All’Istituto di Cultura Meridionale l’avvocato Gennaro Famiglietti, Console Generale Onorario della Bulgaria, presenta di Carla Milesi di Gresy il suo ultimo romanzo. “Perché nella vita ci sono sempre più domande che risposte”, come disse a Peter Gomez davanti alla gremitissima platea. E Carla come nella vita mischia tanti argomenti, tutti rivolti alla ricerca della Identità Vera.
Ne discutano con l’autrice la musicologa Laura Valente, il principe del Foro e senatore Vincenzo Siniscalchi e la scrittrice opinionista Januaria Piromallo. “I soldi hanno solo due cose che non vanno: o sono troppi o troppo pochi”. La citazione del nichilista Bukowski calza a pennello il ritratto tormentato/ esistenziale ( un po’ alla giovane Holden se vogliamo abbondare di parallelismi letterari) di Jack, protagonista non risolto e autodistruttivo, che cerca di dare un senso alla vita.
I titoli di Carla Milesi di Gresy sono sempre domande esistenziali “Come vivevano nell’Ottocento senza tranquillanti?“, il primo romanzo. Adesso “M’impresti la vita?” (Bietti editore). E Carla come nella vita mischia tanti argomenti, tutti rivolti alla ricerca della Identità Vera. Temi complessi e non trattati con leggerezza di scrittura. Misurata. Per lei anche le parole possono troppe o troppo poche.
Jack non ha ideologia, non ha ideali. E’ un privilegiato. E’ uno che ha soldi (ma non si compra la Ferrari), ma soprattutto ha tanto tempo per farsi del male. Qualche vota del bene. Frequenta il bel mondo ma anche le periferie desolate, labirinti di cemento dentro i quali si perde. Si ritrova. Vive d’ossessioni d’amore e di materasso, di dipendenze…fino ad arrivare allo stalking affettivo descritto con quelle gambe dritte in verticale (sono quelle di Arianna) che si sfilano l’ultimo lembo d’indumento, scrive l’autrice.
“Libro coraggioso, che mostra un percorso di crescita trasversale – continua Gomez – in un momento in cui si ha pudore a parlare di ricchezza. Carla ci svela un mondo fatto di soldi piovuti addosso, ma senza complessi. Per Carla i privilegi cosa sono?”. Risponde: “I privilegi possono essere una gabbia, ma ti danno libertà”. Quanto c’è di Carla in Jack? “ La fragilità e la ricerca dell’Assoluto”. Per questo Jack sperimenta altre forme di vita . Ciò che possiede lo possiede. Alla fine quello che conta è il “viaggio”, non il punto d’arrivo. E nella creatività Jack trova il suo riscatto. Un libro cominciato a scrivere vent’anni fa. Un libro che è una scultura (di parole) che si fa, si disfa, e si rifà. Carla nella vita è anche scultrice e designer di opere in cemento ispirate alle sue origini industriali.
Come ricorda Gomez: “Per Bertrand Russell l’arte è pura espressione dello spirito non vincolato al ragionamento”. Finale con un colpo di scena. Ma non lo sveliamo per non spoilerare.
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