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Locus Iste, il primo romanzo di Jan Lotichius: anime in viaggio alla scoperta di un luogo puro e incontaminato

Una famiglia di anime, che vive,  s’incontrano e si amano nella Polonia della seconda guerra mondiale. Ebrei che vengono perseguitati e che muoiono nelle camere a gas di Auschwitz per poi rinascere nell’Italia del 2000. Anime alla ricerca di Locus Iste, luogo puro, sacro e incontaminato fatto di Dio. Solo uno, il più giovane di tutti, comincia a capire dove deve cercare, e il suo compito diventa aiutare gli altri. Questo è il senso più profondo di Locus Iste, il romanzo di Jan Lotichius edito dal gruppo Albatros Il Filo a gennaio 2020.

Locus Iste, il primo romanzo di Jan Lotichius

L’autore, è  al suo primo libro romanzo,“Ho cominciato a scrivere tardi nella mia vita. Mio padre, morto nel 2015, era scrittore, scriveva in olandese, e spesso mi chiedeva: perché non scrivi un romanzo? E sempre la mia risposta era: perché ho nulla da dire. Nel 2016, dopo la sua morte, evidentemente qualcosa è cambiato dentro di me. Personaggi cominciarono a bussare sulla mia porta. Ho aperto quella porta e mi sono messo a scrivere in ogni momento libero (e i momenti liberi erano pochi)”.

“Durante la stesura ero come in uno stato di trance e le idee mi venivano durante passeggiate, durante meditazioni, o in qualsiasi momento della giornata.- Racconta Jan Lotichius– Ogni personaggio è ancora completamente vivo in me e spero che sarà così anche per i miei lettori. Possono avere delle etichette: due adolescenti, una vedova, uno scapolo, un orfano – e così via. Ma io sono entrato nei loro cuori e ho visto l’individualità unica di ognuno di loro. Ho visto la loro evoluzione. Per me sono esseri umani veri.

La trama

Personaggi che s’intrecciano e relazionano, mescolando i proprio sentimenti e il proprio vissuto. Anime che celano il loro vero Io, dietro maschere difensive. In Locus Iste, il personaggio Andrea nasconde la solitudine e la carenza affettiva nella maschera dell’aggressività, Adam nasconde la delusione e la mancanza di quella genitorialità che tanto anela, nella maschera di difesa, nell’incertezza di una identità sessuale ben definita. Franca,è una donna che agisce per conto dell’Autore. Personaggio e autore allo stesso tempo, si cela dietro la maschera della forza, della perseveranza, nascondendo così i suoi sensi di colpa. Conosce le debolezze e i punti di forza di ogni sua creatura, a metà tra l’essere personaggio e l’essere maschera, finzione, colpevole di essere nata a metà, ossia obbligata e intrappolata in schemi fin dall’infanzia. Il palcoscenico della vita in cui si muovono e agiscono i personaggi non è né verità né finzione, ed è in questo scenario che Jan Lotichius, mette in scena le insoddisfazioni, i drammi e le paure. Agisce con una lucidità tale che abbaglia e scuote i sensi, apre gli animi alla verità che spesso non si riesce a percepire. È un testo importante il suo, chiaro ma di una profondità tale che denota un’attenzione particolare alle sfumature e alle percezioni dei suoi attori.

L’autore

Jan Lotichius nasce nel 1960 ad Amsterdam, dove si laurea in lingua e letteratura italiana. All’età di ventinove anni si trasferisce in Italia, dove prende una seconda laurea, con lode, discutendo la sua testi su Eugenio Montale e la musica con il critico letterario Giuseppe Leonelli presso l’Università Roma Tre, e un diploma di violino presso il conservatorio Niccolò Piccinni di Bari.

“Ho scelto di scrivere il mio libro in italiano, che non è la mia lingua madre … Io sono un emigrato, se vuoi sono uno sradicato … ho adottato l’Italia, oppure l’Italia ha adottato me, ma mai completamente. Ho contrapposto i fortissimi, viscerali legami familiari, caratteristi per la cultura mediterranea, alla realtà eterea di una famiglia di anime, che pure si amano. E ho cercato di aiutare gli orfani nel mio libro a vedere che, sebbene i genitori biologici manchino, loro sono amati. Finché si fissano sulla mancanza di certi legami biologici, sono infelici, ma nel riconoscimento di essere amati da –o attraverso altre persone, troveranno la loro auto realizzazione”.

Dal 2007 vive ad Ananda Assisi, dove si è fatto formare come insegnante di Raja Yoga. Da lì viaggia regolarmente in Italia, in Europa e negli Stati Uniti per tenere conferenze e seminari.

 

redazione

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