L’allarme dell’Iss: uno scarso ricambio dell’aria in casa aiuta la diffusione del virus

Per contenere la diffusione dell’epidemia da virus SARS-CoV-2 è risultato fondamentale garantire un buon livello di igiene e qualità dell’aria indoor degli ambienti per tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori. Infatti, il ricambio d’aria negli ambienti chiusi è assolutamente necessario per evitare il contagio da Coronavirus.

A dirlo è stato l’Istituto Superiore di Sanità: “Negli ambienti domestici abbiamo una scarsa attenzione ai ricambi dell’aria e questo può rappresentare un elemento di criticità per la diffusione delle particelle virali di Sars-Cov-2″, ha sottolineato Gaetano Settimo, del dipartimento Ambiente e Salute, durante la conferenza stampa di presentazione dello stato dell’arte della curva epidemiologica in Italia.

L’allarme dell’Iss: uno scarso ricambio dell’aria in casa aiuta la diffusione del virus

In particolare, in uffici e negozi il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori presenti, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza di addetti e clienti negli ambienti di lavoro. Laddove non sono presenti specifici sistemi di ventilazione, il ricambio di aria deve essere gestito aprendo frequentemente gli infissi ma senza creare condizioni di disagio/discomfort per chi lavora (correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo) e preferibilmente evitando di aprire finestre affacciate a strade o zone trafficate.

Secondo Settimo, è bene “aprire finestre e balconi, almeno 5-10 minuti una volta all’ora, per consentire l’areazione degli spazi chiusi”. Poi ha continuato: “Tutti gli impianti domestici di condizionamento non ricambiano l’aria, ma movimentano l’aria già presente; quindi, se non correttamente gestito attraverso un ricambio con l’apertura delle finestre, ciò può rappresentare un rischio perché c’è una concentrazione di inquinanti chimici oltre alla criticità per la presenza di più soggetti”.

Prevenire il contagio da COVID-19 in negozi e uffici: l’importanza di ventilare

Le parole di Settimo sono state confermate da Gianni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, secondo il quale occorre stare attenti a tutti questi piccoli gesti, in quanto è vero che c’è una tendenza a una lieve diminuzione ma rimane elevato il numero dei decessi. Gli ingressi in terapia intensiva mostrano una certa stabilità poichè la situazione tende a migliorare ma molto lentamente.

Il direttore ha dichiarato: “il numero di positivi che ci sono ancora ogni giorno ci dice che dobbiamo continuare e implementare le misure prese perché appena si allentano le misure la curva risale: è successo dopo l’estate con la riapertura di molte attività e c’è voluto un po’ di tempo per frenare la corsa del virus; se allentassimo le misure in questo momento, con un’incidenza ancora molto elevata, decisamente faremmo un errore”.

Contagio da virus e trasmissione in aria: cosa sappiamo?

Ricercatori dell’Università di Tokyo hanno condotto uno studio utilizzando telecamere ad alta sensibilità e raggi laser. L’esperimento ha permesso di vedere come le goccioline prodotte da uno starnuto rimangono sospese in aria prima di cadere a terra, ma anche come le micro-particelle grandi un millesimo di millimetro – invisibili a occhio umano – restino sospese in aria, senza cadere e senza andar via.

Un rischio, è bene precisarlo, che riguarda essenzialmente luoghi chiusi e confinati dove sono presenti più persone e non c’è un sufficiente aerazione. Secondo gli autori della ricerca, in tali circostanze il rischio di contagio può essere mantenuto sotto controllo soltanto con l’utilizzo di mascherine e avendo cura di rinnovare regolarmente l’aria.

 

Cristina Siciliano

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