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Il baby killer invia foto dal carcere, la figlia della vittima: “Sconvolti, lo Stato ci ha abbandonato”

È un lutto che non si può superare facilmente. Una ferita aperta che continua a sanguinare. Un padre strappato così presto alla vita e in modo così violento. Era il 3 marzo 2018 quando Francesco Della Corte fu aggredito e ucciso da tre minorenni.

Ad oggi, nonostante i giovani malviventi siano stati arrestati e si trovino in strutture detentive, i parenti della vittima ancora non possono affermare di aver ottenuto giustizia. Il dolore della figlia Marta Della Corte è più forte che mai.

A scatenare le polemiche le foto inviate da Ciro, il killer oggi 18enne, tramite il dispositivo fornito dal Dipartimento dell’Autorità Penitenziaria (Dap). Cellulari e tablet che dovrebbero servire solo per le comunicazioni con i familiari.

Invece, i detenuti sono stati in grado di comunicare con l’esterno attraverso l’utilizzo dei social e delle chat di messaggistica. Una vicenda che ha dimostrato l’inefficacia dei controlli da parte delle istituzioni. Queste le dichiarazioni di Marta Della Corte rilasciate a La Repubblica.

Le nostre vite sono sconvolte di nuovo. Prima la morte assurda di mio padre, poi lo choc dei permessi premio concessi al suo assassino e ora questo. Le fotografie su whatsapp inviate a una emittente locale. Siamo sbalorditi, inorriditi da questa situazione, è difficile persino trovare le parole. Già è complicato ricostruire i pezzi di una vita distrutta e di una famiglia annientata, dover ricominciare di nuovo è assurdo. E tutto perché chi dovrebbe garantirci la possibilità di riprenderci le nostre vita non lo fa“.

Da una parte lo Stato non ci concede la possibilità di tornare a vivere dopo tanto dolore e dall’altra non segue il percorso che deve fare questo ragazzo. Perché se quel ragazzo non viene seguito, se esce con i permessi premio, potrebbe anche uccidere ancora. Ed è lo Stato che deve garantire l’interesse della collettività. Purtroppo non mi aspetto più nulla. I parenti della vittima è come se non esistessero per lo Stato. Spero che si vada fino in fondo per accertare di chi è la responsabilità di quanto accaduto“.

LA REPLICA DELL’AVVOCATO POMPONIO –

È stato affermato – sottolinea in una nota il legale – che il mio assistito abbia impropriamente utilizzato il tablet messo a disposizione della casa circondariale dove è detenuto per effettuare i colloqui con il proprio nucleo familiare. Nello specifico, atteso che i colloqui tra detenuti e aventi diritto sono stati sospesi a causa dell’emergenza sanitaria in corso, il tradizionale colloquio viene effettuato attraverso una video-chiamata in orario e giorno prestabiliti”.

È stato anche affermato – continua l’avvocato Pomponioche il mio assistito abbia inviato e diffuso dal carcere fotografie e messaggi, audio e di testo, ad una emittente locale, utilizzando impropriamente il mezzo di comunicazione. Ritengo doveroso precisare che giammai il detenuto ha inviato fotografie e/o messaggi ad alcuna emittente televisiva e/o radio o abbia esercitato un indebito uso del tablet e che quanto affermato sarà riscontrato dall’indagine in corso Si sta valutando la possibilità di proporre denuncia-querela per il reato di diffamazione nei confronti delle testate giornalistiche e/o emittenti televisive che hanno diffuso notizie diffamatorie, diffidando all’ulteriore diffusione delle suddette“.

“Il mio cliente ta espletando un percorso ineccepibile grazie al pregevole lavoro che viene svolto dagli assistenti sociali e dalla direttrice. La resipiscenza mostrata dal giovane il quale oltre ad avere redatto una lettera manoscritta di scuse, depositata nel corso dell’udienza innanzi alla Corte di Appello dei Minori di Napoli, ha manifestato, ancora oggi, la volontà di incontrare i familiari della vittima del deprecabile, ingiustificabile e atroce gesto di cui si è reso responsabile”.

redazione

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