La candidatura per rendere il caffè bene dell’Unesco è stata presentata nel 2019. Lo scorso 31 marzo ci sarebbe dovuta essere la decisione della Commissione nazionale per l’Unesco ma un imprevisto ne ha bloccato l’iter.
Il motivo? L’incapacità da parte del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) di scegliere una delle due candidature presentate. Una è made in Nord e si chiama “Bene immateriale dell’umanità“, a cura dell’omonimo consorzio trevigiano di tutela.
La seconda è tutta nostrana ed è stata focalizzata dalla Regione Campania su elementi come: le torrefazioni centenarie, i locali storici, le abitudini sociali e storiche legate al caffè. Il Ministero ha inviato alla Commissione entrambe le candidature e quest’ultima ha invitato il Governo a presentarne una unitaria per il prossimo anno.
Così, per ora, il caffè è rimasto ‘sospeso‘ ma non nel senso che intendiamo noi a Napoli, ma in un vero e proprio limbo fatto di dossier e burocrazia. Quello del caffè è un mercato molto importante per l’Italia. Un indotto di 3,9 miliardi di euro di fatturato che dà lavoro a oltre 7.000 persone, in più di 800 torrefazioni.
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