Doveva essere la giornata del gran ritorno a scuola, quella in cui si rivedevano i compagni di classe al termine della pandemia, invece tornare in classe in Campania si è dimostrato un altro fallimento. Un putiferio, una decisione molto ostacolata che ha diviso i genitori di tutta la regione. La muova ordinanza di Vincenzo De Luca in Campania, che ha previsto la riapertura in presenza dal 9 dicembre per la scuola dei servizi educativi dell’infanzia fino alla seconda classe della scuola primaria, sta mostrando le falle del sistema scolastico.
A 10 giorni dalle festività natalizie, e in piena epidemia ed emergenza sanitaria, molte mamme hanno deciso di non mandare i figli in classe. Il rischio salute è alto ed è comprensibile che una madre decida di tutelare il proprio figlio nel momento in cui ha la possibilità di ricorrere ad altre soluzioni e tenerlo a casa ancora per qualche giorno. Quello che non è comprensibile è invece la decisione delle scuole di non agevolare in alcun modo i bambini che non si sono presentati in aula, ma anzi di ostacolare la formazione di questi ultimi.
Le mamme sono sul piede di guerra, non ci stanno a queste decisioni. Sulle famose chat delle scuole girano tantissimi messaggi di indignazione e rabbia nei confronti di presidi e maestre che stanno ostacolando l’apprendimento dei bambini rimasti a casa. E’ stato chiaramente detto a queste madri, colpevoli solo di aver paura e di non voler mettere a rischio la prole per soli 10 giorni di lezione, che non sarà consentito ai loro figli sapere quali lezioni vengono svolte in classe e quali compiti vengono assegnatili non mettere a disposizione la didattica a distanza. E’ quindi una chiara volontà quella di favorire l’arretratezza dell’istruzione e di non dare nessun segnale di comprensione. Ma è giusto farlo in una situazione così d’emergenza che sta già mettendo a dura prova la salute sia fisica che mentale dei più piccoli?
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