Marita Ivana Pennacchio, uccisa nel sonno dal marito che poi si è sparato, è ricordata dai vicini di casa, “sempre cortese ed elegante, andava spesso in giro con la sua bicicletta bianca e si dedicava a lavoretti a maglia“. Il marito Bruno Daniele, “più cupo, triste“.
“Ci conosciamo tutti, ma non ci frequentiamo molto, solo i classici saluti quando ci si incontra“, dice un’altra vicina di casa. La coppia era arrivata dieci anni fa nel palazzo signorile di via San Quintino 5, nel centro di Torino, di proprietà della Banca d’Italia.
E in banca aveva lavorato anche l’omicida-suicida. “Non stava bene, è andato in pensione già alla fine degli anni ’80. Era depresso“, racconta il vicino dirimpettaio. Nessuno ha sentito gli spari, a svegliare i vicini della coppia, nel cuore della notte, è stato l’arrivo dei carabinieri.
La coppia aveva 4 figli, con i quali aveva vissuto in precedenza in via Gioberti, sempre nel centro di Torino. Resta, per il momento, il mistero della pistola, regolarmente detenuta. “Non sapevo che avesse un’arma però conoscendo il suo stato di salute la casa mi stupisce“, aggiunge un condomino.
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