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Morte Davide Astori, arriva la perizia sulle cause: “Si sarebbe potuto salvare in un solo modo”

La morte di Davide Astori, ex capitano della Fiorentina scomparso il 4 marzo 2018 in hotel a Udine, non poteva essere evitata. Si conclude così una lunga indagine sulle cause del decesso del 31enne. È una delle conclusioni della perizia disposta dal gup Angelo Antonio Pezzuti per fare luce sulle cause del decesso del calciatore.

Per la morte di Astori è imputato, con il rito abbreviato, il professor Giorgio Galanti, accusato di omicidio colposo. La perizia disposta dal gup, che sarà discussa in aula il prossimo 4 febbraio, ha permesso di stabilire che il capitano della Fiorentina non fu sottoposto all’holter che era invece indicato dalle linee guida Cocis per l’idoneità sportiva. Quest’esame però, con altissime probabilità, non avrebbe comunque messo in evidenza il problema cardiaco che ha condotto alla morte dell’ex calciatore viola.

La perizia confermerebbe le cause della morte individuate dal medico legale. Astori dunque è morto nel sonno per una aritmia ventricolare maligna, provocata dalla grave patologia cardiaca della quale soffriva, ma che non gli era mai diagnosticata. I periti nella loro relazione avrebbero sostenuto che la notte in cui si sentì male, mentre dormiva, solo in una camera d’albergo, l’unica possibilità di salvarlo sarebbe stata quella che gli fosse stato installato in precedenza un defibrillatore. Eventualità quest’ultima impensabile in assenza di una diagnosi. Per la morte di Astori il professor Giorgio Galanti, difeso dall’avvocato Sigfrido Fenyes, è a processo in qualità di direttore sanitario della medicina dello sport dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi. Secondo i consulenti tecnici nominati dal pm, se Astori fosse stato sottoposto a esami più approfonditi, come avrebbero suggerito aritmie rilevate in controlli di routine, sarebbe stato possibile salvargli la vita.

redazione

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