“Per quanto mi è stato riferito, Mariano Cannio era una persona tranquilla anzi che godeva della fiducia perché dava un senso di tranquillità. Se sapevano della sua schizofrenia? Assolutamente no“, spiega Domenico De Rosa, legale della famiglia del piccolo Samuele morto venerdì scorso perché caduto dal terzo piano della sua abitazione sita in via Foria.
“La famiglia non aveva alcuna contezza di questi aspetti. Il senso di riservatezza e tranquillità che dimostrava Cannio – prosegue il legale – era un motivo in più per continuare a trattarlo in quel modo, cioè una persona tranquilla a cui affidare le pulizie con la presenza di una signora incinta. Che la persona non stia bene alla famiglia non risultava affatto. La mamma era presente, Samuele non era affidato a Mariano Cannio, il quale svolgeva funzioni puramente di carattere domestico, le pulizie”. Queste le dichiarazioni dell’avvocato rilasciate durante un incontro con la stampa. Com’è noto Mariano Cannio, il domestico della famiglia Gargiulo, è gravemente indiziato per l’omicidio di Samuele.
L’uomo è in cella dal 20 settembre, ma “essendo emerso dagli atti a disposizione il fumus di una infermità psichica, deve disporsi l’assegnazione del detenuto all’apposita sezione speciale dell’istituto per infermi e minorati psichici“. E’ quanto deciso dal gip che ha escluso per l’indagato qualunque altra misura alla luce dell’estrema gravità del fatto commesso. Gli aspetti legati alla salute mentale dell’uomo saranno decisivi per avere un quadro più completo dell’iter processuale.
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