I colori, dal giallo al rosso passando per l’arancione (senza considerare il verde iniziale, il bianco di oggi e l’arancio-rosso rinforzati), e le tante ordinanze abbinate ai Dpcm. È passato oltre un anno da quando la pandemia ha stravolto le nostre vite.
Eppure, la percezione dei cittadini (che hanno anche vissuto un cambio di Governo) è che sia cambiato ben poco. Gli italiani, nonostante la maggior parte sia rispettosa delle regole, hanno perso l’entusiasmo e la speranza dei primi mesi.
Erano i tempi del lockdown e delle canzoni dai balconi. Ora, con l’economia in recessione, le scuole chiuse, la socialità paralizzata, la giustizia che va a rallentatore, in tante persone ci sono solo rabbia e disperazione.
Le norme disposte dalle istituzioni, dal governo alle regioni, hanno alimentato molta sfiducia e confusione. L’Italia ha agito secondo un principio molto semplice: non possiamo permetterci un lockdown, quindi andremo avanti ad aperture e chiusure alternate e differenziate per territorio.
Così è nato il criterio dei colori. Persino Vincenzo De Luca, il cui motto è sempre stato, “Chiudere ora tutto per aprire poi per sempre“, si è dovuto arrendere all’evidenza: senza soldi una chiusura totale e centralizzata non è sostenibile.
Eppure, con le misure attualmente in vigore, le attività commerciali possono solo sperare di sopravvivere e tante comunque hanno chiuso. Allo stesso tempo i contagi non diminuiscono e la campagna di vaccinazione non decolla.
Per questo motivo, invece di scaricare la responsabilità sui cittadini (se siete aperti i ristori non vi spettano, ma vallo a spiegare che aprire e chiudere ogni 15 giorni è più un problema che un vantaggio), sarebbe opportuno che enti locali ed esecutivo nazionale se l’assumessero una volta e per tutte.
Nella situazione attuale in cui siamo non esiste provvedimento più efficace di un altro lockdown. Solo così si potranno evitare altri assembramenti e l’aumento dei contagi. Può essere un’opportunità per dare finalmente un’accelerata alla campagna di vaccinazione. Ma c’è un presupposto fondamentale: prevedere dei ristori immediati. E se questo non è possibile, il Governo chiuda tutto e dica la verità agli italiani.
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