Quando viene confezionata una stomia, soprattutto nella fase iniziale, è difficile pensare di poter tornare alla normalità ed essere di nuovo padroni della propria vita. L’adozione di strumenti digitali, come una piattaforma web, può davvero migliorare la vita dei pazienti fornendo risposte e consigli qualificati in ogni momento.
Se tutto questo avviene poi in un periodo di pandemia un’app non solo migliora, ma salva la vita di chi ha la sfortuna di trovarsi in determinati condizioni fisiche. Così, il Pascale fornisce informazioni e cure anche a chi sta a casa, implementando un modello di assistenza di tipo “connected” attraverso un’applicazione. Presentato a inizio anno dal viceministro Sileri, quando il Covid non era ancora entrato nelle nostre vite, prende ufficialmente il via oggi il progetto Sos Stomia.
Premiato durante l’ultima edizione del Forum PA Sanità, e promosso insieme con la Federazione di associazioni di incontinenti e stomizzati, l’app rappresenta uno strumento innovativo per promuovere la salute e il benessere dei pazienti cronici e stomizzati.
La gestione della stomia si presta perfettamente alla modalità di erogazione del servizio poiché, nella maggior parte dei casi, è una condizione che può essere gestita anche da remoto – dice Paolo Delrio, capo Dipartimento Chirurgia Oncologia Addominale dell’Istituto dei tumori di Napoli. Continua dicendo: “Il progetto SOS prevede la predisposizione di una app: in questo modo lo stomaterapista, nel nostro caso Leandro Eto e il chirurgo Bruno Marra, possono interagire con il paziente sia dall’ambulatorio di riferimento sia da altri luoghi, in modalità smart”.
I pazienti, una volta registrati sulla piattaforma, possono così ricevere informazioni e cure anche da casa. La soluzione progettuale ideata non sostituisce l’attuale modello di assistenza, ma lo integra e lo migliora. “Mai progetto fu più utile di questo in tempi di pandemia – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – Grazie alla possibilità di avere a disposizione una consulenza “virtuale, i pazienti possono così evitare di recarsi fisicamente in ospedale: un’opportunità importante soprattutto per i pazienti con disabilità o a mobilità ridotta“.
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