“Trattato come un diverso, voglio solo una vita normale”, il commovente appello del piccolo Luigi

Quando si è bambini non si dovrebbe subire alcun male, né tantomeno discriminazioni di nessun genere. Quando si è piccoli bisogna essere educati ad accettare la diversità come punto di forza e di ricchezza di un’intera società.

Ma non sempre è così. Nella pratica ci sono casi dolorosi e difficili. Il protagonista di questa storia, riportata da Il Mattino, è Luigi Imperato – originario di Pimonte (località nel cuore dei Monti Lattari) ma che vive a Montoro (piccola cittadina in provincia di Avellino).

Luigi è affetto da ipertensione polmonare ed insieme alla sua famiglia ha rivolto un appello al Premier Giuseppe Conte e al Ministro Roberto Speranza. “Ho iniziato l’asilo all’età di 4 anni (perché sono ritornato a casa dall’ospedale all’età di 18 mesi ed ero tracheostomizzato) e appena finiti i due anni di scuola materna, mi sono visto catapultare in una realtà surreale per me. Compagni nuovi che sapevano già parlare, scrivere… insomma già scolarizzati e questo perché non mi è stato concesso di fare qualche anno in più di scuola materna che mi sarebbe indubbiamente servito dato che la neuropsichiatra dell’Asl disse che io avrei compiuto 6 anni a breve e per legge avrei dovuto frequentare la 1° elementare.

Ed è qui che è iniziato il calvario mio e dei miei genitori che sono sempre al mio fianco e lottano per me, per non farmi soffrire, per non farmi sentire “diverso”, infatti mia mamma dice che io sono solo un essere speciale. Portavo ancora il pannolino e nessuno voleva cambiarmelo, né le maestre né il personale della scuola e così tutte le mattine mia mamma doveva lasciare il lavoro e venire a scuola per pulirmi su un marmo freddo di una finestra: nascevano continuamente discussioni con i collaboratori scolastici a causa di questa assurda situazione ed io ero sempre triste. Alla fine, solo quando i miei genitori, esausti, hanno comprato un fasciatoio e l’hanno portato a scuola, ecco che si presenta un nuovo problema: nessuno voleva prendersi la responsabilità di pulirmi e cambiarmi.

E allora penso: perché nessuno vuole spendere un po’ di tempo con me? Perché non posso stare in classe con i miei amici? Eppure ho 22 ore di sostegno che mi sono state assegnate. E’ forse per questo che la neuropsichiatra disse a mia madre che lei aveva pienamente adempiuto a tutta la prassi burocratica, ma se a scuola non avrei avuto i miei diritti non sarebbe stata colpa sua! Chiedo aiuto per me e per quelli che verranno dopo di me. Chiedo solo un futuro scolastico decisamente migliore e non circondato da tanta indifferenza. Un futuro senza etichette, senza ostacoli“.

Hanno raccontato i genitori: “Sono bambini fragili che vengono discriminati, crescono già con la consapevolezza di non avere un futuro semplice e brillante. Ecco io combatto ogni giorno per non farglielo pesare: ho annullato la mia vita per questo e non ammetto che per la non umanità e ignoranza vengano distrutti i sogni di un’anima innocente“.

redazione

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