Una inaccettabile compressione dei diritti dei penalisti

La misura è colma! Un provvedimento a firma congiunta della Presidenza del Tribunale di Napoli, della Corte di Appello, e dalle rappresentanze degli Avvocati, da martedi 24 novembre c.a. vorrebbe impedire l’accesso al Palazzo di Giustizia agli Avvocati, Magistrati ed altri operatori, laddove non opportunamente prenotati per specifiche attività da svolgersi mezzo mail.

L’attuale organizzazione indicata ha lasciato profondamente sgomenti tutti gli avvocati da sempre impegnati nella tutela dei diritti dei loro assisititi.
Massiamente i penalisti hanno visto, con il provvedimento emanato, una profonda compressione della loro funzione di Garanzia, fatta non solo di attività processualmente scadenzate, ma anche e soprattutto di attività extraprocessuali non annunciabili.

Il diritto alla riservatezza, alla difesa tecnica, alla libera circolazione vengono così profondamente violati dal provvedimento emesso. Immediata è stata la reazione di tutti i professionisti che realmente frequentano le Aule di Giustizia: un documento che sta avendo in queste ore una enorme diffusione (che alleghiamo) – e adesione – da parte di Avvocati di tutte le generazioni ha fortemente destituito l’opertato posto in essere dagli organi di vertice associativo dell’Avvocatura Napoletana.

“Il documento che io stesso ho firmato” afferma l’Avv. Francesco Maria Amodeo, Penalista “il cui primo firmatario è l’Avv. Gaetano Balice (attualmente candidato alla prossime elezioni come Presidente della Camera Penale Napoletana) è la unica e rigorosa risposta alla compressione del costituzionalmente garantito Diritto di Difesa che è attualmente in opera.

La Camera Penale attualemente in carica, che il 16 c.m. aveva concordato con i vertici del Tribunale tali disposizioni, ancora oggi non si rende conto delle pericolosissime implicazioni che le medesime comportano. D’altra parte, solo chi davvero ogni giorno affronta le Aule di Giustizia, nel rispetto delle reciproche funzioni, può realmente comprendere che il proprio accesso al luogo di lavoro non può essere soggetto a vincoli o condizionamenti, del momento in cui il proprio mandato attiene ad attività giudiziarie ed extragiudiziare spesso non altrimenti preventivabili.

Il documento citato, a firma congiunta e redatto dagli indicati candidati, sta raccogliendo un grande consenso tra i penalisti. Ovviamente l’indicata battaglia culturale non si fermerà fino a quando lòe deprecabnili restrizioni all’accesso al Palazzo di Giustizia non verranno revocate dagli organi che le hanno emesse.

redazione

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