Il gelo su Scampia. La palestra di Gianni Maddaloni, la Star Judo Club, è stato per anni un simbolo di Scampia, il quartiere della periferia di Napoli famoso per la criminalità organizzata e il degrado. La palestra era, ed è, da anni un’alternativa alla vita criminale dove Gianni cerca di coinvolgere i ragazzi più svantaggiati, provando a dar loro un futuro diverso.
Come sempre accade in Italia, inizialmente, a riflettori e telecamere puntate, le istituzioni hanno concesso fondi, permettendo alla stessa di svolgere la sua attività e di essere un punto di ritrovo, una guida per i giovani di Scampia. E Gianni ha sempre specificato che lui non fa lotta alla camorra, che lui non è un eroe, spetta alle istituzioni quel compito, lui pensa al bene della sua terra, a come renderla migliore.
Tutto questo però ora è a rischio. Gli sponsor se ne sono andati, i debiti sono sempre più elevati come i duemila euro che devono per l’energia elettrica, e a spiegarlo è lo stesso maestro judoka. Infatti, con timbro di voce spento il maestro ha annunciato: “Stamattina ho dovuto dire a sette detenuti che vengono ad allenarsi qui di andare via. E’ stato difficilissimo, mortifica il lavoro nel sociale che facciamo da 15 anni a Scampia”.
“Prima del covid – ha raccontato Maddaloni a Repubblica– avevo 600 persone ad allenarsi qui, grazie alle tariffe per le famiglie, all’ingresso gratis per diversamente abili e anziani. Alla riapertura dopo il lockdown abbiamo lavorato con 150 persone, oltre il 70% aveva rinunciato per paura, ma noi abbiamo speso migliaia di euro per seguire alla lettera tutte le disposizioni del covid, per comprare attrezzature, per sanificare. Stamattina, poi, abbiamo chiuso. Ho in palestra duecento spese per le famiglie delle vele e non le abbiamo potute dare. La Barilla mi manda la pasta, la caritas e altre aziende inviano i beni di prima necessità, ora vorrei almeno il permesso di fare queste distribuzioni“.
Maddaloni ha concluso con un appello: “Il ministro Spadafora venne qui, ci è vicino, oggi gli chiederei di poter fare come le scuole in Campania, aprire almeno ai progetti sportivi per i ragazzi disabili, con piccoli gruppi come primo passo“.
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