Covid alla Sonrisa, guarito Tony D’Auria: “La paura, poi il Paradiso”

È diventato ancora più famoso grazie al reality show ‘Il Boss delle cerimonie’ ambientato alla Sonrisa. Tony D’Auria era però balzato all’onore delle cronache per un’altra notizia. Questa più triste: la positività al coronavirus.

Il contagio era stato scatenato da un focolaio esploso all’interno del castello della famiglia Polese. Una vicenda che è costata la vita a Rita Greco, vedova del ‘Boss’ Don Antonio Polese. Anche la figlia Donna Imma Polese era risultata positiva e poi guarita.

Proprio come D’Auria che ha raccontato a Il Mattino: “Ho fatto una passeggiata in Paradiso e sono tornato, oggi è come se fossi rinato. Mia moglie mi caricò in macchina e mi portò subito a Napoli, quella scelta mi ha salvato la vita, forse se fossi arrivato il giorno dopo non ce l’avrei fatta”.

“Tutti rispettavamo le misure di sicurezza il contagio può essere arrivato da fuori attraverso un ospite che ha dormito in struttura o le decine di turisti che sono sempre arrivati per visitare il Castello. Le persone ci riconoscono e ci vogliono bene, distanziamento e mascherine sempre. Eravamo tutti spaventati che il Covid potesse portarci via persone care. Io dall’ospedale dovevo fare i conti con persone che negavano l’esistenza del Coronavirus, mi scrivevano che non avevo l’infezione. La sofferenza non si cancella e scrivere sciocchezze simili è oltraggioso, non mi stavo divertendo”.

Guarito Tony D’Auria

“Inizialmente ero da solo, sono stati i giorni più difficili. Ricordo i rumori del macchinario che mi faceva respirare, simili ai bip che sentivo nell’auto di servizio quando indossavo la divisa. Anche il rumore era diventato mio amico in ospedale. Don Antonio amava la mia voce e mi invitò a cantare nella sua struttura. La mia passione è diventata così un lavoro che faccio per il prossimo e che mi ha aiutato a rinascere ancora una volta”.

“Mi aspetta la riabilitazione, fisioterapia per i muscoli e per i miei polmoni che durante il Covid si erano riempiti di acqua. La malattia stava attaccando i miei organi vitali. Ho avuto danni anche al cuore e credo che resterò in casa almeno 20 giorni per godermi la mia famiglia e fare gli esercizi di riabilitazione, poi appena starò meglio donerò il mio plasma per la ricerca. Ai sanitari del Cotugno loro va la mia gratitudine immensa per avermi assistito e riportato alla vita”.

“Sono credente e grazie a Dio ed ai medici ho superato tutto perché sapevo che la mia famiglia stava bene. Mia moglie e mia figlia sono state discriminate durante il mio ricovero, addirittura qualcuno non le ha fatte entrare nei negozi. Ora che tutto è finito voglio che la mia esperienza serva al prossimo perché il Covid non venga sottovalutato”.

redazione

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