San Gennaro.
Per Eusebia è un mirabile pannello completamente realizzato in un cesellato mosaico di corallo rosso del Mediterraneo, allestito nell’Antisacrestia in cui sono custodite le chiavi che aprono la cassaforte contenente l’ampolla con il sangue di San Gennaro, oggetto di culto e devozione popolare “Per l’artista è un viaggio iniziatico, un innalzamento purificativo, richiamato dalle ali tese verso l’alto”, spiega Riccardo Imperiali di Francavilla, deputato della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro.

L’artista risalendo alle origini di questo culto ha voluto ricordare la pia donna, parente o nutrice del Santo, che per prima ne raccolse il sangue dopo il martirio nel 305 d.C.: un omaggio, come in altre opere di Jan Fabre, a donne che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia collettiva. L’artista smaterializza l’immagine del Santo, che rappresenta in una sintesi poetica di vari oggetti legati al suo culto: la mitra, realizzata con un tripudio di rametti di corallo e circondata da lingue di fuoco, con grandi tessere di corallo che richiamano i 3328 diamanti, 198 smeraldi e 168 rubini che la adornano; nella parte alta del pannello due chiavi, identiche a quelle usate per aprire la cassaforte che custodisce il sangue, si protendono verso le due ampolle realizzate con cornetti rossi, simboli di fertilità e prosperità

Da un vernissage a un finissaggi: Gallerie d’Italia nella sede storica del fu Banco di Napoli ha dedicato a Artemisia Gentileschi una grande mostra monografica in collaborazione con la National Gallery di Londra. L’artista visse a Napoli tra il 1630 e il 1654 e qui morí. Brava, temeraria, ebbe il coraggio di denunciare il suo aguzzino/stupratore, una delle poche donne che emerse nel modo maschile della pittura del ‘600. una donna tragicamente attuale, una femminista ante litteram. Ha preso a calci un mondo di pregiudizi.

Januaria Piromallo

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