Siamo nel pieno della seconda ondata, ampiamente prevista nei mesi scorsi, e nel marasma burocratico fatto di decreti e ordinanze. Tra ospedali in affanno, personale medico in difficoltà e cittadini stanchi di fare sacrifici (nonché ‘vittime’ della confusione amministrativa causata dal conflitto tra Governo e regioni), in questi giorni è arrivata una buona notizia: la casa farmaceutica Pfizer–BioNTech ha annunciato che il vaccino da loro sperimentato è efficace al 90%.
L’Unione Europea ne ha prenotato 300 milioni di dosi di cui 13 (almeno in una fase iniziale) sono destinate all’Italia. Di tutto questo ne abbiamo parlato con il dottor Paolo Ascierto, luminare delll’Istituto Tumori di Napoli. Il ‘Prof.’, così chiamato affettuosamente dai napoletani, è stato uno dei protagonisti della prima ondata grazie alla sperimentazione del Tocilizumab, il farmaco anti artrite utile per curare la polmonite causata dal coronavirus.
Dottor Ascierto, lei ha espresso un forte ottimismo sulle ultime notizie giunte in merito al vaccino. Allo stesso tempo ha raccomandato cautela rispetto alla sua complessiva efficacia. Può spiegarci a che punto siamo soprattutto per quanto riguarda le tempistiche?
Attualmente in tutto il mondo ci sono più di 52 vaccini che sono studiati sia nelle fasi precoci che nelle fasi più avanzate. 11 vaccini sono nella fase più avanzata di sperimentazione, la cosiddetta fase 3, quella in cui il vaccino viene testato sugli umani e che, in caso di esito positivo, precede la commercializzazione. Alcuni di questi vaccini hanno mostrano un’efficacia anche nel 90%, come quello a RNA di cui abbiamo sentito parlare negli ultimi giorni. Per quanto riguarda la tempistica, questa dipende sia dai risultati che dalla capacità produttiva per renderlo disponibile a tutti. Considerando i dati emergenti dal vaccino a RNA, il primo vaccino potrebbe essere disponibile per inizio anno. Per l’estate ne arriveranno anche altri tra quelli in sperimentazione.
Siamo nel pieno della seconda ondata. La situazione è davvero così preoccupante oppure rispetto a marzo-aprile possiamo stare più tranquilli?
Rispetto alla prima ondata, sono interessate diverse aree Italiane incluso il sud Italia e non solo il nord Italia come era successo in precedenza. Purtroppo, il numero dei soggetti infetti continua a crescere ogni giorno, così come il numero dei sintomatici e il numero dei pazienti nelle unità di degenza e terapia intensiva. Il problema, quindi, è meno concentrato geograficamente, ma più esteso. Diciamo che la diffusione dell’infezione ed il numero dei morti che riprende a crescere da qualche giorno a questa parte non ci lascia tranquilli. Rispetto alla prima ondata abbiamo sicuramente più esperienza, ma se non riprendiamo a seguire le norme anti-covid in maniera sistematica, la situazione potrebbe facilmente precipitare.
Si parla molto del sistema sanitario nazionale e locale, oltre che di scuole e trasporti. Secondo lei è stato fatto tutto il possibile dalle istituzioni per preparare meglio il Paese ad affrontare la seconda ondata (ampiamente prevista) o sono stati commessi degli errori? Nel caso quali?
Affrontare una pandemia è una cosa nuova per tutti. Si è ampiamente discusso di cosa è stato fatto e di quanto si poteva fare ulteriormente. Tuttavia, uno dei problemi è stato che, il rispetto delle semplici regole di distanziamento sociale è venuto meno durante il periodo estivo. Grazie al lockdown eravamo riusciti a portare i livelli di contagio prossimi allo zero. Purtroppo, abbiamo avuto un mese di agosto “scellerato” che attraverso le cosiddette infezioni di ritorno e il mancato contenimento della successiva diffusione, ci ha portato a questa seconda ondata. Spesso le misure adottate sono frutto di compromessi atti a salvaguardare aspetti socio-economici. Tuttavia il compromesso, per definizione, non è la soluzione ottimale al problema.
L’Italia è stata divisa in fasce colorate. Lei agirebbe più in questo modo, differenziando l’azione in modo differente alle varie regioni (e in base ai dati di ciascuna), o preferirebbe provvedimenti di natura nazionale?
Al momento si cerca di gestire la situazione su base locale o regionale al fine di mantenere un minimo di mobilità e cercare di salvaguardare, per quanto possibile, l’economia. Tuttavia, Se la situazione dovesse precipitare, è altamente probabile che il provvedimento sarà su base nazionale.
Al centro delle cronache ci sono anche i comportamenti individuali delle persone. Molti cittadini sono stati irresponsabili o vittime di quello che possiamo definire una sorta di caos normativo causato da decreti e ordinanze?
Come detto prima, la responsabilità civile in questa situazione è di fondamentale importanza. Al di là delle singole ordinanze, il distanziamento sociale è sempre stato richiesto nell’arco di questi mesi. Purtroppo c’è stato un problema non indifferente, dovuta all’errata concezione che il virus si fosse affievolito ed il problema oramai risolto. Complice anche l’errata comunicazione proveniente da parte di qualche personaggio pubblico.
Dottor Ascierto come sta andando la quotidianità negli ospedali? Medici e infermieri quanto sono in affanno? Si sarebbe potuto fare qualcosa per rendere più agevole il vostro lavoro?
I dati regionali e nazionali pubblicati ogni giorno sono molto chiari. Il problema delle degenze in Italia inizia a diventare consistente e preoccupante. Il potenziamento di medici e infermieri nell’arco di questi mesi c’è stato, ma se il problema diventa di dimensioni imponenti sarà difficile reggerne l’urto. Quello che probabilmente manca è frutto anche di decadi di tagli alla sanità e di una effettiva mancanza di specialisti.
Cosa dobbiamo aspettarci in vista del Natale, dovremo rinunciare allo stare insieme in famiglia? In generale quali potrebbero essere gli scenari nei prossimi mesi?
Dipende molto da come evolverà la situazione nelle prossime settimane. Il rispetto delle regole sarà fondamentale. Con il lockdown nazionale ci sono volute circa 4 settimane per l’appiattimento delle curve. Con le misure di mobilità limitata la curva dei contagi potrebbe appiattirsi più lentamente. E’ comunque verosimile che le feste natalizie saranno diverse rispetto a quelle degli altri anni.
Chiudiamo con due appelli: cosa chiederebbe ai cittadini e cosa alle istituzioni
Ai cittadini chiedo un grosso senso di responsabilità; abbiamo capito che mantenere le distanze, utilizzare la mascherina e igienizzarsi bene le mani, si sono rivelate adeguate ed essere ad oggi i mezzi più efficaci di protezione dal virus.
Alle istituzioni si chiedono decisioni rigide e precise volte al bene della comunità, di proseguire a dare sostegno alla sanità italiana e di continuare a effettuare controlli al fine di far rispettare le regole.
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