La lettera di un tifoso in omaggio a Maradona: “Sei la favola più bella che racconterò”

Di Carmine Ubertone

Caro Diego,

Ho fatto sempre un’immane fatica a parlare di te. Talmente radicato nella mia anima, un qualcosa di così intimo, personale, da non riuscire a elaborare concetti. Vederti essere uno di noi mi ha sempre commosso e oggi, a distanza di due anni, mi piega ancora in due togliendomi il respiro. Non ho avuto la fortuna di ammirarti, un mix di invidia e rimpianto mi accompagneranno per sempre.

In un anonimo e desolato pomeriggio di novembre sei andato via, sei stato un sogno della mia vita. Sin da bambino c’è stato troppo Diego, tanto Diego per non sentire i nodi alla gola e singhiozzare mentre ti scrivo e mi racconto. Il tuo ricordo resterà per sempre nei cuori, nelle menti, negli animi, nelle viscere, nelle pieghe, nelle crepe, della nostra città che tanto hai amato.

Sai Diego, due anni fa non sei andato via solo tu, ma è scomparsa una parte di Napoli, una gran parte di storia, ne ha perso il calcio e probabilmente ne ha perso anche un po’ la speranza.

Oggi, quella maglia per la quale hai lottato con amore e orgoglio, ci sta facendo vivere un sogno: è capolista in Serie A, ma questo lo sai bene. Sono convinto che tu, dall’alto, vegli su quella sfumatura d’azzurro ‘amore’ che hai sempre difeso innanzi ai potenti, negli stadi razzisti d’Italia.

Sei stato per Napoli e i napoletani un vanto, il riscatto sociale, la felicità, l’amore, la rabbia e il sogno: quello che hai fatto è scolpito nei ricordi, quel marmo che brucerà per sempre. La tristezza di questo giorno è inspiegabile, ma sono sicuro che, lassù, ovunque tu sia, starai dribblando anche il tempo, perché sei eterno.

Caro Diego, nessun aggettivo suonerà mai bene accanto a te in questo momento, sarebbe tutto troppo riduttivo. Sappi solo che ti ho amato e ti amerò per sempre: quella folta chioma riccia, quell’aria da scugnizzo, lo stare sempre dalla parte dei più deboli, il 10 sulle spalle. D10S sceso in terra. Ora però è il momento delle lacrime, non saranno mai abbastanza.

Con te se n’è andato via un pezzo enorme del mio cuore. Caro Diego, sei la favola più bella che io racconterò.

Ti amo per sempre.

“Tu nun ‘ossaje che m’he fatto
nu pugno ‘o core e m’he distrutto
e m’he stutato all’intrasatt’
nu suonno ca nun sonn’ cchiù.

Io chesta sera nun ce ‘a faccio
e sti penzier’ c’aggiu scritto te vonn’ dà l’ultimo abbraccio
T”o giuro, nun te scordo cchiù”.

l

Carmine Ubertone

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