Un 45enne napoletano, Antonino Di Dato, è finito in coma ed è deceduto dopo essere stato aggredito a pugni a Rimini, in un hotel. Un pestaggio a sangue che gli è costato la vita. Pare che la vittima sia stata aggredita violentemente a causa di un debito.
Di Dato ha perso la vita presso l’ospedale Bufalini di Cesena. Secondo quanto riporta il Corriere di Romagna, la spedizione punitiva si sarebbe consumata in un albergo di viale Regina Elena ad opera di quattro persone che la polizia di Stato ha identificato in questi giorni. Il gip Vinicio Cantarini del Tribunale di Rimini ha infatti convalidato il fermo disposto dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli per tre dei quattro uomini accusati dell’omicidio. Si tratta, secondo quanto riportato da Internapoli, di Francesco Cacchiullo, 53 anni di Taranto, Costantino Lomonaco, 35 anni di Messina e Ivan Dumbovic di 42. Un altro complice è tuttora ricercato.
Nonostante il coinvolgimento, anche se in misura ridotta, del 45enne in una inchiesta sulla criminalità organizzata in Riviera, gli investigatori della squadra mobile escluderebbero al momento la pista camorristica.
Il 45enne nel 2019 era stato coinvolto in una grossa operazione dei carabinieri denominata ‘Hammer‘ e coordinata dalla Procura Antimafia di Bologna che aveva portato a 10 arresti per una sorta di nuova Camorra romagnola.
Dieci condanne, di cui sette anche per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. È la sentenza pronunciata a Bologna dal gup Grazia Nart nel processo a carico degli appartenenti a presunti gruppi di camorristi attivi su Rimini e sgominato da un’indagine della Dda coordinata dal pm Marco Forte che a ottobre del 2019 portò, con l’operazione ‘Hammer‘, all’emissione di misure di custodia cautelare.
In particolare le indagini hanno ricostruito lo scontro tra due fazioni criminali per il controllo del territorio, una legata al noto clan napoletano Contini e l’altra alla famiglia Romaniello. In particolare il giudice dell’abbreviato ha condannato a 20 anni Ciro Contini, difeso dall’avvocato Dario Procentese di Napoli e a 12 anni e otto mesi per l’uomo ritenuto suo braccio destro, Antonio Acampa, difeso dall’avvocato Fausto Bruzzese.
Sedici anni poi per Armando Savorra e Cosimo Nicolì, tredici per Fabio Rivieccio, 12 anni e quattro mesi per Pasquale Palumbo, otto anni e quattro mesi per Francesco Capasso, otto anni e otto mesi per Massimiliano Romaniello, nove anni, sei mesi e 20 giorni per Antonino Di Dato, cinque anni e quattro mesi per Giuseppe Ripoli.
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