“Signora qui non può stare e non può fare le foto“, è stata questa frase rivolta in modo poco educato alla nonna di uno dei bimbi protagonisti della prima comunione a far infuriare i familiari nei confronti della parrocchia.
Siamo in una chiesa che si trova a Napoli, nei pressi del corso Vittorio Emanuele, strada che collega i quartieri Chiaia e Vomero. La povera donna aveva osato scattare una foto al nipotino violando ‘le regole’ imposte dal prete.
La chiesa in questione, infatti, ha previsto per tutte le famiglie che hanno partecipato al rito eucaristico diversi ‘pacchetti foto’ a pagamento. E fin qui nulla di male, poi sarebbe spettato ai singoli genitori decidere se e quale scegliere. Ma il divieto assoluto di scattare fotografie, magari dandone la possibilità in un momento preciso della cerimonia per evitare confusione, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Perché oltre all’obbligo di acquistare le foto scattate dall’operatore della chiesa (l’alternativa sarebbe stata quella di restare senza le immagini della prima comunione dei propri figli), è stato chiesto (o meglio ‘imposto’) un dono, una sorta di offerta / contributo ‘a piacere‘ che le singole famiglie hanno dovuto elargire alla parrocchia. Senza contare un cesto di cibo consegnato durante la funzione (si auspica poi consegnato ai bisognosi).
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